Domenica, 24 Ottobre 2021
Regione Campania / Napoli

De Luca senza freni: "Queste zone sono una grande buffonata"

Il presidente della regione Campania come di consueto non le manda a dire: "Ci sono regioni che comunicano il falso. Siamo nelle mani del Padreterno"

Zone rosse, zone arancioni, zone gialle. Nel giorno in cui alcune regioni italiane potrebbero cambiare colore nella classificazione del governo in base alla situazione della curva epidemiologica e della pressione sugli ospedali, arriva un duro j'accuse di Vincenzo De Luca. "La mia opinione è che zone e sottozone siano una grande buffonata", dice il presidente della regione Campania nel corso della consueta diretta Facebook del venerdì per fare il punto della situazione sui contagi. "Abbiamo verificato - aggiunge De Luca - con quanta difficoltà dal ministero della Salute comunicano i dati oggettivi per la classificazione: per una parte ci sono ragioni obiettive per le classificazioni, per altra parte alcune ragioni rinviano semplicemente a ragioni di politica politicante, la sanità non c'entra niente".

"Siamo nelle mani del Padreterno"

Secondo De Luca "il livello dei controlli, tranne forse nella prima giornata, è praticamente uguale a zero. Parlare di zona rossa in queste condizioni veramente fa innervosire, fa indignare. Io ormai mi sono convinto, e lo dico tranquillamente ai miei concittadini, che siamo nelle mani del Padreterno e, per quanto ci riguarda, della regione Campania. Tutto il resto è una valanga di chiacchiere, fumo, ipocrisia e finzioni. Questa non è una zona rossa, non so che cosa sia ma evitiamo perlomeno di prenderci in giro".

Le accuse di De Luca a regioni e governo

"Siamo l'unica regione che ha chiesto un'operazione trasparenza - scandisce il governatore -. Il presidente dell'associazione degli anestesisti ha detto che ci sono regioni d'Italia che danno dati falsi in relazione alle terapie intensive, per far abbassare la percentuale di occupazione, e ci sono regioni che comunicano un numero altissimo di tamponi ma non molecolari per far abbassare le percentuali di positivi. Pensate che il ministero della Salute abbia attivato i nuclei ispettivi per controllare se questo corrisponde al vero oppure no? Non abbiamo nessuna risposta certa".

"I numeri falsi di alcune regioni"

"Se hai trecento ricoverati in terapia intensiva - aggiunge De Luca - e denunci, anziché seicento terapie intensive, mille terapie intensive inesistenti, il tasso di occupazione diminuisce. Secondo il presidente degli anestesisti ci sono regioni che hanno dato numeri falsi. Sui tamponi la regione Campania comunica il vero numero di tamponi molecolari che vengono fatti, siamo sotto i 25mila al giorno, cosa che ovviamente fa aumentare il numero di positivi. Ci sono regioni che comunicano un numero altissimo di tamponi ma non molecolari per far abbassare la percentuale di positivi. Su questo dato, quali sono i tamponi effettuati, molecolari o cosiddetti rapidi che non servono a niente, e sul numero effettivo di terapie intensive e tamponi, non abbiamo dal ministero della Salute nessuna risposta certa. A me pare francamente scandaloso. La regione Campania è impegnata come sempre in un'operazione verità, sia portato tutto alla luce del sole".

Le regioni che cambieranno "colore"

E intanto secondo quanto emerso dai dati della cabina di regia sull'epidemia di coronavirus in Italia, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta dovrebbero passare in zona arancione, Puglia e Sicilia in zona gialla. La Calabria resta in bilico per "inattendibilità" dei dati.  La decisione finale sulla classificazione sarà poi politica, condivisa con Comitato tecnico scientifico e regioni. Si attende infatti l'ufficialità da parte del governo.

Secondo l'ultimo report di monitoraggio ministero della Salute-Iss, l'indice di contagio Rt in Italia è sceso a 1,08. È la prima volta da molte settimane che i dati mostrano un calo dell'epidemia ma secondo la cabina di regia tra governo e regioni "l’incidenza rimane tuttavia ancora troppo elevata per permettere una gestione sostenibile". È pertanto probabile che si passi ora a valutare zone rosse sub-regionali. Sono dieci le regioni o province autonome a rischio alto. Eccole:

  • Abruzzo
  • Calabria (non valutabile)
  • Campania
  • Emilia Romagna
  • Friuli Venezia Giulia
  • Lombardia
  • Pa Bolzano
  • Puglia
  • Sardegna
  • Toscana

La Calabria "è considerata a rischio alto a titolo precauzionale - si precisa - in quanto non valutabile in modo attendibile per completezza del dato di sorveglianza insufficiente al momento della valutazione anche per la stima dell'Rt". Fra le 10 regioni, "9 sono state classificate a rischio alto o equiparate a rischio alto per 3 o più settimane consecutive", e "questo prevede specifiche misure da adottare a livello provinciale e regionale in base al documento 'Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale' trasmesso con circolare del Ministero della Salute del 12 ottobre".

In basso i valori dell'indice Rt nelle regioni italiane stando alla bozza del report  ministero della Salute-Iss.

  • Abruzzo 1.06
  • Basilicata 1.21
  • Calabria 0.92
  • Campania 1
  • Emilia Romagna 1.07
  • Friuli Venezia Giulia 1.09
  • Lazio 0.88
  • Liguria 0.76
  • Lombardia 1.17
  • Marche 0.93
  • Molise 1.17
  • Piemonte 0.89
  • Provincia autonoma di Bolzano 1
  • Provincia autonoma di Trento 0.81
  • Puglia 0.99
  • Sardegna 0.71
  • Sicilia 1.04
  • Toscana 1.2
  • Umbria 0.74
  • Valle d'Aosta 0.99
  • Veneto 1.2

Cosa cambia tra zona rossa e zone arancione

Il cambiamento più grande consiste nel venire meno del divieto di spostamento all'interno del proprio comune. Nelle regioni in zona arancione, infatti, è possibile spostarsi liberamente e senza autocertificazione sempre nei confini del comune dove si vive e rispettando il coprifuoco, che per le zone arancioni rimane valido dalle 22 alle 5. Anche nelle zone arancioni è invece vietato spostarsi al di fuori del proprio comune e della propria regione salvo che per comprovate necessità e motivi di lavoro, studio e salute.

Rimane consentito, analogamente a quanto accade nelle rosse, andare ad assistere un parente o un amico non autosufficienti senza limiti di orario. Così come è consentito uscire per "raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti anche tra Comuni di aree differenti". Tutti questi spostamenti - si legge nelle Faq del ministero - dovranno in ogni caso avvenire scegliendo il tragitto più breve e nel rispetto di tutte le prescrizioni di tipo sanitario". È consentito (anche se "fortemente sconsigliato") anche spostarsi per accompagnare i propri figli dai nonni.

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Rimangono invece chiusi al pubblico - anche nel caso di passaggio a zona arancione - bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie (ad esclusione delle mense e del catering) che possono continuare ad effettuare esclusivamente servizi d'asporto (fino alle 22) e a domicilio. Permane, di conseguenza, anche il divieto di consumare cibo e bevande nelle adiacenze dei locali. A poter aprire in area arancione sono invece i negozi di tutti i tipi (non più soltanto quelli alimentari), compresi quelli di estetica, e i centri commerciali (che però rimangono chiusi nei giorni festivi e prefestivi).

Per quanto riguarda la scuola, non ci sarebbero cambiamenti per gli istituti superiori e professionali: anche in area arancione è prevista la didattica a distanza al 100%. Rimangono aperte scuole elementari e dell'infanzia. Per quanto riguarda le medie, le lezioni dovrebbero tornare ad essere in presenza anche per gli allievi di seconda e terza. Invariata con la "promozione" a zona arancione la situazione dei trasporti pubblici, sui quali permane il limite di capienza fissato al 50%. Stessa cosa per l'ambito sportivo e culturale: rimangono chiusi teatri, cinema, piscine e palestre.

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