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Martedì, 28 Maggio 2024
La decisione

Niente processo per Conte e Speranza: archiviati gli atti sull'inchiesta Covid

Erano indagati tra l'altro per epidemia colposa. Il Tribunale dei Ministri di Roma ha archiviato la loro posizione

C'è la decisione sull'archiviazione per Conte e Speranza nell'inchiesta Covid

Il Tribunale dei Ministri di Roma ha archiviato la posizione dell'ex premier Giuseppe Conte e degli ex Minsitri Roberto Speranza, Luciana Lamorgese, Lorenzo Guerini, Luigi Di Maio, Roberto Gualtieri e Alfonso Bonafede finiti indagati in seguito alle denunce da parte di associazioni dei familiari delle vittime del Covid, di consumatori e di alcuni sindacati relativamente alla gestione della pandemia. Gli ex rappresentanti dell'esecutivo erano indagati tra l'altro per epidemia colposa e omicidio colposo in seguito alle denunce presentate a partire già dal marzo 2020 in cui si ipotizzavano "le inefficienze e i ritardi del governo nell'adozione delle misure organizzative e restrittive necessarie a fronteggiare l'emergenza Covid".

"Impossibile imputare alcunché ai rappresentanti del governo", dice il Tribunale nel provvedimento in cui si spiega che "in nessun modo l’epidemia può dirsi provocata dai rappresentanti del governo. Il provvedimento di archiviazione riguarda Giuseppe Conte, Roberto Speranza, Luciana Lamorgese, Lorenzo Guerini, Luigi Di Maio, Roberto Gualtieri e Alfonso Bonafede.

Mancherebbero i presupposti per contestare alcun reato, vista l’incertezza complessiva in cui il governo si era trovato ad agire. Pertanto viene ravvisato come sia impossibile accertare una responsabilità penale anche sotto il profilo omissivo: "non è dimostrato infatti che l’adozione di ulteriori misure di contenimento «avrebbero evitato il contagio".

Capitolo chiuso quindi? Per quanto riguarda le accuse di omicidio colposo rivolto dalle vittime del Covid contro le azioni portate dal governo durante la prima fase della pandemia sì, ma per il resto non proprio: oggi si è avuta notizia di un nuovo fascicolo di indagine relativo al mancato aggiornamento di un piano pandemico: il nostro paese non era pronto ad affrontare una pandemia, e ora si dovranno stabilire colpe e responsabilità.

L'Italia aveva aggiornato il suo piano pandemico solo nel 2006 e l'omissione negli anni successivi potrebbe costituire un reato. Questo è chiamata ad accertare la procura di Roma che ha ricevuto dalla procura gli atti dell'inchiesta. A risponderne saranno chiamati gli ex ministri della salute Lorenzin e Grillo, insieme a Roberto Speranza.

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++ Articolo in aggiornamento ++

Bassetti: "Lockdown nel marzo 2020 unica soluzione"

"Credo che a marzo 2020 il lockdown fosse l'unica soluzione possibile, limitando la circolazione delle persone e quindi anche quella del virus. In quel momento fu la soluzione presa dall'Italia, ma dopo anche da tutti gli altri, dalla Spagna alla Francia. Mentre la modalità in cui furono successivamente gestite le chiusure, anche a livello delle aziende, merita un'analisi. Si poteva fare in maniera diversa all'inizio? Probabilmente no, ma dopo sì. Il lockdown è stato troppo lungo, ricordiamoci che a maggio si è deciso di continuare la chiusura delle scuole e questo è stato un errore". Così all'Adnkronos Salute l'infettivologo Matteo Bassetti, primario Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, in occasione del terzo anniversario dell'annuncio del premier Giuseppe Conte del lockdown nazionale con lo slogan 'Io resto a casa'. "Abbiamo visto che il lockdown con il coprifuoco, e poi le zone rosse, quelle gialle e le arancioni, sono state una declinazione della lettura della pandemia che non mi ha visto concorde su come agire", continua Bassetti . "Se sono dell'idea che quel 9 marzo 2020 non potevamo fare altrimenti credo invece che nel prosieguo siamo stati chiusi troppo a lungo. Il lockdown è uno strumento che, per quanto barbaro, era l'unico modo per limitare la circolazione delle persone. Ma la Pasqua fatta tutti in casa o i divieti per Natale: ecco questo si poteva fare diversamente. Quelle terribili due settimane di fine febbraio e inizio marzo portarono ad una decisione presa anche al buio ma - conclude - non c'era una soluzione diversa che quella di dire di restare a casa".

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