Martedì, 22 Giugno 2021
Il nuovo report

Il reale impatto del Covid sulla mortalità in una provincia italiana

L'Istituto provinciale di statistica dell'Alto Adige pubblica un nuovo report aggiornato. Dati certi, perché si analizza il numero di persone cancellate dai registri anagrafici. C'è un chiaro eccesso di mortalità nel 2020: ma quanti sono i decessi attribuibili al coronavirus?

Foto Ansa (repertorio)

Qual è il vero, reale, certificabile impatto del Covid sulla mortalità? C'è un nuovo report che, seppur geograficamente limitato, propone nuove informazioni utili. L'Istituto provinciale di statistica o Astat, acronimo del colloquiale Amt für Statistik, è un ente di ricerca pubblico italiano della provincia di Bolzano periferico dell'Istat. Secondo una nuova pubblicazione degli esperti dell'istituto, nel 2020 sono morte 982 persone in più rispetto al quinquennio precedente (2015-2019). In base a una prima stima il 75% di questi decessi in eccesso è da attribuire alle conseguenze della pandemia che ha colpito il mondo da inizio 2020 in avanti. Il report (che si può liberamente scaricare qui) è elaborato in base alle cancellazioni dai registri anagrafici nel corso del 2020 delle persone decedute.

Mortalità in aumento del 22% rispetto al 2015-2019

Partiamo dalle basi. Il tasso di letalità calcola quante persone sono morte fra quelle con una determinata malattia. Il tasso di mortalità (che è quello al centro di questo report) calcola quante persone sono morte sul totale delle persone esposte, cioè sugli abitanti di una determinata zona (comune, regione, stato).

La pubblicazione cerca di fornire una prima stima dell’impatto della pandemia analizzando il numero di persone cancellate dai registri anagrafici dell’Alto Adige per morte nel corso dell’anno 2020. Le cifre provvisorie potrebbero ancora cambiare leggermente a causa di notifiche successive. Infatti i dati si riferiscono al mese in cui la persona è stata cancellata dal registro anagrafico, che non sempre coincide con il mese di decesso (le persone morte alla fine del mese spesso vengono cancellate solamente all’inizio del mese successivo). Proprio per questo motivo si possono riscontrare piccole discrepanze con altre fonti di dati: ma il senso del discorso non cambia.

Che cosa ne possiamo trarre? Il confronto con il numero medio di decessi del periodo 2015-2019 mostra un chiaro eccesso di mortalità nel 2020: sono morte 982 persone in più rispetto alla media del quinquennio precedente. Nel grafico seguente, oltre alle medie mensili, sono inseriti i valori minimi e massimi del periodo 2015-2019; un intervallo più ampio significa una maggiore fluttuazione del numero di casi, che si verifica soprattutto nei mesi in cui la curva epidemica della sindrome influenzale è più alta. C'è stato un aumento significativo del numero di casi nei mesi di marzo, aprile, novembre e dicembre 2020. Nel mese di aprile - nota l'Astat - l’eccesso di mortalità raggiunge il picco con il 72,9%: siccome questo mese non rientra tra i classici mesi di maggior incidenza della sindrome influenzale, risente particolarmente dell’elevato numero di morti Covid.

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Fonte immagine: Astat

L’analisi dettagliata delle cause di morte ed il confronto delle due ondate saranno effettuati non appena i relativi dati saranno disponibili, specifica Astat. In quel momento, e solo allora, potrà essere considerato anche il cosiddetto effetto età, cioè la struttura per età della popolazione nell'anno di riferimento potrà essere inclusa nei calcoli con un certo livello di precisione.

Il 75% dei decessi in eccesso è da imputare al Covid-19

Se si mettono il relazione il numero di morti Covid-19 in Alto Adige (739) in relazione ai morti in eccesso (982), si ottiene una percentuale di circa il 75% attribuibile alla pandemia.

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Fonte immagine: Astat

La mortalità nelle altre regioni italiane

La prima e la seconda ondata hanno colpito in maniera molto diversa le varie regioni italiane. Lo sappiamo, non da oggi. Un confronto tra le regioni italiane mostra che la prima ondata della pandemia ha colpito soprattutto il nord del paese: il tasso di mortalità in eccesso era del 44,1%, mentre nell’Italia centrale era solo del 4,6% e nell’Italia meridionale del 2,5%.

Poi qualcosa è cambiato dopo l'estate. E' vero che anche la seconda ondata ha colpito maggiormente il nord del paese (37,1%), ma questa volta il centro e il sud Italia seguono con una differenza molto minore (26,2% e 24,3%).

Balza all'occhio (tabella seguente) come, tra le altre, Lazio, Molise, Campania e Sicilia ad esempio siano state sostanzialmente risparmiate in toto dalla prima ondata, mentre nella seconda hanno pagato anch'esse un prezzo salato in termini di aumento di mortalità.

La situazione in Tirolo (Astat ha un occhio di riguardo eun surplus d'attenzione ovviamente per i vicini di casa oltreconfine): secondo i dati provvisori di Statistik Austria sui decessi, in Tirolo si osserva un eccesso di mortalità relativamente basso durante la prima ondata nel periodo febbraio-maggio 2020 del 5,7%, che continua anche nei mesi estivi giugno-settembre (7,3%); la seconda ondata invece causa anche in Tirolo un eccesso di mortalità pronunciato del 38,6% (rispetto agli stessi mesi del periodo 2016- 2019).

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Fonte immagine: Astat

A livello nazionale secondo i dati Istat nel periodo di osservazione dell’epidemia di Covid-19 (febbraio-novembre 2020) si stimano complessivamente circa 84 mila morti in più rispetto alla media del 2015-2019. I decessi di persone positive al Covid-19 registrati dalla Sorveglianza integrata riferiti a questo periodo sono 57.647 (il 69% dell’eccesso totale). 

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