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Giovedì, 29 Settembre 2022

Lavorare meno: l'ingenuo populismo di Conte

Ridurre l'orario di lavoro mantenendo lo stesso salario. È questa la proposta elettorale del Movimento 5 Stelle messa in campo dal capo politico Giuseppe Conte. Fresco dell'aver incassato il sì al listino elettorale compilato con i propri fedelissimi da portare in parlamento, l'ex premier Conte ha iniziato a enunciare il proprio programma, cominciando da una proposta che ha subito guadagnato le prime pagine.

Il tema è quello del lavoro, anzi dell'orario del lavoro e Conte ha spiegato che nella prossima legislatura proporrà la sperimentazione di una riduzione dell'orario lavorativo. Già in passato il leader pentastellato aveva spiegato di voler puntare sull'introduzione della settimana corta, oggi è stato più completo: "Possiamo partire da quattro ore di riduzione sulle 40 settimanali. Ne discuteremo - ha spiegato in una intervista a La Stampa - non va fatto contro le imprese, ma su base volontaria. L'idea è sperimentare questa norma nei settori a più alta componente tecnologica".

Conte riprende alcuni studi in materia ricordando come la prima proposta venga addirittura da Bertinotti. "Non è vero che più si lavora e più si è produttivi, oltre una certa soglia la produttività non migliora affatto, anzi. In Italia ci ritroviamo con una media di ore lavorate all'anno che è la più alta in Europa: noi siamo a circa 1.723 ore l'anno, in Germania a 1.356 e hanno una produttività molto più elevata".

È davvero così? Negli ultimi mesi su Today.it abbiamo cercato di analizzare i problemi del mondo del lavoro in Italia, a partire dal precariato, dalla bassa specializzazione e infima produttività cercando di capire come mai gli stipendi italiani siano così bassi.

Lavorare meno per lavorare tutti è davvero una soluzione? Come ricordava l'economista Mario Seminerio in una recente intervista è molto ingenuo legare il tema della produttività all'orario di lavoro: "La produttività non si legge in base a un ipotetico atteggiamento da scansafatiche: è la somma della dotazione di capitale (computer e strumenti per l’automazione ad esempio) di cui il lavoratore dispone all'interno di un’azienda correttamente organizzata per produrre. L’innovazione tecnologica va a vantaggio dei lavoratori, che però devono avere la formazione per usarla - sottolineava Seminerio -. Una crescita della produttività è dunque cruciale per avere migliori condizioni di lavoro, con stipendi più alti".

Si tratta di un problema quindi decisamente più complesso, che ha molte domande e non semplici risposte. La riduzione dell'orario di lavoro pare invece un falso problema alla luce di una Italia che ha sempre meno lavoratori e sempre più pensionati, ritardi in investimenti in ricerca e sviluppo, e una pubblica amministrazione palla al piede del valore aggiunto del paese.

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