Martedì, 13 Aprile 2021

L'ordinanza di Speranza oggi: la Lombardia, il Piemonte, le Marche e le altre regioni che rischiano la zona arancione e rossa

Il report #41 dell'Iss: tre regioni rischiano la zona arancione e due l'area rossa. Attesa per la decisione del ministro della Salute che entrerà in vigore da lunedì 1 marzo. Il testo provvisorio del decreto ministeriale in vigore dal 6 marzo al 6 aprile è pronto

Nella foto ANSA: il ministro Roberto Speranza

Ci sono due regioni a rischio zona arancione (per una, le Marche, è arrivato già l'annuncio di Acquaroli) e due a rischio zona rossa in attesa del report #41 dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute e dell'ordinanza del ministro Roberto Speranza che oggi definirà i cambi di colore delle regioni e che andrà in vigore non più nel week end, come nelle ultime settimane, ma a partire da lunedì primo marzo. In base alla Cabina di Regia Lombardia, Piemonte e Marche dovrebbero passare in zona arancione mentre Basilicata e Molise sono a rischio zona rossa. Intanto il governo ha promesso nella riunione di ieri alle regioni che oggi avranno la bozza del nuovo Dpcm che il governo Draghi vuole approvare entro il week end che sostituirà quello in vigore fino al 5 marzo (c'è la possibilità che lo firmi già oggi). 

Aggiornamento 27 febbraio 2021: Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia, ha firmato nuove ordinanze che andranno in vigore a partire da lunedì 1 marzo. Passano in area arancione le Regioni Lombardia, Marche e Piemonte e in area rossa le Regioni Basilicata e Molise. La Sardegna passa in area bianca. È in corso il tavolo di confronto tra Ministero della Salute, Iss e Regione Sardegna per definire le modalità attuative del passaggio.

Nuovo Dpcm di Draghi: la bozza del 26 febbraio

L'ordinanza di Speranza oggi: la Lombardia, il Piemonte, le Marche in zona arancione

Aggiornamento ore 17,39: il presidente della Regione Acquaroli annuncia su Facebook che le Marche saranno in zona arancione da lunedì primo marzo. "Mi ha appena comunicato il ministro Speranza che da lunedì la nostra regione sarà in zona arancione. Mi dispiace moltissimo per le restrizioni che condizioneranno la nostra quotidianità e tutte le attività, ma mi preme raccomandarvi la massima attenzione. Sapete quanto in altre occasioni mi sono battuto per chiedere di consentire lo svolgimento di attività personali ed economiche, ma in questo momento abbiamo il dovere di fermare il prima possibile questa fase di recrudescenza del virus a tutela della salute e della sicurezza di tutti i cittadini marchigiani". Intanto il bollettino sul coronavirus sancisce che i casi sono in aumento a + 0.499, 253 decessi e 325.404 tamponi. Sono 2.194 i pazienti ricoverati in terapia intensiva in Italia, con un aumento di 26 unità rispetto a ieri. Gli ingressi giornalieri in rianimazione sono stati 188. Nei reparti ordinari sono invece ricoverate 18.292 persone, 35 in più di ieri. L'Umbria sarebbe confermata in fascia 'arancione' per il rischio Covid. È quanto emerge da alcune indiscrezioni citate dall'Ansa. Secondo le ultime indiscrezioni l'ordinanza del ministro Speranza prevede che Piemonte, Lombardia e Marche da lunedì siano arancioni mentre Basilicata e Molise vanno verso il rosso. La Liguria rimane in zona gialla.

Il Report #41 con il monitoraggio della Fase 2 dice che "L’epidemia dopo un iniziale lento peggioramento, entra questa settimana nuovamente in una fase in cui si osserva una chiara accelerazione nell’aumento dell’incidenza nazionale. Si conferma per la quarta settimana consecutiva un peggioramento nel livello generale del rischio. Aumenta il numero di Regioni/PPAA classificate a rischio alto (da una a cinque: Abruzzo, Lombardia, Marche, Piemonte, Umbria) mentre diminuisce il numero di quelle classificate a rischio moderato o basso. Alla luce dell’aumentata circolazione di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità e del chiaro trend in aumento dell’incidenza su tutto il territorio italiano, sono necessarie ulteriori urgenti misure di mitigazione sul territorio nazionale e puntuali interventi di mitigazione/contenimento nelle aree a maggiore diffusione per evitare un rapido sovraccarico dei servizi sanitari". Per punti:

  • Nel periodo 03 – 16 febbraio 2021, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,99 (range 0,93– 1,03), stabile rispetto alla settimana precedente e con un limite superiore che supera l’uno.
  • Si conferma per la quarta settimana consecutiva un peggioramento nel livello generale del rischio. Aumenta il numero di Regioni classificate a rischio alto mentre diminuisce il numero di Regioni/PPAA classificate a rischio moderato o basso. Nel complesso sono 15 le regioni a rischio alto e moderato rispetto alle 13 la scorsa settimana.
  • Si ribadisce, alla luce dell’aumentata circolazione di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità e del chiaro trend in aumento dell’incidenza su tutto il territorio italiano di innalzare le misure di mitigazione per raggiungere una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e della mobilità.
  • È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine. Si ribadisce la necessità di rispettare le misure raccomandate dalle autorità sanitarie compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi.

Aggiornamento: Lombardia, Piemonte e Marche da zona arancione, due in zona rossa: l'ordinanza di Speranza oggi

Aggiornamento: In base al monitoraggio della Cabina di Regia la Lombardia, il Piemonte e le Marche dovrebbero passare in arancione. Non è l'Rt a farle spostare di zona, perché resta sotto 1 ma il rischio, per tutte e tre alto. Inoltre la Basilicata ha dati da rosso. Poi c'è il Molise che avrebbe chiesto di essere inserito nella zona con le massime restrizioni. L'Adnkronos Salute lo scrive dopo la fine della riunione della cabina di regia sull'aggiornamento settimanale dell'andamento epidemiologico. Il Molise ha chiesto di poter andare in zona rossa, vista la situazione di crescita dei casi. Si tratta ancora di indicazioni preliminari: la parola finale come sempre al ministro Roberto Speranza che in giornata dovrebbe emettere le relative ordinanze. Anche l'agenzia di stampa Ansa scrive che Lombardia, Piemonte e Marche potrebbero passare dal giallo all'arancione mentre la Basilicata potrebbe passare in rosso secondo i dati esaminati dalla cabina di regia che confluiranno nel monitoraggio che sarà presentato oggi. Questo è l'indice di contagio Rt puntuale nelle regioni italiane: 

  • Abruzzo 1.13;
  • Basilicata 1.51;
  • Calabria 1.01;
  • Campania 1.04;
  • Emilia-Romagna 1.1;
  • Friuli-Venezia Giulia 0.83;
  • Lazio 0.94;
  • Liguria 0.94;
  • Lombardia 0.82;
  • Marche 0.98;
  • Molise 1.11;
  • Piemonte 1.02;
  • Provincia Autonomia di Bolzano 0.92;
  • Provincia Autonomia di Trento 1.07;
  • Puglia 0.95;
  • Sardegna 0.68;
  • Sicilia 0.71;
  • Toscana 1.19;
  • Umbria 1.07;
  • Valle d'Aosta 0.94;
  • Veneto 0.97. 

La bozza del report #41 sull'emergenza coronavirus, ovvero il monitoraggio settimanale dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute, riporta intanto che ci sono cinque regioni classificate a rischio alto: Abruzzo, Lombardia, Marche, Piemonte, Umbria mentre diminuisce il numero di quelle classificate a rischio moderato o basso. Si conferma per la quarta settimana consecutiva un peggioramento nel livello generale del rischio. L'indice di contagio Rt, al contrario delle previsioni, si conferma invece stabile a 0,99.  In alcune regioni il numero assoluto dei ricoverati in area critica ed il relativo impatto, uniti all'incidenza "impongono comunque misure restrittive". 

Il report #41 dell'Iss con i dati della Cabina di Regia in pdf

I dati della Cambina di Regia per il report #41 dell'Iss

C'è anche una novità sulla zona bianca: per la terza settimana consecutiva la Sardegna ha numeri da "fascia bianca" e il cambio di colore - primo caso in Italia - potrebbe scattare in automatico. Tre i parametri principali che, sulla base dell'ultima bozza del monitoraggio dell'Istituto superiore di Sanità riferito al periodo 15-21 febbraio, saranno valutati: la soglia dei 50 casi per 100.000 con l'Isola che si ferma a 29,47 (seguita dalla Valle d'Aosta che supera di poco il 49,39), la previsione di uno scenario di tipo 1 e il rischio "basso". La stima dell'indice di trasmissibilità puntuale, Rt, è poi la più bassa d'Italia: 0.68. 

Niente più zone rosse in Umbria confermata in fascia arancione per il rischio Covid, prevede la nuova ordinanza della Regione in vigore da lunedì 1 marzo. Previste comunque alcune misure sia di carattere regionale sia specifiche per la provincia di Perugia (finora sottoposta alle norme più restrittive). L'ordinanza sarà valida sino al 5 marzo in considerazione della scadenza del Dpcm del 14 gennaio e dell'entrata in vigore del nuovo cui l'ordinanza dovrà essere allineata. 

"Si osserva una chiara accelerazione nell'aumento dell'incidenza a livello nazionale rispetto alla settimana precedente (145,16 per 100.000 abitanti dal 15 al 21 febbraio 2021 vs 135,46 per 100.000 abitanti dall'8 al 14 febbraio, dati flusso Iss)", rilevano Istituto superiore di sanità (Iss) e ministero della Salute, nella bozza del report settimanale sull'andamento dell'epidemia di Covid-19 in Italia. "L'incidenza nazionale nella settimana di monitoraggio, quindi - sottolineano gli autori - si allontana da livelli (50 per 100.000) che permetterebbero il completo ripristino sull'intero territorio nazionale dell'identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti". In particolare, "l'incidenza settimanale supera la soglia di 250 casi per 100.000 abitanti in due Province autonome: Pa di Bolzano (539,01 per 100.000 abitanti) e Pa di Trento (309,12 per 100.000 abitanti). Quattro Regioni (Abruzzo, Emilia Romagna, Molise e Umbria) hanno una incidenza maggiore di 200 casi per 100.000 abitanti.

"L'epidemia dopo un iniziale lento peggioramento, entra questa settimana nuovamente in una fase in cui si osserva una chiara accelerazione nell'aumento dell'incidenza nazionale", si legge nella bozza del report settimanale di monitoraggio della Cabina di Regia ministero della Salute-Iss. "Alla luce dell'aumentata circolazione di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità e del chiaro trend in aumento dell'incidenza su tutto il territorio italiano - si sottolinea nel rapporto - sono necessarie ulteriori urgenti misure di mitigazione sul territorio nazionale e puntuali interventi di mitigazione/contenimento nelle aree a maggiore diffusione per evitare un rapido sovraccarico dei servizi sanitari".

Le tre regioni a rischio zona arancione e le due regioni verso la zona rossa oggi

"Cinque Regioni (Abruzzo, Lombardia, Marche, Piemonte, Umbria), rispetto alla settimana precedente, hanno un livello di rischio alto secondo il DM del 30 Aprile 2020". E' quanto si legge nella bozza del monitoraggio settimanale di Istituto superiore di sanità (Iss) e ministero della Salute sull'andamento di Covid-19 in Italia. "Si conferma per la quarta settimana consecutiva un peggioramento nel livello generale del rischio - riferiscono gli autori del report - Sono 15 le Regioni/Province autonome con un rischio alto o moderato". Accanto alle 5 a rischio alto, "sono 10 (vs 12 la settimana precedente) le Regioni/Pa con una classificazione di rischio moderato (di cui 5 ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e 6 (vs 8 la settimana precedente) con rischio basso". 

La bozza del report dice che "Dieci Regioni e province autonome hanno un Rt puntuale maggiore di 1 di cui una (Basilicata) ha un Rt con il limite inferiore superiore a 1.25, compatibile con uno scenario di tipo 3. Delle altre nove, cinque hanno un Rt nel limite inferiore compatibile con uno scenario di tipo 2. Le altre Regioni e province autonome hanno un Rt compatibile con uno scenario di tipo uno". E ancora: "L'epidemia dopo un iniziale lento peggioramento, entra questa settimana nuovamente in una fase in cui si osserva una chiara accelerazione nell'aumento dell'incidenza nazionale. Sono necessarie urgenti misure di mitigazione nazionali e puntuali interventi di mitigazione e contenimento nelle aree a maggiore diffusione per evitare un rapido sovraccarico dei servizi sanitari".  L'indicazione del report è precisa: "Alla luce dell'aumentata circolazione di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità e del chiaro trend in aumento dell'incidenza" di Covid-19 "su tutto il territorio italiano, si ribadisce di innalzare le misure di mitigazione per raggiungere una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e della mobilità". 

"È fondamentale - si ribadisce - che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine. Si ribadisce la necessità di rispettare le misure raccomandate dalle autorità sanitarie compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi".

Alle 12,30 l'agenzia di stampa Ansa scriveva che secondo i dati la zona rossa potevano rischiarla Abruzzo e Umbria anche se il primo ha un rischio moderato. Basilicata, Lombardia, Marche e Piemonte che rischiano di entrare in zona arancione. In bilico tra il giallo e l'arancione ci sono invece Friuli Venezia Giulia, Lazio e Puglia. Proprio stamattina su Facebook il presidente dell'Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini aveva annunciato la zona arancione scura per alcune province: "Stiamo affrontando l'inizio della Terza Ondata: non possiamo mollare ora, nel momento in cui stiamo mettendo tutto il nostro impegno per accelerare la campagna vaccinale, indispensabile per battere questo terribile virus". 

"In Italia ci sono zone e regioni con incidenza molto elevata, come in Trentino, Molise e Abruzzo, per la presenza della variante inglese. Anche in Umbria, per la presenza delle varianti inglese e brasiliana. Dobbiamo fare un grosso sforzo per contenere i focolai". Lo ha detto il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, alla conferenza stampa sull'analisi dei dati del monitoraggio settimanale della Cabina di Regia.

L'ordinanza di Speranza oggi: le regioni che rischiano la zona arancione e rossa e la bozza del Dpcm in arrivo 

Ieri il bollettino della Protezione Civile sull'emergenza Coronavirus ha registrato un balzo nei contagi, sfiorando quota 20mila secondo la traiettoria che in breve ci dovrebbe portare alla Terza Ondata a causa della maggiore trasmissibilità della variante inglese di Sars-CoV-2. Una decina di giorni fa un esperto aveva spiegato a Today.it che c'erano due indizi della terza ondata in arrivo, ovvero il 15.20% di dominanza della nuova variante inglese (come confermava uno studio dell'Iss) e i cluster in alcune province. Mancava però l'incremento dei contagi ma da due giorni il bollettino della Protezione Civile certifica una crescita che non è ancora esponenziale ma che rimane comunque vigorosa. Questo porta automaticamente al rischio di un nuovo lockdown. Le terapie intensive continuano a riempirsi ormai da giorni e sono già otto le regioni oltre la soglia critica del 30%. La Lombardia è la regione che contribuisce di più ad ampliare il numero di positivi: con 51.473 tamponi effettuati, ieri si sono registrati 4.243 nuovi positivi, con la città metropolitana di Milano che torna a essere la più colpita con 1.072 casi, 409 dei quali nel Comune di Milano.

Per questo oggi si guarda con grande attenzione al report #41 dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute che, in base ai dati della settimana scorsa, deciderà quali indicazioni dare alla Cabina di Regia Benessere Italia e al ministro Speranza sulle zone arancioni e rosse. Il fisico Roberto Battiston dell'Università di Trento ha detto ieri in un colloquioo con l'agenzia di stampa Ansa che in soli quattro giorni l'indice di contagio Rt è salito a livello nazionale da a 0,91 a 1,02 ed è tornato ai livelli di ottobre: "Una crescita dell'indice Rt di 0.11 in quattro giorni è anomala", ha osservato Battiston: è stata trainata dalle province di Pescara, Chieti, Salerno, Imperia, Brescia, Ancona, Campobasso, Trento, Pistoia, Siena e Perugia. Secondo il fisico "è assolutamente necessario seguire tempestivamente una logica di interventi localizzati per lo più a livello di province". Intanto il tasso di positività è al 4,5% ma il rapporto sui soli tamponi molecolari indica una percentuale del 9,7%. Dopo la Lombardia nell'incremento dei casi ci sono Campania (2.385), Emilia-Romagna (2.090), Piemonte (1.454), Toscana (1.374), Veneto (1.374), Lazio (1.256) e Puglia (1.154). Secondo l'analisi dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) in una settimana sono aumentate da sei a otto le regioni che superano la soglia critica del 30% dei posti letto in terapia intensiva. Sono Umbria (57%), Abruzzo (37%), Friuli Venezia Giulia (33%), Lombardia (33%), Marche (36%), Molise (36%) e le province autonome di Bolzano e Trento, rispettivamente con il 35% e il 39%. 

Il documento dell'Iss sulla variante inglese (Pdf)

In questo quadro, e in attesa del monitoraggio dell'Iss, sono otto le regioni che rischiano oggi il cambio di colore. Una, il Piemonte, sembra ormai destinato ad entrare sicuramente in zona arancione: i dati pre-report ricevuti dagli esperti della Regione indicano che l'indice di contagio Rt è cresciuto e si attesta anche se di poco sopra l'1, sia nel caso dell'Rt puntuale (1.02) che nel caso dell'Rt medio (1.03). La pressione ospedaliera resta stabile, con un lieve incremento nell'occupazione delle terapie intensive (dal 22% al 23%), mentre resta al 33% quella dei posti ordinari. A rischiare il cambio di colore, scrive oggi il Corriere della Sera, sono anche Lazio e Lombardia (in zona arancione) insieme a Puglia (ma l'assessore Lopalco pronostica la zona gialla), Marche e Basilicata. In zona rossa potrebbero finire la Campania e l'Emilia-Romagna. La situazione più difficile è quella della Basilicata perché nella regione aumentano i casi, l'incidenza per centomila abitanti e l'indice di contagio anche se resta sotto la soglia d'allerta la pressione ospedaliere. Ieri nella regione sono stati analizzati 1.245 tamponi molecolari: 128 sono risultati positivi e di questi 120 appartengono a residenti in regione. La task force regionale ha inoltre reso noto che nelle ultime 24 ore è stato registrato un decesso, con il totale delle vittime lucane salito a 358. Sono 90 (tre più di ieri) le persone ricoverate negli ospedali lucani, delle quali cinque (come ieri) in terapia intensiva, due al San Carlo di Potenza e tre al Madonna delle Grazie di Matera.

La bozza del nuovo Dpcm di Draghi, la Terza Ondata e il rischio lockdown

Il Corriere: Emilia-Romagna e Campania zona rossa

Nel Lazio l'indice di contagio Rt è sotto l'1 ma sono state create numerose zone rosse locali e il rischio che la regione finisca in zona arancione è alto. "La Liguria ha un indice Rt a 0,94 quindi confidiamo di tornare in fascia gialla", dice invece il presidente Giovanni Toti mentre in Campania il sindaco Luigi de Magistris non esclude che Napoli possa diventare zona rossa mentre la Regione confida di rimane in arancione. In base all'ordinanza del 19 febbraio le regioni italiane sono:

  • in zona gialla: Calabria, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta, Veneto;  
  • in zona arancione: Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Molise, Toscana, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Umbria;
  • in zona rossa: nessuna Regione;
  • in zona bianca: nessuna Regione

 "Ci sarà un parere favorevole di massima subordinato all'evoluzione della situazione pandemica. Il nostro è quindi un 'sì' ma con molte riserve, aspettando l'andamento epidemiologico da qui al 27 marzo", dice una fonte del Comitato tecnico scientifico (Cts) interpellata dall'agenzia Dire in merito all'ipotesi che cinema e teatri possano riaprire a partire dal prossimo 27 marzo. "C'è un parere favorevole dal punto di vista dei contenuti - prosegue la fonte - cioé sul modello che il ministro Franceschini, per conto dei gestori di cinema e teatri, ha predisposto. Ma noi continuiamo a ribadire il fatto che in questo momento ci sono le chiusure e non le riaperture". Quello presentato è dunque un "buon progetto" che passerà il vaglio del comitato, anche se i tecnici si riservano di dare un via libera definitivo alla riapertura di cinema e teatri "una settimana prima del 27 marzo, se le condizioni lo consentiranno". La fonte fa quindi sapere che il comitato "si sta riunendo su questo proprio a minuti", per cui alcune anticipazioni della stampa sono "come al solito un azzardo", conclude. 

Repubblica sostiene invece che saranno tre le regioni a lasciare la zona gialla: Piemonte, Lombardia e Marche dovrebbero entrare in zona arancione in base all’Rt e al rischio calcolato valutando 21 indicatori. La cabina di regia dell’Istituto superiore di sanità e del ministero dovrebbe sancire oggi il cambiamento. 

I tecnici verificheranno se tra le regioni già in zona arancione qualcuna è da retrocedere in fascia rossa. Umbria, Toscana, Marche, Piemonte e Lombardia hanno creato aree rosse localizzate all’interno delle regioni.

Con questi cambi di fascia resteranno in zona gialla Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Valle d’Aosta, Puglia, Calabria, Basilicata, Lazio e Sicilia. La Sardegna è l’unica ad avere dati da zona bianca: meno di 50 casi per 100mila abitanti e rischio basso da tre settimane consecutive. Ma intanto La Maddalena va in zona rossa proprio a causa della variante inglese. Il rischio - o per meglio dire, il piano alternativo dei governatori per non mandare interi territori in arancione - è anche che intere province possano passare all'arancione scuro con misure ancora più restrittive. Da sabato nelle Marche scatterà la didattica a distanza al 100% nelle superiori fino al 6 marzo. Stop alle lezioni in presenza anche per i ragazzi delle classi seconde e terze medie delle province di Ancona e Macerata. Da sabato anche le provincia di Pistoia e Siena saranno zone rosse. Nel Lazio nuove zone rosse nei Comuni di Colleferro, Carpineto Romano e Torrice (Fr). Scuole chiuse per Covid-19 a Ventimiglia e Sanremo dal 24 febbraio al 5 marzo: il 6 riapriranno. 

Intanto le Regioni avrebbero chiesto, nel corso del vertice con il governo sul nuovo dpcm, un parere del Comitato tecnico scientifico sull'apertura delle scuole alla luce della particolare situazione epidemiologica, legata alla diffusione delle varianti e in particolare della variante inglese. Gli enti locali spingono per la chiusura degli istituti perché ritengono che lla variante inglese si stia diffondendo soprattutto nelle scuole: "A fronte di una possibile terza ondata, dovuta in particolar modo alla maggiore contagiosità delle varianti che sembra colpire in particolare i giovani, abbiamo la necessità di avere dati certi e previsioni d'impatto per concordare un'azione congiunta in settori fondamentali per la vita delle famiglie e delle comunità, come la scuola", ha fatto sapere ancora Bonaccini. Per ora le regole rimangono le stesse: nelle zone arancioni didattica in presenza tra il 50 e il 75% per le superiori, per i più piccoli fino alle medie lezioni in presenza. Dad nelle zone rosse. In alcuni casi i governatori hanno applicato misure più restrittive come ad esempio in Puglia.

L'ordinanza del ministero sulle zone rosse, arancioni e gialle

Ma c'è chi non si nasconde dietro un dito: "Stiamo affrontando l'inizio della terza ondata: non possiamo mollare ora, nel momento in cui stiamo mettendo tutto il nostro impegno per accelerare la campagna vaccinale, indispensabile per battere questo terribile virus", ha scritto Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, in un post sui social ieri sera nell'annunciare la firma, prevista per oggi, della nuova ordinanza che estende a tutti i comuni della Città Metropolitana di Bologna misure ulteriormente restrittive, da zona arancione scura, per arginare i contagi in aumento. Misure già in vigore da ieri in 10 comuni dell'Imolese e nei quattro confinanti del Ravennate. "Nell'area bolognese - sottolinea Bonaccini - nelle ultime settimane i casi positivi stanno crescendo a un tasso quasi tre volte superiore alla media nazionale. Il virus viaggia soprattutto tra giovani e giovanissimi. Anche i ricoveri in ospedale e in terapia intensiva crescono. Dunque, le nuove misure sono indispensabili, soprattutto di fronte a varianti del virus che comportano una diffusione più estesa e più veloce".

Nel frattempo dalle 14 di oggi anche La Maddalena entrerà in zona rossa. Lo ha annunciato nella tarda serata di ieri il sindaco Fabio Lai attraverso la sua pagina Facebook dopo avere ricevuto i dati da Ats e dopo una frenata sulla zona rossa per carenza di informazioni da parte dell'azienda per la tutale della salute (Ats) della Sardegna. Il provvedimento dell'amministrazione, infatti, arriva in seguito ai chiarimenti forniti da Ats per rispondere alle richieste di Lai, che avant'ieri aveva preteso di conoscere i dati sulla diffusione del contagio prima di proclamare il lockdown. Stando a quanto riferisce il sindaco, Ats ha dichiarato a La Maddalena 33 positivi, 10 dei quali con variante inglese, mentre sono 3 i ricoverati. "La zona rossa avrà una durata di 7 giorni prorogabile di altri 7, in base all'andamento della diffusione del contagio", spiega Lai, che stamattina comunicherà ai suoi concittadini quali saranno le nuove limitazioni in vigore da questo pomeriggio. Si tratta del terzo comune isolano che va in lockdown dopo la scoperta di casi di variante inglese, dopo i contagi accertati a Bono e San Teodoro, sempre nel Sassarese. 

Invece prosegue la cavalcata dei contagi in Toscana che per il secondo giorno consecutivo superano quota 1200, ma la conferma della zona arancione dovrebbe essere possibile. Il bollettino giornaliero riporta oggi 1.254 casi di contagio su 23.028 test, con un tasso di positivita' del 5.45% (10,6% sulle prime diagnosi). In leggero calo rispetto a ieri quando i nuovi casi positivi sono stati 1.374 ma oltre la soglia di guardia rispetto ai 7 giorni precedenti, quando i contagi si assestavano mediamente tra gli 850-950. Oggi la cabina di regia a Roma si esprimera' sul colore delle regioni, e quindi anche della Toscana che per la settimana presa in considerazione (1-8 febbraio) ha Rt medio 1.19, di pochi decimali sotto la soglia dell'1.25 che determina il passaggio in zona rossa. "È probabile che complessivamente la Toscana venga confermata in fascia arancione - conferma l'assessore regionale alla salute, Simone Bezzini - fatta eccezione per le due zone rosse provinciali di Siena e Pistoia". 

La bozza del nuovo Dpcm Draghi: Italia chiusa fino a Pasqua

Il Corriere intanto scrive che la linea del governo è chiara: una situazione di altissimo rischio che — questo è stato ribadito nell'incontro con le Regioni — non consente allentamenti. L’ipotesi di aprire i ristoranti nelle Regioni in fascia gialla non sembra essere imminente, ancora chiuse pure palestre e piscine. Il nuovo Dpcm confermerà il divieto di spostamento tra le Regioni fino al 27 marzoenon consentirà di andare nelle seconde case se si trovano in «zona rossa». L’unico spiraglio riguarda i cinema e i teatri. Oggi arriverà il parere del Cts sulla ripresa al 27 marzo che sarà positivo sia pur condizionato all’andamento dell’epidemia. Questo, per punti, il riepilogo delle misure e delle restrizioni contenute nel nuovo Dpcm che prevede l'Italia chiusa fino a Pasqua:

  • stop agli spostamenti tra regioni: il divieto è valido fino al 27 marzo ma potrebbe essere prorogato con un nuovo decreto; rimane consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione così come gli spostamenti motivati da esigenze lavorative, ragioni di salute o situazioni di necessità. Permessa in zona gialla in ambito regionale la visita in una sola abitazione privata, una volta al giorno, fra le 5 del mattino e le 22. Possono spostarsi due persone più i figli minori di 14 anni;
  • seconde case: sarà consentito anche nelle zone rosse ma il permesso sarà valido solo per il nucleo familiare; le ordinanze regionali possono derogare a questo permesso in caso di necessità;
  • palestre e piscine chiuse: consentita invece l'attività motoria individuale all'aperto come la camminata, la bici e la corsa;
  • cinema e teatri chiusi fino ad aprile: si lavora a un protocollo per la riapertura con regole molto rigide;
  • ristoranti chiusi a cena; in zona gialla aperti fino alle 18 e fino alle 22 consentito l'asporto. A domicilio è consentito ad ogni ora. Asporto e domicilio sono consentiti nelle zone arancio e rosse. Eccezione fanno gli autogrill, oltre le 18 in zona gialla, le mense e i ristoranti negli alberghi.

 Il consiglio dei ministri è convocato alle 12 e 30 a palazzo Chigi. All'ordine del giorno tra gli altri punti i decreti legislativi della riforma dello sport in scadenza (attuazione della legge 86/2019) e lo spacchettamento delle deleghe nei nuovi ministeri della Transizione ecologica, della Transizione digitale e del Turismo con portafoglio. Nel corso della riunione sarà preso in esame, fuori sacco, anche il testo del dpcm di contrasto alla pandemia che va in vigore dal 6 marzo sulle misure di contrasto al Covid, trasmesso in giornata alle regioni. ''È essenziale che il nuovo Dpcm chiarisca meglio il ruolo dei diversi livelli istituzionali in materia di contenimento della pandemia'', ha auspicato ieri il presidente della Conferenza degli Enti Locali Stefano Bonaccini. "Il governo sta lavorando intensamente in queste ore sul nuovo provvedimento anti-Covid. Sono naturalmente in costante contatto con Palazzo Chigi e contiamo di farvi avere, nella giornata di domani, con grande anticipo rispetto alla scadenza del 5 marzo, una prima bozza del Dpcm. Per l'esecutivo Draghi è fondamentale il confronto costante con le Regioni e anticipare le decisioni, in modo da lasciare ai cittadini il tempo necessario per poter organizzare la propria vita", ha fatto sapere la neoministra degli Affari Regionali Mariastella Gelmini. "Abbiamo chiesto e stiamo ottenendo che nel prossimo Dpcm venga inserito che per le zone rosse territoriali istituite anche tramite ordinanza regionale, d'intesa con il Ministero della Salute, vengano previsti i ristori nazionali", ha annunciato la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei. Repubblica scrive che il Dpcm che il premier Draghi potrebbe firmare oggi confermerà tutte le restrizioni con l’unica apertura a valutare una possibile riapertura di cinema e teatri il 27 marzo. E di consentire l’apertura dei musei in zona gialla anche nei weekend.

La zona arancione scuro: regole e limitazioni

E da sabato scatterà la zona arancione scuro per Bologna e tutta la sua provincia. Questa decisione comporta, tra le altre, dal 1 marzo, la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, con didattica a distanza per 15 giorni, ad eccezione della scuola dell'infanzia e dei nidi. Sempre da sabato nelle Marche scatterà la didattica a distanza (Dad) al 100% nelle scuole superiori fino al 6 marzo. Stop alle lezioni in presenza anche per i ragazzi delle classi seconde e terze medie delle province di Ancona e Macerata. Le misure fanno seguito all' aggravamento del trend dei contagi a livello regionale, in particolare per i giovani, soprattutto nelle province di Ancona e Macerata. Da sabato anche la provincia di Pistoia sarà zona rossa. Nel Lazio è zona rossa nei Comuni di Colleferro, Carpineto Romano e Torrice (Fr). Scuole chiuse per Covid a Sanremo e Ventimiglia dal 24 febbraio al 5 marzo. "Nelle scuole abbiamo il 33% di casi in aumento in una settimana", ha detto oggi il direttore generale dell'Ats Milano Walter Bergamaschi. Chiuse anche le scuole a Brescia, in zona arancione rafforzato. Chiuse anche le scuole a Campobasso fino al 7 marzo e ancora Dad in provincia di Perugia e nel ternano.

L'ordinanza che porta Bologna in zona arancione scuro prevede scuole di ogni ordine e grado chiuse da lunedì 1 marzo (tranne nidi e materne), visite ai famigliari proibite, stop allo sport anche all'aperto ma negozi e mercati aperti. È il consigliere delegato Daniele Ruscigno, sindaco di Valsamoggia, a sintetizzare i provvedimenti concordati oggi. Dunque scuole chiuse e Dad, come già deciso per Imola, ma resta "consentito andare in presenza agli studenti che frequentano scuole nei comuni in cui queste sono aperte", in pratica solo per chi frequenta istituti fuori dai confini metropolitani. "Resta salva- informa ancora Ruscigno- la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l'uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l'effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, garantendo comunque il collegamento on line con gli alunni della classe che sono in didattica a distanza". Nel momento in cui si è deciso di chiudere le scuole "è stato richiesto urgentemente allo Stato di riattivare la copertura legata alla possibilità di congedo dei genitori obbligati a stare a casa dal lavoro con i minori, attualmente non operativa, condizione che ritengo fondamentale per evitare ulteriori criticità oltre a quelle già presenti in questi provvedimenti". 

Riguardo gli spostamenti, restano consentiti solo per ragioni "di lavoro, salute e comprovate necessita'", anche all'interno dei Comuni. Dunque "vietato fare visite a familiari e agli amici, anche nel proprio Comune, salvo casi di necessità. Vietato recarsi nelle seconde case". Invece "restano consentite le attività economiche, comprese quelle di servizio alla persona, permesse nelle zone arancioni. I datori di lavoro pubblici sono tenuti a limitare la presenza del personale nei luoghi di lavoro per assicurare esclusivamente le attività che ritengono indifferibili e che richiedono necessariamente tale presenza, anche in ragione della gestione dell'emergenza; il personale non in presenza presta la propria attività lavorativa in modalità agile". Insieme ai negozi restano aperti anche i mercati. Stesso discorso per i parchi e i cimiteri. Per quanto riguarda lo sport, invece, sono "sospesi gli eventi e le competizioni organizzati dagli enti di promozione sportiva, così come l'attività sportiva svolta nei centri sportivi all'aperto. Resta consentito lo svolgimento di attività sportiva solo in forma individuale ed esclusivamente all'aperto". È "possibile anche svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, purché nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona e con obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie". 

Chiude anche la cultura. Sono infatti "sospese le mostre e i servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura, ad eccezione delle biblioteche dove i relativi servizi sono offerti su prenotazione e degli archivi, fermo restando il rispetto delle misure di contenimento dell'emergenza epidemica". A determinare queste limitazioni, sottolinea ancora Ruscigno, un "forte aumento di casi positivi nelle fasce di età più giovani, con un picco nel segmento 11-13 anni e negli adulti 74-85 anni oltre a una pressione molto alta sulle strutture ospedaliere dovute a un aumento dei ricoveri con una età media dei nuovi casi vicina alla soglia dei 40 anni". 

La proposta di Draghi: una sola dose di vaccino per tutti

Intanto ieri Mario Draghi durante il Consiglio Europeo ha proposto una sola dose di vaccino per tutti sul modello di quello che hanno fatto la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Repubblica scrive che la monodose per tutti non è quello che per il momento prescrivono i protocolli internazionali, però nel Regno Unito sembra funzionare. E per questo ieri Draghi ne ha parlato proponendo la situazione a Ursula Von der Leyen: la situazione richiede anche qualche mossa coraggiosa, così ritiene, soprattutto se supportata — come ricorda ai presenti — dai recenti studi scientifici. Ma non basta. Siccome l’invito è a procedere "molto, molto più veloci nella campagna di vaccinazione", l’ex presidente della Bce sembra sollecitare la possibilità di valutare insieme se è possibile reperire vaccini anche fuori dal Continente.

Ma l'idea di una sola dose di vaccino per tutti viene bocciata oggi dall'immunologa Antonella Viola a Buongiorno su Sky Tg 24: "Somministrare una sola dose di vaccino "è un gravissimo errore, così come è stato un grave errore quello del Regno Unito. Non possiamo giocare a dadi con la salute delle persone, ci dobbiamo basare sui fatti", ha sostenuto la professoressa dell'Universita' di Padova. "Abbiamo vaccini - ha spiegato - con un'efficacia altissima, che mantengono il titolo anticorpale alto a lungo, pero' devono essere somministrati nel modo giusto. Se abbiamo fretta rischiamo di non proteggere le persone e facilitare la generazione di varianti". "Dobbiamo capire - ha aggiunto - se siamo un Paese che applica una medicina basata sull'evidenza, sui dati, o se siamo un Paese che segue una medicina basata sull'intuito e l'esperienza. L'idea di vaccinare con una sola dose è un'idea intuitiva, ma non è in questo momento supportata da dati scientifici. Non ci sono dati solidi che con questo sistema possiamo davvero proteggere i cittadini non solo dal Sars-cov2 originario, ma anche dalle sue varianti, e non sappiamo per quanto tempo li proteggiamo. Ci sono seri dubbi che dicono che, se noi generiamo un'immunità insufficiente a bloccare la replicazione del virus nella popolazione, possiamo favorire lo sviluppo di varianti", ha concluso.

Aggiornamento ore 11,26: "In base ai nostri calcoli credo che il Lazio restera' zona gialla. L'RT e' a 0,94, con meno posti letto occupati. Ma decidera' sempre il Ministero della Salute". Lo ha detto l'assessore regionale alla Sanità, Alessio D'Amato, in un'intervista con il Messaggero. "Nel Lazio abbiamo 63 casi di varianti, due mutazioni brasiliane, il resto inglesi- ha sottolineato D'Amato- Dobbiamo capire se alcuni ceppi riducono la copertura vaccinale, ma finora lo Spallanzani ci ha rassicurato". Alla domanda sul possibile debutto di micro-zone rosse a Roma, l'assessore ha replicato: "Si', in altre fasi abbiamo gia' delimitato alcuni plessi, alla Garbatella o sulla Casilina. Al momento per fortuna non vedo situazioni cosi' gravi a Roma". 

Aggiornamento 15,41: Se riaprire o chiudere per il virus? "Ce lo dira' il virus questa settimana. Il lockdown totale, se possibile, come tutti, lo vorrei evitare. Pero' bisogna chiedersi: se vogliamo mandare avanti l'economia che prezzo siamo disposti a pagare? Perche' con la variante inglese casi aumentano". Lo dice a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell'Università di Padova. "Quando la variante inglese si impone porta sempre delle chiusure, perché infetta più persone e se non si chiude il sistema non ce la fa. Più i colori vanno verso il chiaro, piu' le persone girano e il virus circola. Questo tiramolla finirà solo quando riusciremo a vaccinare più persone possibili", ha aggiunto il medico a Rai Radio1. Cosa suggerirebbe di fare per rendere più efficiente il criterio con cui stabilire le restrizioni? "Cambierei il parametro, l'RT è preciso ma è retrospettivo, è basato oggi su dati di 7 giorni fa. Serve un parametro più puntale, come quello del numero dei casi giornalieri". Nonostante l'utilizzo delle mascherine, i contagi continuano ad esserci. Quali sono quelle piu' sicure? "Con le mascherine FPP2 è difficilissimo contagiarsi. Quelle di stoffa? Andrebbero eliminate - ha spiegato Crisanti a Un Giorno da Pecora - hanno pochissima efficacia, non fanno nulla". 

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