Lunedì, 12 Aprile 2021

La bozza del nuovo Dpcm di Draghi, la Terza Ondata e il rischio lockdown

Il testo provvisorio del decreto ministeriale, il primo del nuovo premier, sarà oggi distribuito alle Regioni: l'approvazione è attesa per la serata di venerdì 26 febbraio o per il week end. Ma i numeri in crescita dei positivi a causa della variante inglese fanno aumentare la possibilità che sia necessaria una nuova stretta

La bozza del nuovo Dpcm di Mario Draghi sarà inviata oggi alle Regioni e l'approvazione è prevista tra la serata di venerdì 26 febbraio e il week end. Il nuovo decreto ministeriale, il primo firmato dal nuovo premier, conterrà una stretta nelle regole e nuove restrizioni che saranno valide dal 6 marzo fino al 6 aprile mentre per oggi è prevista l'ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che potrebbe cambiare colore da giallo ad arancione e da arancione a rosso ad alcune regioni. Intanto però preoccupano i numeri dei positivi in crescita che sembrano preludere all'arrivo della Terza Ondata a causa della variante inglese del coronavirus e mettono l'Italia a rischio lockdown totale. 

Aggiornamento: la bozza del nuovo Dpcm di Draghi

La bozza del nuovo Dpcm di Draghi è stata inviata alle Regioni e stanno uscendo le prime anticipazioni. Le misure sono confermate a partire dal 6 marzo e fino al 6 aprile, quindi comprendono Pasqua. "Le disposizioni del presente decreto - si legge nel testo - si applicano dalla data del 6 marzo 2021, in sostituzione di quelle del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 gennaio 2021, e sono efficaci fino al 6 aprile 2021", il giorno dopo Pasquetta. In sintesi:

  • Le scuole superiori restano aperte con almeno il 50% in presenza.
  • I musei e i cinema saranno aperti dal 27 marzo ma con prenotazione online.
  • Salta la stagione sciistica: le piste restano chiuse fino al 6 aprile.
  • I bar e i ristoranti restano chiusi dopo le 18.
  • In zona rossa vengono chiusi anche barbieri e parrucchieri. Stop anche a sale giochi, sale scommesse e parchi divertimento. 

Nella bozza si legge: "Sono sospese le attività inerenti servizi alla persona, diverse da quelle individuate nell'allegato 24", tra parentesi però è riportato che dall'"allegato 24 vengono eliminati i servizi dei saloni di barbiere e di parrucchiere". Per i musei il testo recita: ""A far data dal 27 marzo 2021, il sabato e i giorni festivi il servizio è assicurato a condizione che l'ingresso sia stato prenotato on line o telefonicamente con almeno un giorno di anticipo". E ancora: "A decorrere dal 27 marzo 2021, gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all'aperto sono svolti con posti a sedere preassegnati e distanziati e a condizione che sia comunque assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per il personale, sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi".

E a proposito di conviventi, biene cancellata dal bozza del nuovo dpcm la misura - citata nel precedente documento, secondo cui - "con riguardo alle abitazioni private, è fortemente raccomandato di non ricevere persone diverse dai conviventi, salvo che per esigenze lavorative o situazioni di necessità e urgenza". Nella bozza del nuovo provvedimento restano comunque "vietate le feste nei luoghi al chiuso e all'aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose". Resta il coprifuoco: "Dalle ore 22,00 alle ore 5,00 del giorno successivo sono consentiti esclusivamente gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute - si legge nel testo - È in ogni caso fortemente raccomandato, per la restante parte della giornata, di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi". 

Nella bozza del Dpcm inviato alle Regioni il governo conferma l'apertura delle scuole superiori fino a un minimo di 50% in presenza, fino a un massimo del 75%. Ma fonti di governo puntualizzano all'Adnkronos che la questione è in realtà ancora aperta, tanto che è stato chiesto un parere tecnico al Cts per valutare l'impatto delle varianti sul sistema scolastico. Intanto fiere e discoteche restano chiuse anche in zona bianca: "Restano sospesi gli eventi - si legge nella bozza - che implichino assembramenti in spazi chiusi o all'aperto, comprese le manifestazioni fieristiche e i congressi nonché le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all'aperto o al chiuso".

Le scuole comunque restano aperte. "Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado - si legge nella bozza - adottano forme flessibili nell'organizzazione dell'attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, almeno al 50 per cento e fino a un massimo del 75 per cento della popolazione studentesca delle predette istituzioni sia garantita l'attività didattica in presenza. La restante parte dell'attività didattica è svolta tramite il ricorso alla didattica a distanza". Nel testo, di differente rispetto al precedente Dpcm, è inoltre riportato che "al fine di mantenere il distanziamento sociale, è da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa". 

Riguardo cinema e teatri, le attività "potranno svolgersi a condizione che siano approvati nuovi protocolli o linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento, approvati dal Ministero dei beni e delle attività culturali e validati dal Comitato tecnico-scientifico, che indichino anche il numero massimo di spettatori per spettacoli all'aperto e di spettatori per spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala. Restano sospesi gli eventi che implichino assembramenti in spazi chiusi o all'aperto quando non è possibile assicurare il rispetto delle condizioni di cui alla presente lettera".

Al fine di dare attuazione agli indirizzi forniti dalle Camere ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del decreto legge n. 19 del 2020, è istituito presso il Ministero della salute un tavolo tecnico di confronto, costituito con decreto del Ministro della salute, composto da rappresentanti del Ministero della salute, dell'Iss, delle Regioni e delle Province autonome su designazione del Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nonché da un rappresentante del Ministro per gli affari regionali e le autonomie per procedere all'eventuale revisione o aggiornamento dei parametri per la valutazione di rischio.

Infine, alle persone che hanno soggiornato o transitato in Brasile nei 14 giorni precedenti, l'ingresso nel territorio nazionale è consentito per raggiungere anche il domicilio, abitazione o residenza dei figli minori (in aggiunta al proprio). 

La bozza del Nuovo Dpcm Draghi

Aggiornamento ore 17.43: Una cabina di regia con il premier Mario Draghi e alcuni ministri delle forze di maggioranza -Roberto Speranza, Stefano Patuanelli, Dario Franceschini, Maria Stella Gelmini, tra gli altri- è in corso a Palazzo Chigi per fare il punto sul nuovo Dpcm che, nelle prossime ore o al più tardi domani, verrà inviato alle Regioni. "In linea generale -dice una fonte di governo all'Adnkronos poco prima dell'inizio della riunione- è confermato che il Dpcm cambierà molto poco rispetto a quello che lo ha preceduto".

È terminata la cabina di regia a palazzo Chigi con il premier Mario Draghi e i rappresentanti della forze politiche di maggioranza Roberto Speranza, Maria Stella Gelmini, Stefano Patuanelli, Giancarlo Giorgetti, Dario Franceschini e Elena Bonetti sulle misure anti Covid. A quanto si apprende, la bozza del nuovo Dpcm verrò inviata entro stasera alle regioni.

Aggiornamento: le tre regioni a rischio zona arancione e le due regioni verso la zona rossa oggi

 In base al monitoraggio della Cabina di Regia la Lombardia, il Piemonte e le Marche dovrebbero passare in arancione. Non è l'Rt a farle spostare di zona, perché resta sotto 1 ma il rischio, per tutte e tre alto. Inoltre la Basilicata ha dati da rosso. Poi c'è il Molise che avrebbe chiesto di essere inserito nella zona con le massime restrizioni. L'Adnkronos Salute lo scrive dopo la fine della riunione della cabina di regia sull'aggiornamento settimanale dell'andamento epidemiologico. Il Molise ha chiesto di poter andare in zona rossa, vista la situazione di crescita dei casi. Si tratta ancora di indicazioni preliminari: la parola finale come sempre al ministro Roberto Speranza che in giornata dovrebbe emettere le relative ordinanze. 

Secondo la bozza del report Iss-ministero della Salute sul monitoraggio settimanale relativo alla settimana 15-21 febbraio “dieci Regioni e province autonome hanno un Rt puntuale maggiore di 1 di cui una (Basilicata) ha un Rt con il limite inferiore superiore a 1.25, compatibile con uno scenario di tipo 3. Delle altre nove, cinque hanno un Rt nel limite inferiore compatibile con uno scenario di tipo 2. Le altre Regioni e province autonome hanno un Rt compatibile con uno scenario di tipo uno”. Secondo la bozza del report inoltre “L’epidemia dopo un iniziale lento peggioramento, entra questa settimana nuovamente in una fase in cui si osserva una chiara accelerazione nell’aumento dell’incidenza nazionale. Sono necessarie urgenti misure di mitigazione nazionali e puntuali interventi di mitigazione e contenimento nelle aree a maggiore diffusione per evitare un rapido sovraccarico dei servizi sanitari”. Continua ad aumentare il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (31.378 contro 29.196 la settimana precedente).

"Si osserva una chiara accelerazione nell'aumento dell'incidenza a livello nazionale rispetto alla settimana precedente (145,16 per 100.000 abitanti dal 15 al 21 febbraio 2021 vs 135,46 per 100.000 abitanti dall'8 al 14 febbraio, dati flusso Iss)", rilevano Istituto superiore di sanità (Iss) e ministero della Salute nella bozza del report settimanale sull'andamento dell'epidemia di Covid-19 in Italia. "L'incidenza nazionale nella settimana di monitoraggio, quindi - sottolineano gli autori - si allontana da livelli (50 per 100.000) che permetterebbero il completo ripristino sull'intero territorio nazionale dell'identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti". In particolare, "l'incidenza settimanale supera la soglia di 250 casi per 100.000 abitanti in due Province autonome: Pa di Bolzano (539,01 per 100.000 abitanti) e Pa di Trento (309,12 per 100.000 abitanti). Quattro Regioni (Abruzzo, Emilia Romagna, Molise e Umbria) hanno una incidenza maggiore di 200 casi per 100.000 abitanti.

La bozza del nuovo Dpcm di Draghi, la Terza Ondata e il rischio lockdown 

La bozza del nuovo Dpcm sarà consegnata oggi ai governatori come annunciato dalla nuova ministra degli Affari Regionali Mariastella Gelmini nella riunione con le Regioni di ieri. Il governo Draghi lavora a una nuova tempistica per le restrizioni e più in generale a un anticipo complessivo dei provvedimenti, come aveva fatto sapere lo stesso presidente del consiglio quando era ancora incaricato durante le consultazioni in Parlamento: dal momento del varo del governo i provvedimenti torneranno ad avere un normale iter di analisi per i ministri e ogni pre-consiglio si terrà in tempi adeguati, aveva detto Draghi a chi era componente della maggioranza del governo Conte-Bis e si era lamentato delle tempistiche. Il nuovo Dpcm, a differenza di quello che hanno auspicato alcuni partiti della maggioranza, non conterrà provvedimenti di riapertura (ma c'è un piccolo spiraglio per la cultura). Questo, per punti, il riepilogo delle misure e delle restrizioni contenute nel primo Dpcm di Draghi che prevede l'Italia chiusa fino a Pasqua:

  • stop agli spostamenti tra regioni: il divieto è valido fino al 27 marzo ma potrebbe essere prorogato con un nuovo decreto; rimane consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione così come gli spostamenti motivati da esigenze lavorative, ragioni di salute o situazioni di necessità. Permessa in zona gialla in ambito regionale la visita in una sola abitazione privata, una volta al giorno, fra le 5 del mattino e le 22. Possono spostarsi due persone più i figli minori di 14 anni;
  • seconde case: sarà consentito anche nelle zone rosse ma il permesso sarà valido solo per il nucleo familiare; le ordinanze regionali possono derogare a questo permesso in caso di necessità;
  • palestre e piscine chiuse: consentita invece l'attività motoria individuale all'aperto come la camminata, la bici e la corsa;
  • cinema e teatri chiusi fino ad aprile: si lavora a un protocollo per la riapertura con regole molto rigide;
  • ristoranti chiusi a cena; in zona gialla aperti fino alle 18 e fino alle 22 consentito l'asporto. A domicilio è consentito ad ogni ora. Asporto e domicilio sono consentiti nelle zone arancioni e rosse. Gli autogrill restano aperti oltre le 18 in zona gialla, così come le mense e i ristoranti negli alberghi.

 Il consiglio dei ministri è convocato alle 12 e 30 a palazzo Chigi. All'ordine del giorno tra gli altri punti i decreti legislativi della riforma dello sport in scadenza (attuazione della legge 86/2019) e lo spacchettamento delle deleghe nei nuovi ministeri della Transizione ecologica, della Transizione digitale e del Turismo con portafoglio. Nel corso della riunione sarà  preso in esame, fuori sacco, anche il testo del Dpcm di contrasto alla pandemia che va in vigore dal 6 marzo sulle misure di contrasto al Covid, trasmesso in giornata alle regioni. C'è un capitolo aperto che riguarda la scuola. O meglio, si tratta di una battaglia squisitamente politica. Le Regioni premono infatti per chiudere gli istituti scolastici di ogni ordine e grado ritenendoli un possibile viatico del contagio, con particolare attenzione alla variante inglese del coronavirus che è più contagiosa e che presto potrebbe diventare dominante in tutta Italia. Ma il governo non sembra avere intenzione, per ora, di chiudere le scuole con un provvedimento nazionale e anche qui è possibile vedere le problematiche che facevano litigare i componenti del governo Conte-Bis: chiudere le scuole elementari e medie, per non parlare degli asili, costringe le famiglie a doversi organizzare e genera di per sé un grande malcontento  nei confronti di chi ha preso la decisione. Il governo Draghi per ora è attendista ma prima o poi dovrà effettuare una scelta. Intanto però c’è stato un aumento del 38,8% di contagi tra i bambini della scuola dell’infanzia e elementari e del 23,4% tra gli alunni delle superiori. Nelle scuole napoletane è stato registrato un aumento del 47,2% di casi tra gli studenti e del 51,6% tra i docenti delle scuole medie dall’inizio del mese.

L'ordinanza di Speranza oggi: le otto regioni che rischiano la zona arancione e rossa e la bozza del Dpcm in arrivo

Perché la Terza Ondata può portarci al lockdown totale 

Il nuovo Dpcm confermerà il divieto di spostamento tra le Regioni fino al 27 marzo e non consentirà di andare nelle seconde case se si trovano in zona rossa, confermando così i contenuti del testo del decreto legge 23 febbraio. L’unico spiraglio, scrive oggi il Corriere della Sera, riguarda i cinema e i teatri. Oggi arriverà il parere del Cts sulla ripresa al 27 marzo che sarà positivo sia pur condizionato all’andamento dell’epidemia. Il coinvolgimento dei ministeri economici nella Cabina di Regia governativa per l'emergenza coronavirus varata da Draghi porterà a un risultato: i ristori per le attività commerciali in zona rossa dovrebbero essere già presenti nel decreto ministeriale. 

Intanto i focolai causati dalle varianti del Covid-19 provocano in molte aree d'Italia l’innalzamento dell’indice di contagio Rt, che sarebbe già sopra l'1 a livello nazionale secondo i calcoli del fisico Roberto Battiston dell'Università di Trento  in soli quattro giorni è salito a livello nazionale da a 0,91 a 1,02 ed è tornato ai livelli di ottobre. La crescita è stata trainata dalle province di Pescara, Chieti, Salerno, Imperia, Brescia, Ancona, Campobasso, Trento, Pistoia, Siena e Perugia. Oggi la situazione è a rischio e per questo gli allentamenti non sono possibili: per questo l’ipotesi di aprire i ristoranti nelle Regioni in fascia gialla, sollevata dalla Lega e da Salvini, non sembra essere imminente, mentre rimarranno chiuse pure palestre e piscine in attesa del protocollo del ministero dello Sport e della relativa approvazione da parte del Comitato Tecnico Scientifico. Per questo ora il pericolo Terza Ondata sembra sempre più vicino. Lo "Studio di prevalenza della variante VOC 202012/01, lineage B.1.1.7 in Italia" dell'Istituto Superiore di Sanità e della Fondazione Bruno Kessler spiegava una decina di giorni fa che:

  • diversi studi realizzati con modelli matematici hanno evidenziato che la variante VOC 202012/01, lineage B.1.1.7 presenta una maggiore trasmissibilità. Si sospetta inoltre che essa si possa associare ad una maggiore virulenza;
  • la prevalenza nazionale di VOC 202012/01 il 4-5 febbraio 2021 è pari a 17,8%. Tale valore costituisce una media ponderata che tiene in conto dei casi notificati nelle Regioni/ PPAA nei due giorni della survey e non una stima sui dati nazionali; 
  • la rilevazione della variante VOC 202012/0 nella quasi totalità delle Regioni/PPAA partecipanti è indicativa di una sua ampia diffusione sul territorio nazionale.

Ieri il bollettino della Protezione Civile sull'emergenza Coronavirus ha registrato un balzo nei contagi, sfiorando quota 20mila secondo la traiettoria che in breve ci dovrebbe portare alla Terza Ondata a causa della maggiore trasmissibilità della variante inglese di Sars-CoV-2. Una decina di giorni fa un esperto aveva spiegato a Today.it che c'erano due indizi della terza ondata in arrivo, ovvero il 15-.20% di dominanza della nuova variante inglese e i cluster in alcune province. Mancava però l'incremento dei contagi ma da due giorni il bollettino della Protezione Civile certifica una crescita che non è ancora esponenziale ma che rimane comunque vigorosa. Questo porta automaticamente al rischio di un nuovo lockdown. 

Il documento dell'Iss sulla variante inglese (Pdf)

Si riunirà intanto alle 13.30 il Comitato tecnico scientifico per l'analisi della situazione epidemiologica come ogni venerdì. Oltre alla situazione del contagio, gli esperti dovrebbero esprimersi sui protocolli di sicurezza elaborati dal Mibact in base ai documenti forniti dalle associazioni di categoria, per individuare tempi e modalità per riaprire cinema, teatri e sale da concerto. E sembra che l'orientamento sia quello di far passare quasi tutto il mese di marzo, come annunciato ieri dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini nel corso del vertice con le Regioni, per dare il via libera alla riapertura dei luoghi di cultura il 27 marzo, giornata mondiale del Teatro. Una data simbolica che potrebbe però essere 'travolta' da un'eventuale terza ondata del virus. Non è previsto per oggi un confronto su una prima bozza del nuovo Dpcm, che oggi dovrebbe però essere inviato alle Regioni. Inoltre, non è ancora arrivata in Cts la richiesta, avanzata ieri dai governatori, di un parere sull'impatto della scuola a fronte di una possibile terza ondata, dovuta in particolar modo alla maggiore contagiosità delle varianti. 

Il nuovo Dpcm e la possibile stretta sulla scuola

Il professore Massimo Galli, primario di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, intervenendo a Skytg24 ieri, lo ha spiegato: "Il sistema a colori non ha funzionato, così come le chiusure parziali. Il virus sta infatti continuando a diffondersi, facendo le sue danze, per questo mi preoccupa la situazione di Brescia e di Perugia". E se le chiusure parziali non funzionano il rischio è che si passi a quelle totali. Lo stesso aveva fatto notare la scorsa settimana il professor Andrea Crisanti a Today.it: “È evidente che sta per arrivare la terza ondata dell’epidemia di coronavirus. Le Regioni non lo vogliono capire. I presidenti sono il maggior ostacolo all’introduzione delle misure. Da quanto tempo i tecnici hanno detto che c’è il rischio terza ondata? Avremmo dovuto fare il lockdown a Natale, questa è la verità”, spiega. E questo perché “i segnali della terza ondata ci sono tutti, la variante inglese è già al 35%, fra due settimane rischiamo 40mila casi”. La crescita dei contagi però non è ancora iniziata. “C’è sempre un periodo di latenza da considerare. Certe curve all’inizio sono piatte e poi improvvisamente vanno verso l’alto. Ci stiamo avviando verso la terza ondata. Forse riusciamo per una volta a fermarla prima che ci esploda tra le mani però…”. Con il lockdown? “Certo. C’è poca differenza tra zona rossa ed arancione, ma una stretta va fatta”. Anche perché basta vedere cosa sta succedendo negli altri paesi europei per capire che bisogna intervenire presto: la variante inglese rappresenta "circa la metà dei casi positivi" in Francia, secondo quanto ha detto il premier francese, Jean Castex. Anche Nino Cartabellotta della Fondazione Gimbe paventa il rischio: "Gli italiani non lo sopporterebbero, per cui bisogna tentare interventi precoci e severi. Se le autorità locali esiteranno si arriverà alla necessità del lockdown". 

Ma sarà difficile far accettare questa prospettiva alla nuova maggioranza che regge il governo: "Mi rifiuto di pensare a nuovi lockdown nazionali e generalizzati, ne va della salute mentale delle persone: servono interventi territoriali mirati e circoscritti", ha detto proprio ieri Matteo Salvini a Tg2 Post. Prima si era eretto a difensore della Pasqua dopo aver saputo dai giornali che il nuovo Dpcm prevede misure fino al 6 aprile: "Mi rifiuto di pensare ad altre settimane e altri mesi, addirittura di chiusura e di paura. Se ci sono situazioni locali a rischio, si intervenga a livello locale. Però parlare già oggi di una Pasqua chiusi in casa non mi sembra rispettoso degli italiani". L'agenzia di stampa Agi fa intanto sapere che la bozza del nuovo Dpcm arriverà ai governatori dopo un nuovo incontro della cabina di regia. Il premier Draghi dovrebbe vedere di nuovo i ministri interessati e probabilmente i capi delegazione e poi prendere le decisioni sulle nuove misure anti-Covid da adottare.

Una delle ipotesi sul tavolo, secondo quanto si apprende, è quella di lasciare aperte solo gli asili e chiudere fino alle elementari. Il Dpcm in vigore prevede che le attività didattiche nelle zone rosse siano previste in presenza dalla scuola dell'infanzia al primo anno di scuola secondaria di primo grado mentre la didattica a distanza deve essere adottata dalle seconde classi di scuola secondaria di primo grado fino all'ultima classe di scuola secondaria di secondo grado (le ordinanze regionali possono prevedere misure ulteriormente restrittive).

I governatori intanto continuano a chiedere la revisione dei parametri che portano le regioni in zona gialla, arancione e rossa. Per la ministra Gelmini il sistema delle zone non si tocca: "Verrà mantenuto - dice -. Finora è stato scongiurato un lockdown generalizzato e questo deve essere l'obiettivo principale anche per i prossimi mesi". Anche perché, pur prevedendo delle modifiche ai parametri, come chiesto dalle Regioni specie per l'Rt, "un modello alternativo ad oggi non c'è" e se ne parlerà semmai in un tavolo tecnico. Rinviando al Comitato tecnico scientifico (Cts) il tema della chiusura delle scuole per vaccinare i docenti - come chiedono quasi tutti i governatori -, la ministra nota una "contraddizione nella richiesta di scuole chiuse e attività economiche aperte" da parte delle Regioni. Gelmini parla quindi di "una graduale riapertura dei luoghi di cultura, con misure di sicurezza adeguate, superato il mese di marzo".

Ma c'è chi non si nasconde dietro un dito: "Stiamo affrontando l'inizio della terza ondata: non possiamo mollare ora, nel momento in cui stiamo mettendo tutto il nostro impegno per accelerare la campagna vaccinale, indispensabile per battere questo terribile virus", ha scritto Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, in un post sui social ieri sera nell'annunciare la firma, prevista per oggi, della nuova ordinanza che estende a tutti i comuni della Città Metropolitana di Bologna misure ulteriormente restrittive, da 'zona arancione scura', per arginare i contagi in aumento. Misure già in vigore da ieri in 10 comuni dell'Imolese e nei quattro confinanti del Ravennate. "Nell'area bolognese - sottolinea Bonaccini - nelle ultime settimane i casi positivi stanno crescendo a un tasso quasi tre volte superiore alla media nazionale. Il virus viaggia soprattutto tra giovani e giovanissimi. Anche i ricoveri in ospedale e in terapia intensiva crescono. Dunque, le nuove misure sono indispensabili, soprattutto di fronte a varianti del virus che comportano una diffusione più estesa e più veloce"

Il nuovo Dpcm e le prossime settimane decisive

Intanto il virologo Fabrizio Pregliasco avverte dei pericoli in arrivo: ''Le prossime tre o quattro settimane saranno le più delicate. S'incrociano diversi fattori critici: le varianti che ora sono la vera emergenza, la campagna vaccinale che dovrebbe accelerare e zone specifiche che ci stanno indicando approcci inediti in questa nuova fase: non potendo affrontare lockdown totali per evidenti motivi economici, si può solo agire in micro-aree dove la situazione dei contagi rischia di sfuggire di mano; in questo caso specifico con la vaccinazione della fascia d'età 60-79. Andrebbe ripensato anche lo screening nelle scuole con tamponi a tappeto'', dice aal Corriere della Sera parlando anche dei casi in aumento a Milano e nella sua area metropolitana dove ''il tallone d'Achille è negli spostamenti e nei fitti contatti fra persone, oltre al pendolarismo, ancora elevato nonostante lo smart working. In presenza di varianti è necessario mantenere le procedure di igiene e sicurezza personale, riducendo il più possibile i contatti interpersonali. La 'rilassatezza' delle ultime settimane di sicuro non ci ha aiutati: abbassare la guardia gioca contro di noi''.

Riguardo il caso Bollate, afferma il virologo, ''le varianti possono interessare in maggior misura i bambini e gli adolescenti sopra i 12 anni. Quindi le scuole vanno attenzionate con scrupolo. Gli Stati Uniti stanno pensando di vaccinare gli allievi delle elementari. Da noi sarebbe utile uno screening in tutti gli istituti visto che sulla malattia nei più giovani resta molto da studiare. Anche i dati diffusi da Regione Lombardia vedono un forte aumento nei giovani. I coronavirus a Rna evolvono di continuo attraverso mutazioni, addirittura fin dall'inizio della pandemia. Solo alcune varianti provocano maggiori trasmissibilità e patogenicità con forme più severe o bypassando l'immunità acquisita. Ecco perché il monitoraggio è cruciale''. La fascia più colpita in Lombardia va dai 25 ai 49 anni. Quali le ragioni? ''Da una parte - risponde Pregliasco - parliamo di persone attive, in età lavorativa e ad alta socialità e quindi con più probabilità di contagiarsi, dall'altra le varianti tendono a 'irrobustirsi' e quindi attaccare la popolazione anche in buone condizioni di salute. È come se il virus cercasse vie di fuga in tutte le direzioni per sopravvivere''. La scelta migliore, secondo Pregliasco, ''sarebbe quella impraticabile purtroppo: fermare il Paese e vaccinare in modo massiccio, come già detto in molte occasioni. La politica in questa fase sarà chiamata a scelte difficili; molto dipende dagli approvvigionamenti di vaccini. Bisogna riportare l'attenzione ai massimi livelli, anche se mi rendo conto che la popolazione sta vivendo una maratona oramai estenuante''. 

Intanto, racconta oggi Il Sole 24 Ore,  il Tar di Napoli con la sentenza 4 febbraio 2021 numero 789, ha decretato il risarcimento nei confronti di un grossista di materiale elettrico chiuso dalla prefettura. La prefettura aveva chiuso l'attività tra il 9 e il 23 aprile 2020 anche se il grossista aveva inviato documentazione dettagliando la sua organicità nei servizi essenziali. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 22 marzo 2020 aveva infatti distinto tre categorie di attività commerciali che potevano continuare a svolgere attività durante l’ emergenza sanitaria, distinguendo tra attività corrispondenti a specifici codici Ateco, erogazione di servizi essenziali, ed infine attività funzionali a quelle rientranti nelle due categorie precedenti. Tra queste c'era proprio il controllo di impianti elettrici. La chiusura, durata 15 giorni, è stata annullata e la procura è stata condannata a risarcire 5mila euro. 

La proposta di Draghi: una sola dose di vaccino per tutti

Intanto ieri Mario Draghi durante il Consiglio Europeo ha proposto una sola dose di vaccino per tutti sul modello di quello che hanno fatto la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Repubblica scrive che la monodose per tutti non è quello che per il momento prescrivono i protocolli internazionali, però nel Regno Unito sembra funzionare. E per questo ieri Draghi ne ha parlato proponendo la situazione a Ursula Von der Leyen: la situazione richiede anche qualche mossa coraggiosa, così ritiene, soprattutto se supportata — come ricorda ai presenti — dai recenti studi scientifici. Ma non basta. Siccome l’invito è a procedere "molto, molto più veloci nella campagna di vaccinazione", l’ex presidente della Bce sembra sollecitare la possibilità di valutare insieme se è possibile reperire vaccini anche fuori dal Continente.

Ma l'idea di una sola dose di vaccino per tutti viene bocciata oggi dall'immunologa Antonella Viola a Buongiorno su Sky Tg 24: "Somministrare una sola dose di vaccino "è un gravissimo errore, così come è stato un grave errore quello del Regno Unito. Non possiamo giocare a dadi con la salute delle persone, ci dobbiamo basare sui fatti", ha sostenuto la professoressa dell'Universita' di Padova. "Abbiamo vaccini - ha spiegato - con un'efficacia altissima, che mantengono il titolo anticorpale alto a lungo, pero' devono essere somministrati nel modo giusto. Se abbiamo fretta rischiamo di non proteggere le persone e facilitare la generazione di varianti". "Dobbiamo capire - ha aggiunto - se siamo un Paese che applica una medicina basata sull'evidenza, sui dati, o se siamo un Paese che segue una medicina basata sull'intuito e l'esperienza. L'idea di vaccinare con una sola dose è un'idea intuitiva, ma non è in questo momento supportata da dati scientifici. Non ci sono dati solidi che con questo sistema possiamo davvero proteggere i cittadini non solo dal Sars-cov2 originario, ma anche dalle sue varianti, e non sappiamo per quanto tempo li proteggiamo. Ci sono seri dubbi che dicono che, se noi generiamo un'immunità insufficiente a bloccare la replicazione del virus nella popolazione, possiamo favorire lo sviluppo di varianti", ha concluso.

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