Giovedì, 4 Marzo 2021

L'ordinanza di Speranza: cinque regioni in zona arancione, il resto d'Italia in zona gialla (anche la Lombardia e il Lazio)

Il ministero della Salute "libera" quasi tutta l'Italia. Anche Lombardia, Piemonte, Lazio e le altre regioni che sembravano dover rimanere in arancione. Nessun territorio è in zona rossa

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia, firmerà in giornata nuove ordinanze che andranno in vigore a partire da lunedì primo febbraio. Sono in area arancione le Regioni Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e la Provincia Autonoma di Bolzano. Tutte le altre Regioni e Province Autonome sono in area gialla. Il ministero fa sapere che le regioni oggi in arancione passeranno in zona gialla a seguito della scadenza dell’ordinanza vigente prevista per il 31 gennaio. L'ordinanza certificherà quindi soltanto il passaggio in zona arancione della Sicilia e della Provincia Autonoma di Bolzano e prorogherà le altre regioni in arancione. 

L'ordinanza di Speranza: Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria, Bolzano in zona arancione, il resto d'Italia in zona gialla (anche la Lombardia e il Lazio)

Nessuna regione in zona rossa: scendono in arancione Sicilia e Provincia di Bolzano. Mentre molte regioni passano da arancione a giallo, comprese Lombardia e Lazio, di cui si è discusso in questi giorni. Con loro "guadagnano" un colore migliore anche Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Fvg, Liguria, Marche e Piemonte. Secondo la nuova ripartizione che verrà ufficializzata con l'ordinanza sono in:

  • zona gialla: Lombardia, Piemonte, Lazio, Veneto, Campania, Basilicata, Molise, Provincia autonoma di Trento, Toscana, Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna, Valle d'Aosta, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche;
  • zona arancione: Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria, Provincia Autonoma di Bolzano; 
  • zona rossa: nessuna regione

Le indiscrezioni uscite nei giorni scorsi descrivevano una situazione completamente diversa nelle regioni a causa di un'interpretazione del Dpcm uscita proprio dal ministero della Salute secondo la quale non essendo trascorso il quattordicesimo giorno dall'entrata in vigore delle norme restrittive, di molte regioni (dieci) che aspiravano al giallo soltanto Calabria, Emilia-Romagna e Veneto sarebbero passati all'area con minori restrizioni. Ma una decisione non era stata ancora presa e intanto molti presidenti di Regione avevano minacciato ricorsi al Tar. Alla fine il report #37 dell'Istituto Superiore di Sanità ha certificato il passaggio o la permanenza di tutti gli enti locali in aree di relativa sicurezza (nessuna regione si trovava a rischio alto) e allo Speranza ha deciso di anticipare i contenuti dell'ordinanza. Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, conferma che il ministro ha cambiato idea: "L'ordinanza che ci metteva in arancione- dice in una diretta Facebook- scade nella notte tra domenica e lunedì, e non verrà rinnovata, come mi ha annunciato poco fa il ministro Roberto Speranza. Il lavoro delle Regioni ha evitato che si applicasse un'interpretazione del decreto che avrebbe previsto un'ulteriore settimana di zona arancione per la Liguria. Tutto è bene quel che finisce bene".

In Italia si registra "un decremento del tasso di incidenza dei casi, anche se è una decrescita lenta, tranne che a Bolzano. Vediamo un leggero aumento dei casi asintomatici o paucisintomatici e questo tiene conto del fatto che l'uso più ampio dei test antigenici consente di individuare asintomatici. L'Rt è in calo, e questo è sicuramente positivo", ha spiegato il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, al punto stampa sull'analisi dei dati della Cabina di Regia. Anche per la mortalità, ha sottolineato, "c'è una decrescita, abbastanza lenta". 

Il report 37 con il monitoraggio delle regioni del 29 gennaio in Pdf

L'epidemiologo Gianni Rezza alla conferenza stampa del ministero della Salute ha detto: "La situazione è migliorata. Incidenza e Rt in lieve calo ci dicono che la tendenza in questo momento è positiva. Ma l'incidenza è tuttavia ancora elevata e resto alto il numero dei morti. Quindi le misure prese hanno funzionato anche se si fatica ad abbattere molto l'incidenza di nuovi casi, in un quadro in cui il virus in Ue circola molto e ci sono varie varianti". 

Cosa dice il Report #37 del monitoraggio dell'Iss e del ministero

Il monitoraggio dell'Iss e del ministero della Salute nel Report #37 dice che "La situazione complessiva, sia in termini di incidenza che di impatto sui servizi assistenziali, mostra lievi segnali di miglioramento, nonostante una fase prolungata ed estesa di interventi di mitigazione in gran parte del territorio. Questo si realizza in un contesto europeo caratterizzato in diversi paesi da epidemie in rapido peggioramento in particolare spinte dall’emergenza di nuove varianti virali a più elevata trasmissibilità e già identificate nel nostro paese. L’epidemia resta pertanto in una fase delicata ed un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero garantite rigorose misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale. Si conferma pertanto la necessità di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone". Queste le conclusioni del report:

  • nella settimana in valutazione (18/1/-24/01/2021), si osserva una lieve diminuzione della incidenza nel Paese (136,50 per 100.000 abitanti vs. 152,85). La diminuzione dell’incidenza è avvenuta nonostante l’estensione dal 15 gennaio della definizione di caso ai test antigenici rapidi come definito dalla circolare dell’8 gennaio 2021;
  • nel periodo 30 dicembre 2020 – 12 gennaio 2021, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,84 (range 0,75– 0,98), in diminuzione rispetto alla settimana precedente e con il limite superiore del range sotto l’uno.
  • complessivamente, una sola Regione ha una classificazione di rischio alto secondo il DM del 30 Aprile 2020 (vs quattro la settimana precedente), dieci hanno un rischio moderato (di cui una ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e dieci con rischio basso.; resta, comunque, elevato l’impatto sui servizi assistenziali nella maggior parte delle Regioni/PPAA;
  • l’epidemia resta in una fase delicata ed un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero garantite rigorose misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale. L’attuale quadro a livello nazionale sottende infatti forti variazioni inter-regionali con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica ed il relativo impatto, uniti all’elevata incidenza impongono comunque incisive misure restrittive;
  • si conferma pertanto la necessità di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone. È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine. Si ribadisce la necessità di rispettare le misure raccomandate dalle autorità sanitarie compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi;
  • Si invitano le Regioni/PPAA a realizzare una continua analisi del rischio a livello sub-regionale. É necessario mantenere e/o rafforzare le misure di mitigazione in base al livello di rischio identificato come indicato nel documento “Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale” trasmesso con Circolare del Ministero della Salute del 12/10/2020 Prot. 32732. 

Il report spiega anche che si osserva una diminuzione nel numero di casi non riconducibili a catene di trasmissione note (29.432 vs 33.339 la settimana precedente) e aumenta la percentuale dei casi rilevati attraverso attività di tracciamento dei contatti (31,7% vs 28,7%). Invece, rimane stabile la percentuale di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (31,4% vs 31,5% la settimana precedente). Infine, il 23,6% dei casi è stato rilevato attraverso attività di screening e nel 13,3% non è stata riportata la ragione dell’accertamento diagnostico. Tuttavia, avverte ancora il report, l’incidenza è ancora lontana da livelli che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti. Il servizio sanitario ha mostrato i primi segni di criticità quando il valore a livello nazionale ha superato i 50 casi per 100.000 in sette giorni e una criticità di tenuta dei servizi con incidenze elevate. 

L'ordinanza che ha portato in zona arancione Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria e Valle d'Aosta è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 16 gennaio scorso ed è in vigore dal 17. Sardegna e Lombardia erano invece in zona arancione dal 23 gennaio, ma, come sappiamo, in virtù della famosa "correzione" dell'indice di contagio Rt dopo la collocazione in zona rossa per errore  la circolare (disponibile sul sito del ministero) si basava sulla rivalutazione "ora per allora" dei dati del report n. 35 del 15 gennaio.

La Lombardia e il Lazio in zona gialla

 "Sembrava che si dovesse partire da zero e aspettare 14 giorni. Evidentemente, però, la valutazione complessiva della situazione ha prevalso", commenta alla Dire Fabrizio Pregliasco, membro del Comitato tecnico scientifico regionale e direttore sanitario dell'istituto Galeazzi di Milano il passaggio della Lombardia in zona gialla. Per il virologo l'evoluzione dell'epidemia in Lombardia è in miglioramento, "ma c'è comunque un dato giornaliero che inquieta: quello della mortalità". Ed è proprio questo dato, secondo Pregliasco, che potrebbe indicare una sottostima dei casi reali: "È vero che la mortalità è l'ultimo indicatore a diminuire, ma se rimane così alta vuol dire che la situazione complessiva continua a essere importante". Proprio per questo motivo "bisogna continuare ad aumentare la capacità di fare tamponi e non abbassare la guardia. Rimaniamo in attesa", conclude prudente.

"Il Lazio torna in zona gialla. La permanenza in fascia arancione, grazie alla collaborazione di tutti, è durata solo 2 settimane. Una buona notizia che dara' respiro all'economia. Ora però dobbiamo fare attenzione a non gettare a mare i sacrifici fatti in queste settimane", fa sapere invece il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. "Manteniamo alto il livello di attenzione, evitiamo gli assembramenti, rispettiamo le norme di precauzione o i contagi saliranno di nuovo - ha aggiunto - faccio un appello agli esercenti dei locali: continuate a far rispettare tutte le regole, soprattutto le presenze al chiuso e i distanziamenti ai tavoli; è fondamentale per tenere bassi i contagi e rimanere in fascia gialla". "La campagna vaccinale nel Lazio va molto bene - ha concluso - appena arriveranno le nuove forniture di vaccini saremo pronti ad aumentare le somministrazioni ai cittadini secondo il programma stabilito. Forza che ce la faremo". 

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