Venerdì, 25 Giugno 2021
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Zona gialla, arancione e rossa: le nove regioni in bilico e le tre quasi sicure del cambio di colore con l'ordinanza di oggi

Oggi è prevista la decisione che entrerà in vigore il 31 gennaio. Candidati sono nove o dieci territori ma per un problema di date alcuni potrebbero restare in arancione per un'altra settimana. La decisione dei tecnici del ministero della Salute prevista nel pomeriggio

Oggi, venerdì 29 gennaio, è previsto l'annuncio dell'ordinanza del ministero della Salute che cambierà colore alle regioni in zona gialla, arancione e rossa a partire da domenica 31 in base al report #36 del monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità e della Cabina di Regia Benessere Italia. Ci sono nove regioni che puntano a passare in zona gialla dall'arancione in base all'indice di contagio Rt e all'occupazione delle terapie intensive.

Aggiornamento: ecco l'ordinanza di Speranza: cinque regioni in arancione, il resto d'Italia in zona gialla 

Zona gialla, arancione e rossa: le regioni che cambieranno colore con l'ordinanza di oggi e il report dell'Iss

Intanto ieri l'Unione Europea ha pubblicato la mappa delle regioni in zona rosso scuro prima inserendo tre regioni nel computo -Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Veneto - insieme alla Provincia Autonoma di Bolzano, e poi ha cambiato idea lasciando solo Friuli e Bolzano nella lista: la zona rosso scuro dell'Ue prevede test e quarantena obbligatoria prima di varcare i confini degli altri paesi e le aree in cui varranno limitazioni sono quelle in cui il virus circola con un'incidenza superiore a 500 casi ogni 100mila abitanti. Intanto ieri il bollettino della Protezione Civile riportava 14372 contagi e 492 morti con un tasso di positività al 5,2% e un calo marcato nelle terapie intensive e nei ricoveri ordinati: questi numeri sono importanti perché porteranno a nuove decisioni sui cambi di colore delle regioni la prossima settimana. Attualmente si trovano:

  • in zona gialla: Campania, Basilicata,  Molise, Provincia autonoma di Trento, Toscana;   
  • in zona arancione: Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Veneto, Piemonte, Puglia, Sardegna, Umbria, Valle d’Aosta;
  • in zona rossa: Provincia Autonoma di Bolzano, Sicilia. 

E, come sappiamo, per passare dal rosso all'arancione o dall'arancione al giallo debbono trascorrere 14 giorni a partire da quello in cui per la prima volta vengono registrati dati che consentono la collocazione nella fascia più bassa di rischio. Il Dpcm dice che l'aggiornamento scatta "fermo restando la permanenza per 14 giorni in un livello di rischio o scenario inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive comporta la nuova classificazione".

Tuttavia, ha spiegato ieri l'agenzia di stampa Ansa, tra le 14 regioni attualmente in zona arancione ce ne sono almeno nove con numeri da zona gialla: Abruzzo (con Rt a 0,81 e rischio basso), Calabria, Emilia Romagna (con Rt attorno a 0,7), Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lazio (Rt 0,73), Marche (Rt 0,88), Piemonte e Veneto (Rt 0,62). Però qui sono importanti anche le date: in base alle ordinanze di gennaio Calabria, Veneto ed Emilia-Romagna sono entrate in zona arancione l'8 e quindi sono passati ben più di 14 giorni dall'ultima variazione. Per queste tre regioni il cambio di zona dovrebbe essere accertato. Ma i conti non tornano. 

L'ordinanza che ha portato in zona arancione Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria e Valle d'Aosta è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 16 gennaio scorso ed è in vigore dal 17. Sardegna e Lombardia sono invece in zona arancione dal 23 gennaio, ma, come sappiamo, in virtù della famosa "correzione" dell'indice di contagio Rt dopo la collocazione in zona rossa per errore  la circolare (disponibile sul sito del ministero) si basa sulla rivalutazione "ora per allora" dei dati del report n. 35 del 15 gennaio.

Questo, in teoria, dovrebbe spostare indietro le lancette dell'orologio della valutazione del ministero per retrodatarla al 17. Ma per queste regioni, spiega l'Ansa, bisognerà vedere se sono trascorsi i 14 giorni consecutivi nel livello di rischio inferiore visto che la maggior parte dei provvedimenti sono in vigore dal 17 gennaio. Per quanto riguarda invece la zona rossa, la provincia di Bolzano dovrebbe rimanerci mentre la Sicilia dovrebbe passare alla zona arancione. 

Zona gialla, arancione e rossa: le nove regioni in bilico e le tre quasi sicure del cambio di colore con l'ordinanza di oggi

Le nove (o dieci) regioni che possono passare da zona arancione a zona gialla

Secondo Repubblica invece le regioni in predicato di cambiare colore sono dieci in totale, ma soltanto tre possono farcela. Il motivo è sempre lo stesso: i tempi. Ovvero il fatto che finora il ministero ha sempre deciso in base a un calendario che prevede che i 14 giorni decorrano dalla prima certificazione di numeri da zona gialla (o arancione) rispetto a quelli da zona arancione (o rossa). In base a questa interpretazione le aspettative di Lazio, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Marche, Friuli, Abruzzo e Lombardia ("ora come allora") i 14 giorni decorrono dalla prima certificazione di uno stato inferiore a quello che ha portato all'ordinanza con le restrizioni, ovvero dal 22 gennaio. E anche per altre ci sono questioni di numeri e date che cozzano con i pronostici più ottimistici dei presidenti di Regione: secondo il quotidiano Emilia e Calabria non sarebbero nel computo. Ma su questo il ministero attende una valutazione finale dei tecnici e le cose potrebbero cambiare. 

Per Emilia, Calabria e Veneto l’arancione è scattato l’8. Le prime due Regioni, però, il 15 avevano ancora numeri che la tenevano in quello scenario, quindi per loro il conto delle settimane in zona gialla inizia sempre il 22. Il Veneto invece potrebbe essere messo nella zona con meno restrizioni.

Invece per Puglia, Umbria e Sardegna dovrebbe essere confermata la zona arancione mentre la Sicilia passerebbe, sempre in base a queste interpretazioni, dal rosso all'arancione. Rimangono in zona gialla Toscana, Campania, Molise, Basilicata e Provincia di Trento. Ma se il ministero seguirà anche in questa occasione l'interpretazione delle altre volte ci si aspetta uno scoppio di polemiche che investiranno Roberto Speranza, visto che i presidenti sono di tutt'altro avviso. Per esempio l'Emilia-Romagna vede giallo: la Regione si aspetta che i dati del monitoraggio che sarà diffuso domani, che abitualmente preludono all'ordinanza del Ministero della Salute con la 'colorazione' delle varie regioni, delineino un quadro compatibile con il giallo.

L'indice Rt sarà infatti al di sotto dell'1 per la seconda settimana consecutiva e anche i numeri dei ricoverati sono in calo. "Ci aspetteremmo di diventare zona gialla - ha detto Stefano Bonaccini - per l'andamento della curva epidemiologica, perché l'Rt è sceso ulteriormente, perché il numero di ricoverati Covid in terapia intensiva è sceso e quindi si potrebbe prospettare questo, ma non siamo noi ad autoindicare la colorazione. Speriamo di potere essere già da domenica zona gialla, ma bisogna attendere domani la riunione settimanale del Cts e poi le determinazioni del ministro Speranza".

Le tre regioni quasi sicure (?) della zona gialla e la Sicilia in arancione

Quindi, ricapitolando, la Sicilia ha i numeri per passare da zona rossa ad arancione con l'ordinanza il cui annuncio è atteso per oggi (di solito poi viene pubblicata il sabato ed entra in vigore da domenica). Calabria, Veneto ed Emilia-Romagna sono quasi sicure di tornare in zona gialla dall'arancione ma prima deve essere sciolto dai tecnici del ministero il dubbio sull'interpretazione delle leggi e del tempo necessario da trascorrere in arancione. Il tema è sollevato anche nei confronti di Lombardia, Lazio, Piemonte, Sardegna, Valle d’Aosta, Liguria, Marche, Friuli-Venezia Giulia in un retroscena de La Stampa che conferma come si attenda un'ultima valutazione da parte dei giuristi del ministero prima della decisione:

Come hanno spiegato i tecnici della Salute ai governatori arrabbiati servono 14 giorni consecutivi con parametri «da giallo» per essere promossi. Visto che la maggior parte dei provvedimenti restrittivi è in vigore dal 15 gennaio il passaggio potrebbe verificarsi da domenica 7 febbraio, sempre che l’Rt sia sotto l’1. Il dubbio verrà sciolto oggi dai tecnici.

Ieri intanto dalle Marche è arrivata la proposta al ministro della Salute, Roberto Speranza, per essere inserite in una zona gialla rafforzata. Lo ha confermato il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, che nei giorni scorsi ha inviato una lettera al ministero. "Sono giuste tutte le misure che mettono in sicurezza i territori, ma sarebbe opportuno che queste misure venissero scelte dopo un confronto oggettivo territorio per territorio - dice il governatore-. Nella lettera a Speranza ho proposto, come fatto in passato, di introdurre delle ordinanze da parte della Regione con ipotesi di giallo rafforzato che consenta una maggiore operatività e maggiore respiro alle attività economiche durante la settimana ma poi nel weekend, quando il rischio di assembramenti è piu' elevato, si può arrivare a delle restrizioni da parte della Regione. Questo perché vedo una sofferenza molto forte su troppi settori". 

La proposta di un lockdown a febbraio senza zone gialle e arancioni

Ieri intanto l'epidemiologo Francesco Forastiere in un colloquio con l'AdnKronos ha detto che le zone gialle e arancioni non incidono sulla discesa della curva del contagio e propone un lockdown a febbraio. La fotografia dei dati nazionali sull'epidemia Sars-CoV-2 "indica un declino molto lento e non una rapida discesa degli indici di contagio. La mortalità è ancora alta" per far scendere la curva occorre "un lockdown deciso, programmato, magari che duri un mese. Febbraio è un mese ancora critico per le sindromi influenzali, anche se per ora c'è stata una drastica riduzione dei casi di influenza", dice il professore all'Imperial Collage di Londra e direttore scientifico della rivista 'Epidemiologia e prevenzione' , facendo il punto sulla situazione dei casi Covid oggi in Italia. "E' ovvio che per una analisi corretta occorre verificare l'incidenza settimanale dei casi in ogni Regione, l'Rt, e porre maggiore attenzione alle classi di età colpite. Dobbiamo sapere se a correre più rischi in questa fase sono gli anziani o i giovani", aggiunge l'epidemiologo.

Ma come si può uscire da questa situazione di stallo? "Osserviamo quello che è accaduto nella prima fase nella scorsa primavera, solo un lockdown totale può far scendere i casi in modo radicale e completo - analizza Forastiere - se osserviamo quello che è accaduto a novembre-dicembre, solo le regioni con colore rosso hanno avuto una discesa rapida della curva epidemica. Le zona gialle hanno mostrato una discesa molto disomogenea e per le regioni in arancione, il colore attuale di molte regioni, il declino di casi è stato modesto. - precisa - In questo periodo, un esempio lungimirante è la Sicilia, la Regione che ha voluto la zona rossa sulla base dei preoccupanti dati di incidenza". Cosa si può fare oggi per intervenire sulla curva epidemica? Occorre un lockdown più deciso, programmato, magari che duri un mese - avverte Forastiere - si tratta di un sacrificio indispensabile per poter riprendere in modo sistematico il tracciamento dei contatti. Febbraio è un mese ancora critico per le sindromi influenzali, anche se per ora c'è stata una drastica riduzione dei casi di influenza. E poi c'è una situazione internazionale critica, il mondo intero è in allarme e i Paesi a noi vicini hanno livelli inaccettabili di circolazione del virus, e ci sono le varianti che possono essere più contagiose e letali". 

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