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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Nuove restrizioni?

Le Regioni in zona gialla il 29 novembre (con l'incubo arancione): ipotesi Green pass "separati" verso il Natale

I presidenti di Regione chiedono due velocità: più restrizioni per chi non si vaccina (su lavoro e trasporti resterebbe sempre tutto così). Rischio zona arancione a dicembre: il Friuli Venezia Giulia si ferma a 2 ricoverati dalla zona gialla. L'Ue cambia la raccomandazione del certificato verde. Terza dose agli over 40 da lunedì

Mentre nessun territorio andrà in zona gialla da lunedì, si guarda a dicembre. L'Unione europea cambierà la prossima settimana la raccomandazione che disciplina il Green Pass (che a Bruxelles chiamano il Digital Covid Certificate). La quarta ondata sta colpendo molti Paesi in modo ben più duro rispetto all'Italia. L'Ecdc (l’Agenzia europea per il controllo e la prevenzione delle malattie) segnala che tutta l’Europa orientale è diventata zona rossa. Alto numero di contagi, ma anche di ospedalizzazioni e morti. L'Italia fa i conti con le richieste dei governatori che, in vista di una possibile zona arancione a dicembre, chiedono il Green Pass a due velocità: in sintesi, più restrizioni per chi non si vaccina. Germania, Austria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Grecia hanno già introdotto misure molto dure per i non vaccinati. Il provvedimento che in Austria ha introdotto misure restrittive contro il Covid-19 nei confronti delle persone non vaccinate "non è necessario in Francia", ha detto il presidente Emmanuel Macron in un'intervista pubblicata online dal giornale La Voix du Nord. "I Paesi che confinano i non vaccinati sono quelli che non hanno implementato il pass. Questa misura non è quindi necessaria in Francia". L'Italia seguirà l'esempio francese?

Le regole per il ponte dell'Immacolata e il Natale in zona gialla o arancione

Ieri oltre 10.000 contagi in 24 ore e continua la crescita dei ricoveri, sia nei reparti ordinari che in terapia intensiva. Al momento il tasso nazionale di occupazione delle terapie intensive è al 6%,sotto controllo, ma secondo la previsione del presidente dell’Associazione degli anestesisti rianimatori ospedalieri Alessandro Vergallo, nella peggiore delle ipotesi tra un mese e mezzo "la situazione potrebbe di nuovo essere drammatica in tutti gli ospedali del Paese se non verranno applicate in modo stringente le norme sul Green Pass". Da Palazzo Chigi filtra un messaggio rassicurante: "Faremo tutto quello che c’è da fare per non chiudere", è il ragionamento consegnato dal presidente del Consiglio secondo i quotidiani odierni.

Rt stabile a 1,21: una Regione è messa peggio di tutte le altre

L'incidenza settimanale a livello nazionale continua ad aumentare: 98 per 100mila abitanti (12/11/2021-18/11/2021) contro 78 per 100mila abitanti della scorsa settimana.(05/10/2021-11/11/2021). Nel periodo 27 ottobre - 9 novembre l'Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato invece pari a 1,21 (range 1,14 - 1,26), stabile rispetto alla settimana precedente e al di sopra della soglia epidemica. Lo evidenzia il monitoraggio di oggi  della Cabina di regia su dati dell'Istituto superiore di sanità. Questa settimana tutte le Regioni e Province autonome sono classificate a rischio moderato, ma una sola Regione - il Friuli Venezia Giulia - è ad alta probabilità di progressione a rischio alto. 

Green Pass a due velocità: il pressing delle Regioni

I presidenti di molte Regioni chiedono un incontro "urgentissimo" con il governo. Questa settimana nessun cambio colore. Se dal 29 novembre la zona gialla è quasi una certezza almeno in un paio di territori, è la zona arancione a dicembre che preoccupa. I rianimatori lanciano l’allarme sulle terapie intensive: entro un mese e mezzo potrebbero essere in difficoltà in tutta Italia. Quasi all’unanimità (con la importante eccezione del presidente delle Marche Acquaroli che teme che le piazze di protesta si scaldino ulteriormente), i governatori spingono per il Green Pass a due velocità. Significherebbe che le restrizioni vere, quelle "da zona arancione", sarebbero osservate solo dai non vaccinati, i quali però potranno continuare a fare il tampone, ma solo per andare a lavorare, non per altre attività.

"Anticipare eventuali scenari di criticità e interventi condivisi partendo dalla considerazione dei danni economici incalcolabili legati all’incertezza che i prossimi passaggi di zona rischierebbero di provocare alle attività": queste le richieste messe sul tavolo dai governatori. I governatori possono prendere singolarmente ulteriori misure restrittive (ieri ad esempio la Sicilia ha ripristinato l’obbligo di mascherina all’esterno in condizioni di affollamento e tamponi per chi arriva da Germania e Regno Unito) ma ritengono che sia necessario un quadro normativo uguale a livello nazionale. Acquaroli alla Stampa ha spiegato meglio la sua posizione: "Nella mia regione, a luglio, quando fu annunciato il Green Pass che avrebbe dovuto spingere tutti “gentilmente” a vaccinarsi, eravamo attorno al 70% di vaccinati. Per i più giovani non c’era ancora stato lo slot; tanti poi pensavano alle ferie e hanno organizzato la somministrazione per il ritorno. Ora siamo all’85%e credo che chi si è vaccinato l’ha fatto a prescindere dal Green Pass. Comunque sia, siamo arrivati al fondo. Ormai le posizioni si sono irrigidite nel muro contro muro. E non penso che ulteriori restrizioni, come un Green Pass rafforzato, convinceranno i contrari", ragiona.

Le Regioni a rischio zona gialla dal 29 novembre 2021

Dopo il monitoraggio Iss di oggi, la zona gialla non diventerà però realtà a stretto giro di posta. Il Friuli Venezia Giulia si ferma a 2 ricoverati in reparti ordinari dalla zona gialla. La regione oltre ad avere un tasso di vaccinazione di quasi 4 punti inferiore al resto d'Italia, detiene con la Liguria la popolazione più anziana del Paese. Significa che la percentuale di soggetti che si sono vaccinati per primi è più ampia e la protezione dalla malattia grave garantita dai vaccini cala conseguentemente più che altrove. Ieri in Alto Adige 425 contagi e un morto: un tampone su quattro è positivo, le rianimazioni sono sopra soglia (11,3%) e i ricoveri ordinari leggermente sotto (al 14,2%), e un'incidenza al top in Italia a 406 per centomila.

Nessuna Regione supera però le soglie che portano alla zona gialla. Le Marche invece superano leggermente (10,5%) la soglia delle intensive, ma i ricoveri ordinari sono al 6,6%. Preoccupano le terapie intensive anche in Lombardia (9,1%), nel Lazio (9,4%), in Sicilia (9,5%) e in Valle d'Aosta (9,6%), tutte però con il tasso dei ricoveri ordinari ancora lontanissimo dal 15%. Occhi puntati anche sulla Calabria (dove il problema dei pochi posti letto disponibili negli ospedali è irrisolto da prima del Covid). 

Si va in zona gialla quando l'incidenza è superiore a 50 casi ogni 100mila abitanti, l'occupazione delle terapie intensive supera il 10% e quella delle aree mediche il 15%. La zona arancione scatta con un'incidenza di oltre i 150 casi ogni 100mila abitanti e se al contempo la soglia delle terapie intensive oltrepassa il 20% con i reparti ordinari al 30%. Per entrare in zona rossa invece all'incidenza pari o superiore a 150 casi per 100.000 abitanti devono abbinarsi un tasso di occupazione dei posti letto superiore al 40% in area medica e al 30% in terapia intensiva.

In zona gialla cambia pochissimo (mascherine all'aperto e limiti nei posti a sedere al chiuso allo stesso tavolo nei ristoranti) rispetto alla zona bianca. E' la zona arancione in concomitanza con il periodo pre-natalizio che non fa dormire sonni tranquilli ai governatori.

Il timore è soprattutto per "la ricaduta che tale situazione potrebbe avere sulla ripresa economica e sulle attività sociali, a poche settimane dalle festività natalizie", ha detto ieri il presidente della Conferenza delle Regioni e del Friuli, Massimiliano Fedriga. L’incubo della zona arancione a ridosso del Natale, sintetizza il Sole 24 Ore, con chiusure e restrizioni "insostenibili dal punto di vista economico e sociale. Per questo le Regioni premono e tornano a chiedere che si cambi il sistema delle fasce, escludendo le chiusure (in fascia bianca le discoteche e capienze ridotte per stadi, teatri,cinema; in arancione bar e ristoranti e centri commerciali nel weekend; in rossa anche i negozi) per chi si è vaccinato mentre i non vaccinati ma con tampone potrebbero continuare a partecipare alle attività essenziali come trasporti e lavoro", ipotizza il quotidiano di Confindustria.

"Se la situazione peggiora non penalizzare i vaccinati"

"Abbiamo lavorato per tenere il Paese aperto ma se fossimo costretti a cambi di colore e quindi a delle restrizioni, credo che non si possa penalizzare quell'85% di italiani che si sono vaccinati". Lo dice la ministra per gli Affari regionali e le Autonomie, Mariastella Gelmini, a 24 Mattino su Radio24. "Al momento non ci sono restrizioni in vista, ma se la situazione dovesse peggiorare nelle prossime settimane o nei prossimi mesi, credo che dovremmo tenere in seria considerazione le istanze delle Regioni" che chiedono misure a livello locale per contrastare la quarta ondata di pandemia, ha aggiunto.

Il test delle piste da sci aperte in zona rossa e arancione

Sarà possibile tenere aperte le piste anche se la località sciistica dovesse retrocedere dalla zona bianca o gialla alla zona arancione e rossa? Magari fissando in questo caso un tetto agli skipass per gli sciatori che dovranno ovviamente essere provvisti di green pass? L’indicazione arriva dalle nuove linee guida sulle riaperture delle attività economiche che sono state approvate ieri dalla Conferenza delle Regioni e che hanno incassato anche la validazione del Cts. Nulla è deciso però. Le linee guida per diventare operative devono essere validate dal Governo con una ordinanza del ministero della Salute e dovrebbe essere abolita la norma approvata a giugno scorso (legge 87/2021) che ha introdotto a lo stop agli impianti di risalita che si trovano in zona arancione e rossa.

Tra una settimana, il 26 novembre, apre infatti la stagione sciistica in molte località è non è chiaro quale sarà il destino nel caso ci fosse una escalation dei contagi con zone arancioni e rosse.

Green Pass europeo: come cambierà

Per la prossima settimana l'Ue sta preparando una revisione della raccomandazione relativa proprio al Green Pass. Il nuovo testo, che non è vincolante per i Paesi membri, sarà pronto probabilmente entro fine mese. La Commissione sta lavorando sul alcuni aspetti che riguardano in particolare la durata del Certificato. La regola che lo ha introdotto aveva una durata annuale. Il primo passo allora sarà la proroga di questo termine: un po’ come lo stato d’emergenza in Italia. Non solo. L’idea è poi di armonizzare la validità della certificazione verde. L’invito sarà quindi a indicare una scadenza non superiore ai nove mesi. Ma attenzione: l’Ue ha introdotto il Green Pass solo ed esclusivamente per consentire i viaggi all’interno dell’Unione. Per il momento la sua funzione non va oltre questo. L’applicazione — come nel nostro Paese — per recarsi a lavoro o per entrare nei luoghi pubblici rientra nelle competenze nazionali.

Bruxelles, scrive oggi Repubblica, potrebbe però decidere organizzare il Certificato in modo più stringente. Quindi oltre alla durata di nove mesi, è allo studio l’introduzione di un sistema misto con il regime cosiddetto del “semaforo”. Le aree a colore, quindi, resteranno e potrebbe essere accolta l’ipotesi di adottare il modello “2G” per chi viene dalle regioni “rosse” o “rosso scuro”. In quel caso il Certificato sarebbe valido solo per i vaccinati o per i guariti. Il tampone non sarebbe sufficiente a uscire dal proprio Paese. 

Green Pass Italia sarà valido 9 mesi

Validità del Green pass Italia che passerebbe da 12 a 9 mesi e somministrazione della terza dose di vaccino anti covid agli over 40 da iniziare subito. E ancora: la dose 'booster' potrebbe a breve diventare obbligatoria per il personale sanitario. Contro l'impennata dei contagi da coronavirus, e mentre le regioni spingono per un 'doppio binario' sui no vax , il governo prepara il suo piano per contrastare nuove infezioni nel tentativo di evitare - contrariamente a diversi Paesi europei - anche nuovi lockdown. Se sulla terza dose per chi ha superato i 40 anni l'annuncio è arrivato nella tarda serata di ieri, il Consiglio dei ministri si starebbe invece preparando già dalla prossima settimana ad adottare le nuove regole per la certificazione verde, anticipandone di ben tre mesi la scadenza dopo l'ultima somministrazione.

Una 'sforbiciata' della durata del Green pass da 12 a 9 mesi e obbligo a sottoporsi alla terza dose per il personale sanitario. Per ora, l'unica certezza, è che il governo adotterà queste due misure per contrastare l'aumento dei contagi - accelerando sulle vaccinazioni - in un Consiglio dei ministri che si terrà la prossima settimana.Ieri il tema, assicurano fonti di governo, non è stato trattato nel Cdm che ha adottato il decreto attuativo sull'assegno unico per i figli, ma la prossima settimana il dossier arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri. Non è ancora deciso se accompagnato da altre misure anti-Covid, come chiesto dal fronte dei governatori con alcune regioni in pressing per un Green pass 'rafforzato' contro i no vax.

Terza dose dal 22 novembre agli over 40

Terza dose di vaccino agli over 40, somministrazioni al via già dal 22 novembre in Italia. E' di ieri sera l'annuncio del commissario straordinario all'emergenza Coronavirus, Francesco Paolo Figliuolo, in una circolare inviata alle Regioni e alle Province Autonome. Le regioni potranno quindi anticipare il vaccino Covid per chi rientra nella fascia dai 40 ai 59 anni, si legge, "purché siano trascorsi almeno sei mesi dal completamento del ciclo primario di vaccinazione''.

La disposizione è stata adottata da ieri per la terza dose del vaccino Covid, si legge nella circolare, ''alla luce dell'evoluzione del quadro epidemiologico delle ultime settimane con il progressivo incremento dell’incidenza settimanale di nuovi casi e la crescita dei contagi, considerato che le attuali evidenze mostrano dopo circa sei mesi dalla vaccinazione un iniziale decadimento del livello di efficacia dei vaccini nei confronti delle forme sintomatiche, pur mantenendo una elevata capacità protettiva nei confronti delle forme severe di malattia, tenuto conto dell’attuale ampia disponibilità di vaccini e dell’elevata capacità di somministrazione dei punti vaccinali attualmente operativi, sentito il Ministero della Salute, ferme restando le priorità stabilite''. La decisione, conclude la circolare, è stata presa per "accelerare la campagna di somministrazione dei richiami per mantenere un'elevata protezione individuale'' nelle persone già vaccinate con il ciclo primario e ''ridurre il più possibile la trasmissione di Sars-Cov2 nella popolazione''.

"La curva del contagio sale nel nostro Paese e, ancora di più, nei Paesi europei vicini all'Italia", ha commentato il ministro della Salute Roberto Speranza. "Il vaccino è lo strumento principale per ridurre la diffusione del virus e le forme gravi di malattia. E' giusto, quindi, anticipare al 22 novembre la campagna per i richiami vaccinali per la fascia d'età 40-59 anni". Sulla dose 'booster', "il ministro della Salute Speranza ci ha preannunciato che sta preparando un provvedimento per l'obbligo della terza dose per i sanitari, che presumo dovrebbe partire dal primo dicembre". Così il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, aveva anticipato la notizia. "Il nostro parere è stato che la vaccinazione è lo strumento che ci ha fatto ridurre i contagi - aggiunge Anelli - e quindi non possiamo che essere d'accordo".

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