Venerdì, 25 Giugno 2021
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Riaprire la mobilità tra le regioni: chi deciderà il nuovo decreto Covid

Nessun nuovo consiglio dei ministri nel calendario del governo uscente e il 15 febbraio scade il divieto di spostamento tra le regioni. Lo scenario si fa più chiaro

A meno di una settimana dalla scadenza del divieto di spostamento tra le regioni non è ancora chiaro chi sarà - se il governo Conte in carica per gli affari correnti o il governo Draghi - a decidere se prorogare la limitazione decisa per contenere la diffusione del Covid o dare il via libera alla mobilità in tutta Italia. Il tempo stringe, il decreto con cui è stato prorogato il divieto in vigore dal 21 dicembre scorso scade alle 23,59 di lunedì 15 febbraio e, a sentire Giorgia Meloni, il presidente del Consiglio incaricato "ci ha tenuto a dire che quello è ancora materia del governo precedente, del governo in carica, come è corretto che sia fino a quando non si entra in carica".

Dalle parole della leader di Fratelli D'Italia dopo le consultazioni con il premier incaricato oggi a Montecitorio sembra quindi che Draghi non conta di essere in carica prima di quella spinosa scadenza ma a sentire fonti del governo uscente, il Conte bis, non ci sarebbe in programma alcun Cdm per approvare un nuovo decreto sul Covid. Anzi, spiegano fonti di primo piano dell'esecutivo in carica per gli affari correnti, sarebbe più corretto che una decisione di tale portata, che incide sulla limitazione delle libertà personali, venisse presa dal prossimo governo. Se così fosse dunque, uno dei primi atti del governo Draghi dovrebbe essere quello di decidere se proseguire sulla linea delle restrizioni per frenare la curva dei contagi o invece concedere più libertà.

Decreto Covid: quando riaprono le regioni

Sulle restrizioni e le chiusure "Draghi non ci ha detto come intende comportarsi quando gli abbiamo posto il problema delle misure in scadenza. Vediamo quali saranno i tempi. Ma dai tempi della piattaforma Rousseau mi sembra le cose slittino di qualche giorno", ha spiegato Meloni. Mentre chi nella vecchia maggioranza ha seguito da vicino l'evoluzione della curva epidemiologica è convinto che Draghi non potrà che confermare la linea della prudenza perché cambiarla ora per seguire la richiesta di maggiore libertà di alcune forze politiche, in presenza delle insidiose varianti, rischierebbe di far peggiorare rapidamente le cose.

In Parlamento tuttavia viene dato per certo un timing che vorrebbe l'ex numero uno della Bce salire al Quirinale per sciogliere la riserva già giovedì pomeriggio e giurare tra venerdì e sabato. E un governo, dopo il giuramento, seppure senza la fiducia delle Camere, è in carica, tanto che, come primo atto, convoca il Consiglio dei ministri per la nomina del sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Come secondo atto, se Draghi fosse in carica entro lunedì, dovrebbe dunque provvedere a decidere sulla mobilità tra le regioni.

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