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Mercoledì, 24 Aprile 2024
I nodi

Perché si torna a parlare tanto dei test Invalsi

Scontro sull'inserimento dei risultati degli invalsi nel curriculum dello studente. Cgil e M5S parlano di "schedatura" e chiedono al ministro Valditara un dibattito parlamentare sul tema

Sta generando polemiche la proposta di inserire i risultati dei test invalsi all'interno del "curriculum dello studente", un documento allegato al diploma di maturità che raccoglie le varie esperienze fatte dall'alunno negli anni delle scuole superiori, non solo in termini di rendimento, ma anche con riferimento alle attività extracurriculari svolte (volontariato, sport, musica, Pcto).

Il dibattito abbraccia diversi temi: la discrepanza tra i voti di maturità e risultati degli invalsi che si registra soprattutto nel Sud Italia, la privacy degli studenti e la libertà d'insegnamento, che verrebbero intaccate secondo chi si schiera contro l'inserimento dei risultati invalsi nel curriculum dello studente. Su questi ultimi due punti spiccano in particolare le critiche della Cgil e del Movimento 5 Stelle, che parlano di "schedatura" degli studenti e di "valutazione selettiva e performativa, finalizzata a cristallizzare le differenze piuttosto che a superarle".

La proposta risale al 2017 ma non è mai stata applicata

Le polemiche sul tema si stanno riproponendo in questi giorni, ma l'idea di inserire i risultati degli invalsi nel curriculum dello studente non è certo nuova. Già nel 2017 la proposta era diventata legge con la riforma cosiddetta "Buona scuola", ma un emendamento di Sinistra italiana aveva bloccato la norma nel febbraio 2020, prima che entrasse in vigore. Con la pandemia Covid gli invalsi erano stati sospesi ed è solo dall'anno scorso anno che i test son tornati ad essere sottoposti nelle scuole regolarmente.

Ora, il decreto n. 19 del 2 marzo 2024, che contiene le varie modifiche dettate dagli aggiustamenti del Pnrr, all'articolo 14 afferma la necessità che nel curriculum dello studente "in una specifica sezione siano indicati, in forma descrittiva, i livelli di apprendimento conseguiti nelle prove scritte a carattere nazionale distintamente per ciascuna delle discipline oggetto di rilevazione e la certificazione sulle abilità di comprensione e uso della lingua inglese".

La novità potrebbe quindi partire dal 2025, dal momento che i test invalsi dell'anno scolastico corrente sono già iniziati.

Il nodo della discrepanza tra Nord e Sud

Se la norma andrà in porto come da decreto, i risultati conseguiti dagli studenti agli invalsi saranno visibili alla commissione esaminatrice della maturità e, eventualmente, potranno essere richiesti dalle università e dai datori di lavoro. 

Fin dalla loro introduzione, gli invalsi hanno avuto uno scopo prettamente statistico, volto a rilevare il livello di preparazione degli studenti a livello nazionale, con un test per ogni disciplina di base, l’italiano, la matematica e l'inglese. La rilevazione permette ovviamente di confrontare le conoscenze degli studenti anche a livello territoriale. E qui entra in gioco il tema della discrepanza tra Nord e Sud e i voti di maturità mediamente più alti nelle regioni meridionali.

Uno studente su due esce dalle superiori con competenze inadeguate in italiano e matematica

Lo scorso anno, i risultati degli invalsi mostravano che, a livello di media nazionale, solo 1 studente su 2 era arrivato alla maturità con un livello sufficiente di preparazione in italiano e matematica. Al Nord si sale però a 2 studenti su 3, mentre al Sud la media scende. Un risultato che, per quanto invalsi ed esame di maturità si basino su presupposti e metodi di valutazione diversi, stride con il dato secondo cui le regioni con il numero maggiore diplomati con lode sono la Puglia e la Calabria (il 5,6%).

Da qui, la necessità di inserire un parametro più "oggettivo", quale il risultato degli invalsi, appunto.

Le obiezioni: "Così si schedano gli studenti"

Secondo la Flc Cgil "le modalità ingessate e standardizzate dei test Invalsi non significano niente, non ci dicono nulla di quel singolo studente. Per noi - afferma la la segretaria della Flc Cgil Graziamaria Pistorino - la valutazione deve essere formativa, deve cioè misurare i punti di partenza, gli obiettivi, partire dai contesti, migliorare la didattica, non dare, appunto un voto o applicare un bollino".

Il modello di scuola del ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara sarebbe, secondo il sindacato, improntato ad una valutazione"selettiva, performativa e dunque finalizzata a cristallizzare le differenze piuttosto che a superarle".

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Critico anche il Movimento 5 Stelle: "Chiediamo a Giuseppe Valditara di tornare indietro sulla sua decisione di inserire il risultato delle prove invalsi nel curriculum di studentesse e studenti. È una scelta sbagliata da un punto di vista scientifico, pedagogico e concettuale", afferma Antonio Caso, capogruppo M5S in commissione cultura alla Camera.

"Le prove invalsi servono per dare una indicazione nazionale sulla preparazione degli studenti, non per 'schedarli' singolarmente. Ma soprattutto: perché questi test, criticatissimi, dovrebbero prevalere rispetto al voto degli esami di maturità? È ancora una volta un modo per discriminare gli studenti del Sud, applicando un automatismo secondo cui se agli esami di maturità i loro voti sono maggiori di quelli dei colleghi del Nord, allora non sarebbero veritieri. Inoltre - prosegue Caso - si offende così il principio dell'autonomia scolastica e della libertà del corpo docente, cui è affidata la responsabilità del giudizio dell'alunno".

"Ma la cosa che ci lascia stupefatti - aggiunge il deputato M5S - è che una simile decisione non venga sottoposta al dibattito parlamentare e a quello pubblico ascoltando esperti e coloro che la scuola la vivono ogni giorno. Ci penseremo noi a portare questa questione in Parlamento. Sono in gioco i principi di uguaglianza, di libertà di insegnamento e di tutela delle individualità e della privacy dei nostri studenti".

Il nodo della privacy rileva con riferimento a un particolare indice, quello di "fragilità", che verrebbe introdotto nell'elaborazione dei risultati dei test. In merito, Flc Cgil si è appellata al Garante per la protezione dei dati personali "perché in questo modo - spiega la segretaria Pistorino - si arriva a una vera e propria schedatura individuale degli studenti fragili, potenzialmente discriminatoria. Un bollino che non ha alcun valore formativo, ma che cristallizza situazioni in atto".

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