Mercoledì, 22 Settembre 2021
Chiesa

Ostia ai divorziati, poco sui gay: vince Francesco, ma per un voto

Il Sinodo dei vescovi sulla famiglia porta a una svolta importante: cade il divieto assoluto di comunione ai divorziati. Il sì è arrivato con un solo voto di scarto. Timida apertura agli omosessuali, no alle unioni gay

ROMA - E' passata per un solo voto (178 sì su un quorum richiesto di 177) l'apertura della Chiesa ai divorziati, voluta da Papa Francesco. La parola chiave, "comunione", nella relazione finale del Sinodo sulla famiglia non c'è: se fosse stata citata esplicitamente probabilmente i bergogliani sarebbero andati sotto, come si direbbe in Parlamento. Ma il concetto, al netto del linguaggio un po' involuto, è chiaro: sarà il confessore, o il padre spirituale, che, in base alle indicazioni dei vescovi, deciderà caso per caso se dare o meno l'ostia, il sacramento dell'eucaristia ai divorziati risposati.

Il Sinodo "non è un Parlamento", "non è un parlatoio", aveva detto Papa Francesco aprendo, tre settimane fa, l'assemblea ordinaria, la seconda in due anni, dopo quella straordinaria dell'anno scorso, con la quale ha voluto radunare vescovi di tutto il mondo a Roma per parlare della famiglia. Alla fine, dopo un confronto serrato tra riformisti e rigoristi, Jorge Mario Bergoglio ha vinto l'assemblea.

LA VITTORIA DEL PAPA - Il tema scelto, la famiglia, divide la Chiesa. Ci sono culture diverse, sensibilità ideali e ideologiche differenti, questioni disparate. Tanto che al sinodo straordinario di un anno fa, alla fine, la relazione finale non aveva raggiunto il quorum dei due terzi su tre paragrafi relativi alle due questioni più controverse, la comunione ai divorziati risposati e l'omosessualità. La battaglia sinodale, quest'anno, non è stata meno agitata. Senza parlare degli eventi esterni al Sinodo, che pure hanno costituito un contrappunto mediatico, dal coming out del prelato polacco gay Krzysztof Charamsa alla vigilia dell'assemblea alla notizia smentita del tumore benigno del Papa, in aula e nei gruppi linguistici (circuli minores) sono andate in scena confronti, dibattiti, veri e propri scontri, filtrati appena da una comunicazione ufficiale vaticana che, in realtà, ha lasciato liberi i padri sinodali di dare interviste, twittare, pubblicare testi e interventi sui blog o sui giornali.

La tensione, a volte, è stata palpabile, come ha rilevato lo stesso Jorge Mario Bergoglio nel discorso finale, quando ha stigmatizzato senza mezzi termini che le opinioni più diverse sono state espresse "purtroppo talvolta con metodi non del tutto benevoli". Un riferimento, forse ad una lettera di critiche di 13 cardinali, tre dei quali capi dicastero (Mueller, Pell, Sarah), ma probabilmente anche a molto altro. Alla fine, però, il voto si è concluso con una vittoria del Papa. Tutti i 94 paragrafi della relazione finale hanno raggiunto il quorum dei due terzi.

LEGGI LA RELAZIONE FINALE DEL SINODO

COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI - Il paragrafo più importante è comunque passato per un soffio. In aula c'erano 265 padri sinodali su 270, la maggioranza qualificata era di 177 e il paragrafo 85 ha ottenuto 178 "sì", 80 "no" e 7 astenuti. Si tratta del paragrafo che stabilisce per le persone che, dopo un divorzio, si sono risposate civilmente, che "la responsabilità non è la medesima in tutti i casi" e dunque "è compito dei presbiteri accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento secondo l'insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del vescovo". La strada, probabilmente, è stata spianata dalla riforma che il Papa ha promulgato, poco prima dell'apertura del Sinodo, che semplifica la nullità matrimoniale: se una persona era sposata in Chiesa ma senza vera fede potrà ottenere più facilmente l'annullamento e risposarsi in un secondo matrimonio vissuto nella fede. La minoranza di ottanta padri sinodali, ad ogni modo, ben più consistente di quanto prevedevano le ipotesi più rosee alla vigilia del Sinodo mostra che gli uomini del Papa hanno dovuto faticare fino all'ultimo per ottenere questo risultato.

OMOSESSUALITA' - La relazione tocca molti altri punti. Pochi i passi avanti sulla questione dell'omosessualità: senza citare le coppie gay, la relazione sottolinea che "ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale", va "rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione". Per questo il Sinodo chiede "una specifica attenzione anche all'accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale".

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ostia ai divorziati, poco sui gay: vince Francesco, ma per un voto

Today è in caricamento