Martedì, 3 Agosto 2021
Cronaca Italia

Gioco d'azzardo, in 10 anni gli italiani hanno perso 180 miliardi: oro per le mafie

In Italia ci sono più slot machine che posti letto in ospedale. Questa la fotografia di un paese in cui la mafia prospera anche grazie al gioco d'azzardo: quello delle scommesse è un settore dal fatturato in crescita ma costi altissimi per la collettività

In Italia nel 2016 il settore del gioco d'azzardo ha fatturato 96 miliardi di euro, ma nelle tasche degli italiani quello che si registra è una perdita netta di 19 miliardi. Nonostante gli anni di crisi economica, nell'ultimo decennio gli italiani che si sono rivolti al mercato delle scommesse hanno perso 180 miliardi di euro.

"Attraverso la pubblicità le persone vengono a stimolate a giocare non a caso, si vendono 3.600 gratta e vinci al minuto – ha spiegato Filippo Torrigiani, consulente della Commissione parlamentare antimafia, curatore del dossier “Gioco sporco, sporco gioco. L’azzardo secondo le mafie".

"Ci sono circa 400mila macchinette nel nostro Paese, più dei posti letto a disposizione nei nostri ospedali, che si aggirano tra i 230mila e i 260mila".

"Il gioco d’azzardo costa sicuramente moltissimo alla collettività e certamente molto di più di ciò che crea, quantomeno in materia di socialità, aggregazione e legalità". È una riflessione contenuta nel dossier promosso dal Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, e presentato a Roma.

Gioco d'azzardo una lavatrice per i clan

Per le mafie il gioco d'azzardo permette di riciclare enormi quantità di denaro sporco, fare affari e rinforzare la propria presenza sui territori.

Dati alla mano, la legalizzazione del gioco, non ha eliminato gli interessi delle mafie. I clan riescono facilmente a 'fare sistema' tenendo insieme legale e illegale: per i malavitosi è facile trarre profitti attraverso pratiche di usura, riciclaggio, estorsione. Le indagini giudiziarie hanno messo in evidenza come negli ultimi tempi si registri un interesse prevalente, da parte delle associazioni criminali, per il gioco online e per il settore degli apparecchi da intrattenimento, le cosiddette 'macchinette'.

Il dossier ricorda anche i "gravi fatti di sangue nei confronti di soggetti appartenenti alla filiera del gioco", determinati dai forti interessi criminali che muovono il settore.

Le indagini giudiziarie sulle infiltrazioni mafiose nel settore dell'azzardo parlano chiaro: le mafie stanno investendo in modo sempre più massiccio e capillare in questo business, che permette di riciclare enormi quantità di denaro sporco, fare affari e rinforzare la propria presenza sui territori.

Anche per questo dal mondo dell'associazionismo arriva forte l'appello a far presto una legge che regolamenti il fenomeno nel suo complesso e che preveda misure mirate per ostacolare la presenza delle organizzazioni mafiose nel settore del gioco d'azzardo.

Mafie e gioco d'azzardo: una presenza capillare

“Tra il 2012 e il 2013 – ricorda il senatore Stefano Vaccari, componente della Commissione parlamentare antimafia – l’indagine 'Rischiatutto' della direzione distrettuale antimafia di Napoli e l’indagine Black Monkey della Dda di Bologna, hanno messo in luce chiaramente queste capacità: il reimpiego e il riciclaggio attuato dal clan Schiavone in rami di impresa in vario modo collegati al gioco, operando massicci investimenti nel territorio di Caserta e in Emilia Romagna, oppure tramite l’escalation economica di Nicola Femia che ha preso il via dalla provincia di Ravenna attraverso l’abusiva raccolta del gioco online impiegando siti web illegali, ovvero con la disseminazione di apparecchi truccati e dislocati in tutta la Regione”.

Emerge con forza anche da questo settore economico "il rapporto stretto che le mafie hanno saputo costruire in tutto il Paese, senza per forza aver bisogno della politica - prosegue Vaccari - come in alcune regioni del nord, ma coinvolgendo persone, professioni, imprese utili al raggiungimento dei loro obiettivi criminali".

"Le organizzazioni criminali sono riuscite a entrare nell’azzardo non solo perché girano un sacco di soldi, ma perché la normativa, dal 2003 ad oggi presenta molte falle, nelle quali le mafie hanno saputo inserirsi e adattarsi in modo tale che la loro presenza non fosse notata o, addirittura, legalizzata attraverso prestanome".

Gioco d'azzardo, la sporca rivoluzione dell'online

Gli introiti dalle New Slot e dalle video lottery rappresentano ben oltre il 50% del fatturato del gioco d'azzardo ma come chiarisce il dossier della Cnca appare sempre più rilevante l’evoluzione che sta avendo il gioco online.

Dai dati rilevati la spesa netta dei giocatori nel 2015 è stata di 327 milioni di euro, oltre il 30% in più rispetto all'anno precedente. In particolare Lottomatica ha rivestito un ruolo di primo piano raggiungendo, nel 2015, una quota di mercato del 15%. Seguono a ruota Sisal, con una quota media di mercato del 9,7%, e William Hill con l’8,3%.

Secondo le ultime stime, il mercato globale del gioco d’azzardo, a fine 2016, si è attestato su un valore di circa 470 miliardi di dollari, corrispondente alle riserve finanziarie di alcune super potenze mondiali, come pure al fatturato di aziende globali il cui organico supera gli 80mila dipendenti.

A novembre 2016 nella black list 6.205 siti di gioco

Nel luglio del 2015 sono stati ben 5.436 "i siti di scommesse non autorizzati, e quindi oscurati da Agenzia dei monopoli e delle dogane. L’ultimo aggiornamento in merito datato novembre 2016, chiarisce che ad oggi i siti di gioco che confluiscono nella ‘black list’ dell’Agenzia risultano essere 6.205.

Ma non c'è solo il mondo "clandestino": nella vastità delle scommesse autorizzate e normate dallo Stato, “le mafie hanno dimostrato attiva solerzia, soprattutto attraverso la pratica di match fixing che è la capacità di determinare e quindi alterare l’esito parziale o finale dei risultati degli avvenimenti sportivi, soprattutto mediante la compravendita dell’agire e dell’infedeltà degli atleti, e comunque la complicità di alcuni”.

I concessionari sono tenuti, in linea prioritaria, a specifici obblighi di trasparenza nonché di tracciabilità e identificazione per importi di vincita avvenuti su rete fisica superiori a 1.000 euro, a tutela dell’interesse generale, dell’ordine pubblico e dei giocatori, ma "se i flussi di gioco si inseriscono al di fuori del circuito legale e autorizzatorio italiano – rileva il dossier -, spesso vengono meno gli obblighi di identificazione e tracciabilità previsti nel perimetro nazionale".

Verso una nuova cultura della legalità

"Serve un’attività pedagogica per contrastare il fenomeno dell’azzardo, che è l’unico mercato nel quale legale e illegale si intrecciano". Lo ha sostenuto Luciano Violante, ex presidente della Camera dei deputati.

"È difficile spiegare agli utenti la differenza tra un gioco su un sito legale e un altro su un sito illegale. Le organizzazioni criminali si sono avvantaggiate della campagna di persuasione a giocare legalmente, perché non è stata accompagnata da una campagna equivalente che mette in guardia dai rischi del gioco d’azzardo".

I ritardi della legge, Baretta: "Non c'è sostegno di tutti"

C’è un motivo nel ritardo dell’emanazione del decreto applicativo dell’intesa raggiunta, lo scorso 7 settembre, nella Conferenza unificata Stato-Regione sul riordino dell’azzardo. Lo ha spiegato Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia con delega ai giochi.

"I decreti applicativi devono essere la traduzione dell’accordo raggiunto in seno alla Conferenza unificata del 7 settembre, ma, mi chiedo, l’intesa regge? Se pensiamo a quello che sta avvenendo in Piemonte, si capisce che la situazione è ancora molto aperta".

In Piemonte il 20 novembre è entrata in vigore una legge per il contrasto al gioco d’azzardo con regole più restrittive di quelle previste a livello nazionale dall’accordo, dove, ha precisato Baretta, “il compromesso è chiaro: le Regioni hanno chiesto di poter essere più severe in riferimento alla tutela della salute pubblica rispetto all’accordo e questo va bene. Ma c’è anche una tabella che prevede la riduzione delle slot: dove devono essere collocate lo slot lo decide la Regione, ma il numero deve essere rispettato”.

In Piemonte, ha aggiunto a margine rispondendo alle domande dei giornalisti, “si è verificata una situazione che, a nostro avviso, va ben oltre il quadro definito dall’intesa. Ma l’accordo può essere applicato solo se tutti i contraenti lo condividono e ritengono di sostenerlo. Questa è la ragione del ritardo del decreto”. Insomma, ha prospettato il sottosegretario, “se le Regioni non armonizzano i loro provvedimenti con l’intesa di settembre, ci saranno delle difficoltà”.

Per Baretta, infatti, il numero ridotto delle slot previsto dall’intesa garantirebbe “un equilibrio tra gioco legale e illegale, evitando un affermarsi del secondo”. Dei 3 decreti attuativi in attesa di essere approvati, quello che riguarda il contingentamento, secondo Baretta “potrà essere approvato a breve”, mentre quello sul nuovo sistema Awpr che controlla i giochi da remoto è “in ritardo perché la discussione si è protratta nel tempo, ma in quest’ultimo caso si tratta di specifiche tecniche, e comunque sarà approvato a breve”.

Gioco d'azzardo, le proposte dell'antimafia

Il dossier, che si propone di scardinare il pensiero comune sul gioco d'azzardo, si conclude le proposte di modifica normativa rivolte al legislatore, come ricordato anche da componente della commissione antimafia Vaccari: "Barriere all’ingresso, revisione delle sanzioni penali e amministrative, rafforzamento delle misure antiriciclaggio per la tracciabilità delle vincite, politiche antimafia e ruolo delle autonomie locali, una nuova governance del settore".

Scarica il Dossier: "Gioco sporco, sporco gioco"

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