Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca

Suicidio assistito, che cosa cambia da oggi: non ci sono più alibi per il parlamento

Dopo la storica sentenza della Corte Costituzionale in merito alla vicenda di Marco Cappato, che apre al suicidio assistito (solo in determinati casi), la palla passa in mano al parlamento. Nel nostro Paese "nessuno più come dj Fabo dovrà andare all'estero"

Cambia davvero tutto dopo l'attesa sentenza della Corte Costituzionale che apre al suicidio assistito, ammesso però solo in talune condizioni. "Non è punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli" spiegano i giudici della Corte costituzionale che si è riunita in camera di consiglio per esaminare le questioni sollevate dalla Corte d’assise di Milano sull’articolo 580 del Codice penale riguardanti la punibilità dell’aiuto al suicidio di chi sia già determinato a togliersi la vita.

Marco Cappato rischiava fino a 12 anni di carcere

La questione era stata sollevata dai giudici in merito alla vicenda di Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, che rischiava fino a 12 anni per aver accompagnato Fabiano Antoniani, in arte dj Fabo, tetraplegico in seguito a un incidente, a morire in una clinica svizzera.

La Corte, in attesa di un indispensabile intervento del legislatore, "ha subordinato la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017) e alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del SSN, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente". La Corte sottolinea che "l’individuazione di queste specifiche condizioni e modalità procedimentali, desunte da norme già presenti nell’ordinamento, si è resa necessaria per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili, come già sottolineato nell’ordinanza 207 del 2018. Rispetto alle condotte già realizzate, il giudice valuterà la sussistenza di condizioni sostanzialmente equivalenti a quelle indicate".

Suicidio assistito, che cosa cambia adesso

Ora il tribunale di Milano deve riprendere il giudizio che aveva lasciato in sospeso dopo aver interpellato la Corte Costituzionale per mettere la parola fine sulla vicenda: pura formalità. La Corte adesso chiede al parlamento di legiferare: sono di fatto ferme 10 proposte di legge sull'argomento, le Camere sono in stallo.Lo scontro sarà duro in Aula, ma la strada appare segnata perché un accordo Pd-M5s-Leu sull'argomento, delocato, appare possibile,

"Nessuno più come dj Fabo dovrà andare all'estero, lasciare il suo Paese e gli affetti negli ultimi momenti della sua vita": lo sottolinea l'avvocato Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni e coordinatore del collegio di difesa di Marco Cappato, dopo la decisione della Corte costituzionale che ha stabilito la non punibilità,a determinate condizioni, dell'aiuto al suicidio.

"Questa decisione apre le porte ad una buona legge, che non si potrà mai distaccare dai principi indicati dalla Consulta. Leggiamo in anticipo, in attesa del deposito della sentenza, alcune delle indicazioni che sono molto precise e molto tassative: l'aiuto al suicidio rimane un reato tranne nei casi espressamente stabiliti e in questi casi va a sopperire il vuoto che il Parlamento non ha colmato con una legge, ma ora la Consulta ha aperto la strada affinché possa emanare una buona legge", ha spiegato l'avvocato Gallo ad Askanews, aggiungendo che "la decisione è un successo. Ora nel caso specifico di Marco Cappato riprenderà il processo e sarà la Corte di Assise di Milano a stabilire la sussistenza nel caso di dj Fabo delle condizioni previste dalla Consulta per la non punibilità". Ma l'esito positivo è dato per scontato.

"Ora - prosegue commossa l'avvocato - nessun italiano in quelle condizioni di sofferenza come Dj Fabo dovrà andare all'estero, dovrà rinunciare ai propri affetti nel momento finale della propria vita. Potrà rimanere nel proprio Paese. Questo è un riconoscimento di cittadinanza". "Siamo in attesa del deposito della sentenza, che scenderà nei dettagli ma in ogni caso il Servizio sanitario nazionale dovrà quindi ora rendere possibile la realizzazione di quanto stabilito dalla Consulta", sottolinea Gallo, ovvero "il diritto di scegliere fino alla fine".

Resta ora - nonostante la piena efficacia della decisione della Consulta - la richiesta di una legge del Parlamento che disciplini tutta la delicata materia del fine vita. Dopo 34 anni dalla prima proposta di legge, del deputato Loris Fortuna, "ora è il tempo, e l'associazione Coscioni continuerà a battersi per questo".

Dj Fabo, Valeria Imbrogno: "Abbiamo vinto noi"

 "Adesso sì. Adesso so che tutte le fatiche, la stanchezza e la sofferenza di Fabo non sono state inutili. Questa vittoria è per lui. È per un uomo che se n`è andato sapendo di aver tirato un pugno potente a un avversario assurdo. Il resto del match lo abbiamo vinto noi, tutti quanti assieme". Così Valeria Imbrogno, ex compagna di dj Fabo sulla svolta sul suicidio assistito in un'intervista al Corriere della Sera.

"Alla fine mi aspettavo che andasse così, era qualcosa di più di una speranza. Ho avuto la netta sensazione che fossimo finalmente arrivati al punto. Ho sempre confidato nel fatto che i giudici fossero persone illuminate - dice - Io sono serena, da sempre. Ciascuno è libero di usare la propria coscienza come meglio crede. Il limite, però, è non imporre agli altri le sue decisioni. È una regola semplice. Il corpo di Fabo era diventato una gabbia e lui ha vissuto in quella prigione per due anni e nove mesi, cieco, tetraplegico, con dolori inenarrabili e difficoltà crescenti ogni santo giorno. Se una persona in queste condizioni sogna di morire a casa sua trovo profondamente ingiusto che qualcun altro gli dica di no. E allo stesso modo è stato ingiusto, finora, rischiare una condanna per aver accompagnato persone come lui a morire altrove". E "se fosse qui gli direi: hai visto cosa siamo stati capaci di fare?
Siamo riusciti a cambiare perfino la vita più bella del mondo"

Fine vita, ora tocca a parlamento e governo

Molti parlamentari chiedono che si faccia in fretta, ma che soprattutto si facciano le cose per bene. "Si riparta dal parlamento - afferma la presidente della Commissione Giustizia di Montecitorio, Francesca Businarolo - e con la nuova maggioranza politica, spero davvero che troveremo la serenità per fare una legge equilibrata, rispettosa di tutti gli orientamenti culturali e che tenda una mano a chi si trovi nella drammatica condizione di decidere della propria vita". Businarolo nel corso dell'esame della pdl popolare sul fine vita, si era pronunciata perché i gruppi lascino libertà di voto ai propri parlamentari.

D'accordo con Businarolo anche il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci: "La Consulta fa chiarezza, ora il Parlamento deve fare presto. La sedazione palliativa profonda è 'unica sintesi possibile in questa legislatura - afferma -. Il disegno di legge che presentai a novembre scorso insieme a Maria Antonietta Farina Coscioni e firmato da un gruppo di senatori del Pd, risponde alla sentenza della Corte Costituzionale e può trovare una maggioranza di parlamentari disposti a votarlo. L'importante è che non si perda altro tempo".

E' d'accordo anche la senatrice Pd Valeria Fedeli capogruppo in commissione Diritti umani: ''Ora che la Corte Costituzionale ha chiarito che non è punibile chi a certe condizioni agevola intenzione di suicidio, la politica deve fare la sua parte'' spiega. Le fa eco anche Monica Cirinnà, senatrice Pd e prima firmataria del ddl 1494, in tema di aiuto medico a morire. ''Adesso è il momento di agire - sottolinea Cirinnà - leggeremo con attenzione la sentenza e lavoreremo per dare risposta alla domanda di riconoscimento che proviene dal corpo dei malati".

Giuseppe Brescia (M5S), presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera aggiunge: "È dovere politico e istituzionale della commissione Affari Costituzionali della Camera esaminare la sentenza della Corte Costituzionale sul fine vita. Ne abbiamo discusso proprio oggi nel corso dell'ufficio di presidenza in commissione, su proposta del collega Ceccanti. Spero che il nostro lavoro potrà essere la base per un intervento legislativo risolutivo e rispettoso dei diritti fondamentali della persona''.

Le Iene, Giulio Golia: "Più liberi grazie a Fabo e Cappato"

"Da oggi saremo tutti più liberi. Grazie al coraggio di dj Fabo che ha voluto raccontare la sua storia e le sue sofferenze, alla forza della sua fidanzata Valeria che gli ha prestato la voce. E grazie a Marco Cappato che non ha avuto paura delle conseguenze ed é sempre stato al suo fianco". Lo afferma all'Adnkronos Giulio Golia, l'inviato del programma 'Le Iene' che si occupò del caso di dj Fabo, il quale in una intervista prima di morire gli raccontò la sua vita dopo il terribile incidente.

Le lacrime di Mina Welby: "Tra i giorni più belli della mia vita"

All'uscita della sentenza della Corte Costituzionale "mi sono venute le lacrime agli occhi, le parole si sono strozzate. Sono infinitamente emozionata: 25 settembre, una giornata storica! La ricorderò tra i giorni più belli della mia vita, perché adesso so che tutti gli italiani sono liberi fino alla fine. Anche quelli contrari, perché a nessuno viene imposto nulla ma per qualcuno c'è la possibilità di una morte opportuna come chiesta dalla persona". Lo ha detto all'Adnkronos Mina Welby, moglie di Piergiorgio, che dopo la morte del marito ha proseguito il suo impegno sui temi dell'autodeterminazione e delle scelte di vita e fine vita. Una battaglia in nome di Piergiorgio. "Tutto è cominciato più di 13 anni fa - racconta Mina Welby -. Era il 2002 quando Piergiorgio ha aperto il forum eutanasia. Ho collaborato e ho fatto ricerche con lui, anche se non era affatto facile. Siamo andati avanti per tanti anni. Piergiorgio voleva l'eutanasia e io gli ho detto: 'io ti aiuterò'. L'ho fatto abbassando lo schienale del letto. E' morto addormentato e non si è accorto di nulla. Quella sera non ho pianto, l'hanno fatto Marco Pannella e Marco Cappato. Poi dopo nel suo nome ho preso il testimone".

Eutanasia, Quagliariello: "Suicidio di Stato"

“E’ inutile girarci attorno: da stasera non abbiamo il trionfo dell’autodeterminazione ma, completando l’opera avviata con la legge sulle Dat, il suicidio di Stato conclamato”. Lo dichiara il senatore Gaetano Quagliariello, leader di ‘Idea’, commentando la sentenza della Corte costituzionale sulla questione della punibilità dell'aiuto al suicidio sollevata dai giudici per la vicenda di Marco Cappato sul caso di Dj Fabo.

“La sentenza della Corte Costituzionale, di cui attendiamo il deposito per una compiuta cognizione – prosegue –, smentisce coloro che nel fronte ‘pro life’ ritenevano che questo momento non sarebbe mai arrivato e per questo hanno fatto perdere tempo prezioso e direi ‘vitale’. E smentisce quanti, anche nelle aule parlamentari, avevano negato che la legge 219 sulle Dat contenesse in sé il principio eutanasico. Ci auguriamo che tutti, nel fronte dei difensori della vita – conclude Quagliariello -, prendano atto della situazione e siano pronti a salvare il salvabile senza massimalismi, tatticismi e dilazioni”.

La Chiesa cattolica contraria al suicidio assistito

 "Si può e si deve respingere la tentazione - indotta anche da mutamenti legislativi - di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l'eutanasia". I Vescovi italiani - scrive una nota della presidenza Cei dopo la sentenza della Consulta sul fine vita - si ritrovano unanimi nel rilanciare queste parole di Papa Francesco. In questa luce esprimono il loro sconcerto e la loro distanza da quanto comunicato dalla Corte Costituzionale. La preoccupazione maggiore è relativa soprattutto alla spinta culturale implicita che può derivarne per i soggetti sofferenti a ritenere che chiedere di porre fine alla propria esistenza sia una scelta di dignità. I Vescovi confermano e rilanciano l'impegno di prossimità e di accompagnamento della Chiesa nei confronti di tutti i malati. Si attendono che il passaggio parlamentare riconosca nel massimo grado possibile tali valori, anche tutelando gli operatori sanitari con la libertà di scelta.

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