Martedì, 20 Aprile 2021
Spy story tra Italia e Russia

I documenti top-secret di Biot. L'ufficiale: "Mai messo in pericolo l'Italia"

Nella scheda di memoria di Walter Biot sono state trovate 181 fotografie riguardanti documenti cartacei. Alcuni di questi erano classificati come ''riservatissimi''. 

Walter Biot (Foto Ansa)

"Non è mai stata messa a repentaglio la sicurezza dello Stato": questa la difesa di Walter Biot, l'ufficiale di Marina arrestato per spionaggio in un parcheggio di Roma mentre cedeva una pen drive contenente documenti classificati ad un ufficiale russo. Ma cosa c'era in quella pennetta? A quali documenti aveva accesso Biot? Ad alcune di queste domande ha risposto l'ordinanza del gip di Roma.

I documenti top secret di Walter Biot

Ttra gli oggetti sequestrati a Walter Biot dopo l'arresto c'è una scheda di memoria, in cui gli inquirenti hanno trovato 181 foto di documenti cartacei classificati. Nel dettaglio, come specificato nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Roma, Antonella Minunni, si parla di nove documenti di natura militare classificati come ''riservatissimi" e 47 di tipo "Nato Secret".

Biot era in servizio all'ufficio Politica militare e programmazione dello Stato maggiore della Difesa, un settore che dà accesso a documenti molto delicati e ''coperti da segreto preordinati alla sicurezza della Stato''. L'ufficiale di Marina arrestato in particolare si occupava della "proiezione degli assetti italiani della Difesa in teatri operativi esteri e anche di operazioni Nato, Ue e Onu".

Le foto e la pen drive per le spie russe: ecco come agiva l'ufficiale italiano arrestato

Biot è stato sorpreso dai carabinieri dei Ros nel parcheggio di un supermercato nei pressi di Roma, ma quella non era la prima volta che ''passava' qualcosa all'ufficiale accreditato all'ambasciata di Mosca. Le indagini hanno portato alla luce un'attività tutt'altro che sporadica: "Modalità esecutive - si legge nell'ordinanza - che mostrano in maniera palmare l'estrema pericolosità del soggetto stante la professionalità dimostrata nel compimento delle suddette azioni desumibile dai parecchi strumenti utilizzati (4 smartphone) e dagli accorgimenti adottati".

"Gli elementi sono sintomatici dello spessore criminale dell’indagato che non si è posto alcuno scrupolo nel tradire la fiducia dell’istituzione di appartenenza al solo fine di conseguire profitti di natura economica" scrive il gip di Roma. "Tali accurate modalità nell’agire - si legge - quali ad esempio l'inserimento della scheda Sd all'interno del bugiardino dei medicinali così come il fatto che dai telefoni in suo possesso non emergono appuntamenti o contatti con l'agente russo".

Nelle prossime settimane è previsto un incontro tra i vertici della Procura militare e ordinaria per fare il punto sull’indagine. Obiettivo fra l’altro, anche quello di valutare il tema della competenza, che può avere carattere concorrente o esclusivo.

''Non ho messo in pericolo l'Italia''

Intanto Walter Biot, attraverso il suo avocato Roberto De Vita, ha fatto sapere che i documenti divulgati non rappresentano dei pericoli per il nostro Paese:  "Dei fatti contestati non ci sono notizie che possano aver messo a repentaglio la sicurezza dello Stato, non ho mai messo in pericolo l’Italia. 

"Il mio assistito - spiega il difensore dell'ufficiale della Marina Militare - mi ha riferito di una gravissima fragilità economica legata a una situazione familiare. Sa di doversi difendere da accuse gravi ma siamo certi che i fatti verranno ridimensionati".

Una spy story in cui ci sono ancora molte domande senza risposta, come le motivazioni che hanno spinto Biot a vendere dei documenti top secret. Secondo i suoi familiari, a spingere il 56enne in questo ''giro'' sarebbe stata la crisi economica, un gesto mosso dalla disperazione. Alle parole della moglie, Claudia Carbonara, si sono aggiunte quelle del figlio più grande: "Di mio padre l'ho scoperto dalla tv, mi sono informato sulle agenzie. Ho saputo più dai media che dai carabinieri. Io sono all'oscuro di tutto. Unica cosa, se mio padre lo ha fatto, è per la famiglia, per mantenere noi e la casa. Non certo per andare contro la patria e lo Stato visto che li ha serviti per 35 anni".

"Mio padre ha fatto la seconda Guerra del Golfo - si è sfogato il 35enne su Repubblica - è stato in Afghanistan, in Iraq. Questa è una cosa che ci metterebbe nei guai, io già ho problemi a lavoro e mia sorella anche. Ho un impiego part time, faccio giardinaggio. Se lo congedano siamo finiti, ci tolgono i bambini minorenni perché non possiamo mantenerli e io ho già avuto problemi con la legge".

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