rotate-mobile
Martedì, 25 Giugno 2024
Il caso / Afghanistan

Quegli afgani dimenticati nei campi profughi mentre l'Europa si gira dall'altra parte

Sono scappati dall'Afghanistan molto prima dei fatti di questi giorni, ma il loro viaggio si è fermato al confine tra Bosnia e Croazia respinti dalla polizia di frontiera. Che succederà ora che Kabul è caduta?

 "Siamo di fronte a un paradosso: da una parte c'è un ponte aereo, dall'altra migliaia di persone bloccate da anni che vivono in condizioni terribili...". Silvia Maraone lavora per la Ong Ipsia Acli che opera dal 1997 in Bosnia Erzegovina dove sostiene progetti a tutela dei rifugiati e richiedenti asilo lungo la rotta balcanica. Sono migliaia i disperati accampati al confine con la Croazia: circa 7mila in tutto il Paese, di cui almeno 6 o 700 nel solo campo di Lipa, a poca distanza dalla città di Bihać, distrutto lo scorso dicembre da un incendio che ha lasciato centinaia di migranti senza alloggio. La metà degli ospiti di questo campo sono afgani arrivati qui molto prima che Kabul cadesse nelle mani dei talebani.

"Alla fine passano tutti, restano indietro le persone più vulnerabili"

In gergo il tentativo di oltrepassare il confine croato ed entrare in Ue lo chiamano "the game", il "gioco". Un gioco che può finire in tragedia, com'è successo poche settimane fa nei pressi di Novi Grad dove un bimbo di 5 anni è annegato mentre stava attraversando il fiume Una insieme alla famiglia. I cooperanti parlano di "comportamenti ingiustificabili da parte delle polizie europee" nell'operare i respingimenti e di episodi di violenza consumati sulla pelle dei migranti. Che però non si arrendono quasi mai. "Sono stata prima in Serbia e poi in Bosnia. Ci provano 10, 20, 50 volte e alla fine passano quasi tutti" racconta Maraone raggiunta al telefono da Today. "Rimangono indietro le persone più vulnerabili, le famiglie con figli o le persone con handicap fisici. È solo un fatto di fortuna o di soldi. Chi ha molti soldi ha la possibilità di farcela velocemente. Altri sono costretti a fermarsi per lavorare e a volte il viaggio può durare anche anni".

Quello di Lipa è un campo ancora improvvisato dopo l'incendio dello scorso anno. Ma ci sono anche migranti (si parla di circa duemila persone in tutta la Bosnia) che vivono con mezzi di fortuna nei boschi e nelle foreste della zona, spesso in tuguri fatiscenti o in case abbandonate. "Non hanno elettricità, non hanno cibo… sono lasciati in condizioni terribili e si arrangiano grazie a chi porta loro qualche aiuto". Per anni l'Europa ha fatto finta di nulla, voltando la testa dall'altra parte. Anche a chi arrivava dall'Afghanistan.

migranti lipa 2-2

La fortezza Europa si sta blindando

Cosa accadrà ora che Kabul è caduta? "Sia le organizzazioni umanitarie che operano sulla rotta balcanica sia i politici si aspettano un aumento dei numeri, ma questo non accadrà nel breve periodo. Se dovesse esserci un nuovo flusso migratorio penso che arriverà dopo l'inverno" dice la cooperante di Ipsia. "Ci sarà un primo spostamento verso i paesi confinanti, Pakistan e Iran che già ospitano milioni di afgani, bisogna capire quali saranno le politiche europee…".

Le avvisaglie non sono buone. "Stiamo assistendo ad un rafforzamento delle misure di contingentamento. Vengono alzate barriere tra la Turchia e l'Iran ma anche la Grecia che ha costruito 40 chilometri di muro verso la Turchia. La fortezza europa si sta blindando. C'è un presidio tecnologico a difesa delle frontiere che ha dei costi allucinanti, se tutti questi soldi fossero stati spesi in politche di accoglienza e di cooperazione si sarebbe forse visto uno scenario differente". 

Manfredonia (Acli): "L'Ue deve farsi carico di queste persone"

Secondo Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli, in tutta la Bosnia oggi ci sarebbero circa 1.500 afgani che aspettano di varcare il confine. "Noi abbiamo lì sei centri temporanei - dice a Today -, tutti vicino al confine con la Croazia. Sono profughi che arrivano dalla Siria, dal Pakistan e dall'Afghanistan". E che l'Ue ha respinto. "Il tema è che il permesso di soggiorno per motivi umanitari ad oggi non viene concesso perche l'Afghanistan era considerato un Paese sicuro. In questi giorni abbiamo visto che quei territori non erano poi così sicuri". 

"Ora è importante che l'Europa si faccia carico di queste persone" continua il presidente di Acli. "Il diritto di asilo va concesso non solo agli afgani che arrivano coi ponti aerei, ma anche ai migranti che sono già alle porte dell'Europa. E lo dico chiaramente: non possiamo dividere le famiglie accogliendo solo donne e bambini.  Dobbiamo pensare a come poter integrare queste persone senza averne paura. Sono profughi che fuggono da situazioni difficili create anche dal democratico occidente. E si tratta un afflusso tutto sommato minimo rispetto alle capacità del nostro Paese e della nostra Europa". 
 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Quegli afgani dimenticati nei campi profughi mentre l'Europa si gira dall'altra parte

Today è in caricamento