Martedì, 16 Luglio 2024
il resoconto / Cina

"Alla Russia le terre occupate in Ucraina": il piano di pace cinese dettato da Mosca

Alla Russia andrebbe lasciato il possesso delle parti dell'Ucraina che occupa ora, ovvero delle regioni annesse: sarebbe questo il messaggio che Li avrebbe recapitato all'Europa nel corso della sua visita

Dallo scorso 16 maggio, Li Hui, l'inviato speciale di Pechino sulla crisi ucraina, ha intrapreso un tour diplomatico in Europa per trovare una soluzione politica al conflitto tra Russia e Ucraina. A distanza di 10 giorni di colloqui e incontri con altri funzionari a Kiev, Varsavia, Parigi, Berlino, Bruxelles, Li è giunto a Mosca, ultima tappa del suo viaggio. 

L’obiettivo del viaggio è sentire tutte le parti coinvolte e porre le basi di un negoziato di pace. Ma è difficile che l’inviato presenti nuove proposte concrete, oltre a quelle già citate nel documento programmatico di 12 punti presentato pochi giorni prima del primo anniversario dello scoppio della guerra. Quello che è certo è l'intenzione del gigante asiatico: con il tour diplomatico di Li, Pechino mira a mostrarsi neutrale e dare un’immagine di potenza responsabile. 

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Il lungo (fallimentare) tour

Negli incontri avuti finora, Li ha ribadito la proposta in dodici punti per la soluzione politica del conflitto avanzata dalla Cina il 24 febbraio scorso, primo anniversario dall'invasione dell'Ucraina da parte dei soldati di Mosca, accolta con scetticismo in Occidente. La missione diplomatica del rappresentante speciale per gli Affari Eurasiatici di Pechino si è presentata insidiosa sin dalla prima tappa, quella di Kiev, dove il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha richiamato l'inviato cinese al rispetto della sovranità nazionale.

"Kuleba ha informato l’inviato speciale del governo cinese sui principi del ripristino di una pace sostenibile e giusta, basata sul rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale", si legge nella nota di Kiev. "Ha sottolineato che l'Ucraina non accetta alcuna proposta che implichi la perdita dei suoi territori o il congelamento del conflitto", si legge ancora in un richiamo che però non ha smosso la Cina dalla sua posizione. Il gigante asiatico vuole infatti trovare il "massimo comune denominatore per la risoluzione della crisi ucraina e adoperarsi per il cessate il fuoco". Tradotto: l'Ucraina deve abbandonare l'idea di ottenere tutti territori occupati dai russi, compresi quelli risalenti al 2014. Scenario respinto da Kiev. 

A Varsavia, il rappresentante cinese ha ribadito l'impegno a favore dei colloqui di pace, durante l'incontro con il vice ministro degli Esteri polacco, Wojciech Gerwel. Sulla base del documento formulato da Pechino per la soluzione politica del conflitto, ha detto l'inviato cinese, "la Cina è disposta a rafforzare il dialogo con tutte le parti" per "accumulare gradualmente consenso e gettare solide basi per il cessate il fuoco".

La ricerca del consenso internazionale viene messa in primo piano anche nelle ultime due tappe dell'inviato cinese, quelle di Parigi e Berlino, dove Li ha sottolineato che la Cina vuole arrivare ad "accordi politici". Nella lettura degli incontri avuti a Parigi con il direttore generale degli Affari Politici e di Sicurezza del ministero degli Esteri francese, Frederic Mondoloni, la Cina afferma che "il consenso si sta gradualmente accumulando".

Visione differente dall'Eliseo. Parigi sottolinea la "piena responsabilità" della Russia nella guerra e si dice convinta che la Cina possa giocare "un ruolo costruttivo" con la sua visione per il ritorno a una "giusta a duratura pace in Europa" in linea con il diritto internazionale, "in particolare sulla sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina". Parigi non vuole distanziarsi troppo da Pechino, dove il mese scorso il capo dell'Eliseo, il presidente francese Emmanuel Macron è stato accolto con tutti gli onori riservati a un grande amico dal numero uno della Cina, Xi. Il presidente cinese vuole infatti attirare dalla sua parte uno dei paesi più importanti dell'Europa in un clima geopolitico sempre più teso tra Pechino e Washington. 

La Cina vuole lasciare le regioni annesse alla Russia

Le parole di Li non gettano acqua sul fuoco. Alla Russia andrebbe lasciato il possesso delle parti dell'Ucraina che occupa ora, ovvero delle regioni annesse: sarebbe questo il messaggio che Li avrebbe recapitato all'Europa nel corso della sua visita di questi giorni.

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Gli Stati Uniti e i loro alleati in Europa dovrebbero affermare la loro autonomia e chiedere un immediato cessate il fuoco, lasciando la Russia in possesso di parte delle aree che occupa ora in Ucraina, ha detto l'inviato cinese per l'Ucraina, secondo quanto riporta il Wall Street Journal. La testata americana racconta che Li ha invitato i governi europei a vedere la Cina come un'alternativa economica a Washington e muoversi rapidamente per mettere fine al conflitto fra Russia e Ucraina. Pur convinti che sia troppo presto per respingere i tentativi di Pechino, i governi europei - aggiunge il Wall Street Journal citando vari funzionari - avrebbero dubbi sulla capacità della Cina di agire con onestà vista il suo allineamento con la Russia, e avrebbero respinto i tentativi della Cina di dividere l'occidente.

Proprio ieri, l'inviato speciale cinese per la crisi ucraina ha chiesto all'Unione Europea di rafforzare la propria autonomia strategica e compiere sforzi per la stabilità del continente europeo, nel corso di un incontro con i funzionari di Bruxelles, Frederic Bernard, capo di gabinetto del presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, e il vice segretario generale dell'Agenzia Europea per l'Azione Esterna, Enrique Mora. Richiesta che mira a cementare i rapporti tra Pechino e Bruxelles, che - secondo le intenzioni del gigante asiatico - deve allontanarsi dalla "mentalità da Guerra Fredda" degli Stati Uniti. 

Lo scetticismo dell'Occidente

La tappa a Mosca, dove Li ha avuto un incontro con il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, conclude quindi la missione del rappresentante cinese per gli Affari Eurasiatici. Russia e Cina "hanno manifestato la disponibilità a rafforzare ulteriormente la cooperazione in materia di politica estera, sempre volta a mantenere pace e stabilità nella regione e nel mondo intero". È quanto si legge nel comunicato diffuso dal ministero degli Esteri di Mosca dopo l'incontro nella capitale russa tra il capo della diplomazia, Sergei Lavrov, e Li Hui, che tra l'altro è stato ambasciatore in Russia tra il 2009 e il 2019. 

Mentre è veniva diramata la nota dell'incontro tra i due alti funzionari, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha avuto un colloquio telefonico con l'omologo russo Putin, per affermare la disponibilità del Brasile, insieme a India, Indonesia e Cina, a dialogare per la pace in Ucraina.

Il ruolo della Cina negli sforzi per la soluzione del conflitto risente, però, proprio dei sospetti legati ai rapporti con la Russia, sotto i riflettori, durante la visita a Pechino del primo ministro russo, Mikhail Mishustin.

La Cina non ha mai condannato l'invasione dell'Ucraina da parte dei soldati di Mosca, e non fa mistero dei legami con la Russia: l'intesa tra Xi e il leader del Cremlino, Vladimir Putin, è stata celebrata anche durante la visita a Mosca di marzo scorso del leader cinese, pochi giorni dopo l'inizio del terzo mandato presidenziale. Cina e Russia, ha detto qualche giorno fa Xi, devono "sostenersi fermamente a vicenda" sugli "interessi fondamentali" e approfondire la cooperazione. Pechino ha sempre difeso come "normale" la cooperazione con Mosca, di fronte ai sospetti dell'Occidente e del G7, che ha preso di mira proprio Cina e Russia nell'ultimo vertice di Hiroshima.

La contrapposizione con le sette grandi economie, a cominciare dagli Stati Uniti, è netta: per la Cina la cooperazione con la Russia "non prende di mira terze parti", mentre il G7 "diffama e attacca" Pechino.

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