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Martedì, 16 Aprile 2024
La guerra / Ucraina

Sulla controffensiva dell'Ucraina i nodi delle divisioni tra i suoi alleati

Kiev ha assicurato di essere pronta alla riconquista dei territori occupati dalla Russia. Ma l'Europa fatica a consegnare le munizioni promesse, mentre l'adesione alla Nato è ancora lontana

Secondo quanto reso noto dagli Stati Uniti, l'offensiva invernale della Russia nel Donbass sarebbe stata un fallimento: oltre 20mila morti e scorte militari esaurite a fronte di scarsi risultati sul campo. Ecco perché l'Ucraina è pronta a sfruttare la primavera per lanciare la sua risposta: la preparazione per la controffensiva di Kiev è "nelle fasi finali", ha assicurato il ministro della Difesa Oleksii Reznikov. Il quale, però, ha tenuto anche a mandare un messaggio ai suoi alleati: il successo di questa operazione è anche "nell'interesse della sicurezza dei loro Paesi e dei loro popoli". Un messaggio dietro il quale si cela forse l'irritazione di Kiev per quanto sta avvenendo sul fronte occidentale, quello che va dall'Europa agli Stati Uniti. Le promesse su armi e munizioni devono ancora essere mantenute. Ue e Usa sono divisi su come stringere ancora di più il cappio delle sanzioni intorno a Mosca. Mentre all'interno della Nato, il blocco che spinge per un rapido allargamento a Kiev resta minoritario, nonostante le recenti rassicurazioni del segretario generale Jens Stoltenberg.

Il nodo munizioni 

L'Unione europea si è impegnata a fornire 1 milioni di munizioni entro la fine dell'anno all'esercito ucraino. Kiev vorrebbe che questo target fosse raggiunto anche prima, vista l'urgenza di lanciare la controffensiva. Ma il problema è che l'industria bellica dell'Ue non è in grado, al momento, di accelerare la sua produzione portandola a ritmi mai visti finora. La soluzione potrebbe essere trovata affidandosi a imprese non europee, come quelle della Corea del Sud. Ma la Francia si è messa di mezzo: per Parigi, la guerra in Ucraina può essere il fattore per stimolare l'industria della difesa europea e fare un passo verso l'autonomia strategica dell'Ue, uno dei sogni di Emmanuel Macron. Perché questo accasa, le munizioni vanno prodotte entro i confini del blocco. 

Il commissario Ue Thierry Breton (francese) condivide questa posizione, e, come successo durante la pandemia con i vaccini, sta facendo un suo personale tour nel continente per serrare i ranghi della filiera bellica e promuovere la produzione casalinga. Ma diversi governi europei, in particolare a Est, nutrono più di un dubbio sul successo di questa operazione. Mentre Kiev comincia a perdere la pazienza.

Quale futuro per le sanzioni

A innervosire il presidente Volodymyr Zelensky e i suoi sono anche le divisioni tra i partner occidentali sulle sanzioni. La misure punitive contro Mosca stanno funzionando, assicurano gli esperti, ma il coltello dell'Occidente sta affondando con più lentezza di quanto sperato dall'Ucraina. Una delle ragioni sono le scappatoie alle sanzioni: da Washington sono trapelati diversi sospetti su Turchia, Emirati arabi e alcuni Paesi dell'Asia centrale, i quali starebbero aiutando le aziende occidentali e russe ad aggirare le sanzioni. Bruxelles conferma i sospetti, ma tra Usa e Ue non c'è un accordo su come chiudere tali buchi. Gli Stati uniti vogliono tapparli con un blocco totale delle esportazioni verso la Russia (a eccezione di agricoltura e farmaci), ma l'Unione europea ritiene che questo approccio non sia praticabile, preferendo una strategia calibrata settore per settore. Le discussioni sono in corso, ma le posizioni restano distanti. 

Il nodo dell'adesione Nato

Ma più che sulle sanzioni, l'Ucraina cerca un segnale forte per il suo cammino verso l'Occidente. Finora, si è parlato molto dell'adesione all'Unione europea, ma per l'esercito di Kiev il percorso più importante è quello che porta all'interno della Nato. Un'accelerazione in tal senso sarebbe un modo per incoraggiare le truppe in vista della controffensiva, e ha il sostegno di Polonia e Stati baltici. "Solo l'Alleanza transatlantica è la risposta allo spettro dell'imperialismo, del colonialismo e del nazionalismo", ha riassunto a Washington l'11 aprile il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki.  Pochi giorni dopo, è stato direttamente Zelensky a chiedere a Stoltenberg di sbloccare l'impasse. 

Il problema per Kiev è che sull'allargamento pesa lo scetticismo di Stati Uniti e Germania. Secondo quanto scrive Le Monde, Washington parte "dal principio che i guadagni territoriali in una controffensiva ucraina saranno limitati e potranno essere consolidati solo con una dinamica di negoziati" e vuole "quindi una forma di stabilizzazione entro l'estate del 2024, poco prima delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti". Accelerare sull'adesione, dunque, non è nei piani dell'amministrazione di Joe Biden, il quale semmai ha un obiettivo più pragmatico: "Portare l'Ucraina agli standard della Nato e all'interoperabilità della Nato", per usare le parole del segretario di Stato Anthony Blinken.

L'allineamento su standard e interoperabilità ha già fatto passi avanti enormi, e sarà sempre più consolidato man mano che l'Occidente rifornirà di armi e mezzi moderni l'esercito ucraino. Ma Zelensky vuole di più: senza adesione, manca quel cappello protettivo automatico che l'Ucraina vorrebbe avere dopo questa lunga stagione di guerra. Almeno come sogno da consegnare alle truppe in marcia verso la probabile controffensiva.

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