Venerdì, 14 Maggio 2021
Diritti / Spagna

La Spagna ha legalizzato l'eutanasia. L'Italia a che punto è?

Via libera del Parlamento spagnolo alla legge proposta dal partito socialista del presidente Sanchez, osteggiata dai popolari e dall’estrema destra di Vox. L’Associazione Luca Coscioni: “Qui da noi invece tutto tace”

La Spagna ha approvato la legge che legalizza l’eutanasia. Il provvedimento, proposto dal Psoe, il partito socialista del primo ministro Pedro Sanchez, è stato votato dalla maggioranza del Congresso dei Deputati: 202 voti favorevoli, 141 contrari e due astenuti. La Spagna diventa così il sesto paese al mondo e il quarto in Europa a dotarsi di una legge che autorizza e regolamenta l’eutanasia. 

La legge sull'eutanasia in Spagna

La legge entrerà in vigore tra tre mesi e consente alle persone maggiorenni che soffrono di “una malattia grave e incurabili” o di una “condizione grave, cronica e invalidante” che incide sulla loro autonomia e genere “intollerabili sofferenze fisiche e mentali” di poter far richiesta per avere l’eutanasia. Sono previsti una serie di passaggi, a partire dalla richiesta avanzata dalla persona interessata - da presentare due volte per iscritto, a distanza di 15 giorni - che deve dimostrare di essere al corrente dell’esistenza di possibili cure palliative e alternative. Il medico curante dovrà poi inviare la richiesta a una apposita commissione, che nominerà due professionisti esterni che valuteranno e in caso la approveranno o la respingeranno, con l’obbligo di dare un parere definitivo entro 19 giorni. La persona interessata dovrà confermare in almeno quattro momenti diversi di voler ricevere l’eutanasia durante l’intero processo e può decidere di ritirare la richiesta in qualsiasi momento. L’eutanasia, prevista all’interno delle prestazioni del sistema sanitario nazionale, potrà essere effettuata sia nei centri sanitari - pubblici, privati o convenzionati  - ma anche presso il domicilio stesso del paziente. È prevista l’obiezione di coscienza per gli operatori sanitari.

Per la ministra della Salute, Carolina Darias, questa legge rappresenta un ulteriore passo verso “una società più umana e giusta, che si preoccupi di evitare la sofferenze dei suoi componenti”. Contrari alla legge il partito Popolare e quello di estrema destra Vox, che annuncia battaglia e un ricorso alla Corte Costituzionale. 

In Spagna il dibattito sull’eutanasia ha avuto una spinta forte, sull'onda di alcuni casi che avevano colpito molto l’opinione pubblica, a partire da quello di Ramon Sampedro, il tetraplegico la cui storia era stata raccontata nel film candidato all’Oscar Mar Adentro, con Javier Bardem. Su Change.org erano comparse numerose petizioni, molto seguite, per chiedere l’approvazione dell’eutanasia. 

E in Italia?

"La Spagna, nonostante la pandemia, ha fatto in sei mesi ciò che il Parlamento italiano non è riuscito a fare in oltre 7 anni: avviare la discussione in Commissione parlamentare e arrivare all'approvazione di una legge che legalizza l'eutanasia”, denuncia Marco Cappato, Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, commentando la notizia dell'approvazione in Spagna della legge sull'eutanasia. “Il Parlamento spagnolo fa compiere oggi un altro passo avanti importante all'Europa delle libertà civili. Dopo 7 anni e due richiami ufficiali caduti nel vuoto da parte della Corte costituzionale il Parlamento non ha avviato quella discussione in plenaria che i parlamentari delle precedente maggioranza avevano garantito sarebbe avvenuta entro il 2020. Di fronte questa inerzia Mina Welby e io, che il prossimo 22 aprile saremo imputati presso la Corte di Appello di Genova dove rischiamo fino a 12 anni di carcere per l'assistenza al suicidio assistito offerto a Davide Trentini, proseguiremo con la nostra azione di disobbedienza civile”. Cappato e Welby erano stati assolti in primo grado il 28 luglio 2020 dall’accusa di aver aiutato il suicidio di Davide Trentini, malato di sclerosi multipla morto il 13 aprile 2017 in Svizzera, ma la Procura di Massa ha fatto appello. 

"Giace presso la Camera dei deputati un progetto di legge di iniziativa popolare nato soprattutto grazie all'Associazione Luca Coscioni e a Radicali Italiani e sottoscritto da decine di migliaia di cittadini italiani che chiede di legalizzare l'eutanasia come peraltro è stato richiesto per ben due volte dalla Corte costituzionale”, segnalano Massimiliano Iervolino e Giulia Crivellini, segretario e tesoriera di Radicali Italiani. “Il diritto dei malati non può essere lasciato solo alle pur coraggiose iniziative di disobbedienza civile di Marco Cappato e Mina Welby ma il Parlamento deve ora prendersi la responsabilità di discutere la legge per dare ridare voce e dignità a chi soffre e colmare quel vuoto di tutele che riguarda proprio i cittadini più fragili”. 

"In Italia le persone affette da patologie irreversibili alla presenza di determinati requisiti possono legalmente ottenere aiuto a porre fine alle proprie sofferenze mediante l'assunzione un farmaco letale dopo un iter da intraprendere tramite il Sistema Sanitario Nazione”, ricorda la segretaria dell'Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo. “Ma in assenza di una legge occorre passare dai tribunali per vedersi rispettare un diritto, proprio come è successo a Mario, un uomo che stiamo assistendo a livello giudiziario e che è in possesso di tutti i requisiti ma che ha ricevuto un diniego dall'Asl di competenza. Il Servizio Sanitario Nazionale dunque tramite questa Asl ha negato ufficialmente quanto previsto dalla Consulta senza neppure effettuare alcuna verifica sul suo stato di salute. Per questo motivo Mario, tramite un collegio legale, ha presentato ricorso contro l'illegittimo diniego di gravità assoluta - ribadiamo quindi l'urgenza di una legge che regolamenti le scelte di fine vita a garanzia di diritti fondamentali e chiediamo al Ministro della Salute di intervenire affinché la sentenza sia applicata in tutte le strutture pubbliche del Ssn nel pieno rispetto della Costituzione”. 

Un italiano al giorno chiede di morire in Svizzera

A fine febbraio, Filomena Gallo ricordava come nell’ultimo mese fossero arrivate all’associazione richieste di aiuto e informazioni “da almeno una persona al giorno per andare a morire in Svizzera”. 

“Trenta coloro che hanno chiesto aiuto in un mese e quattro di loro hanno già iniziato le pratiche”, aveva detto Gallo, specificando che si trattava di "persone malate con prognosi infausta” che avevano chiesto “di poter procedere in Italia e porre fine alle proprie sofferenze decidendo in prima persona, ma con i propri cari vicini”. L’Associazione Luca Coscioni aveva poi recentemente inviato una lettera “al neo governo, all'indirizzo del ministro Roberto Speranza e del viceministro Pierpaolo Sileri” per chiedere “con urgenza l'emanazione di un atto idoneo, indirizzato a tutte le strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale e ai Comitati etici, in pieno adempimento della dichiarazione di incostituzionalità della Corte Costituzionale”. 

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