Giovedì, 16 Settembre 2021
Fondamentalisti 2.0 / Afghanistan

Se i talebani si preoccupano del cambiamento climatico

In un'intervista a Newsweek hanno aggiunto un altro tassello al nuovo storytelling progressista. Dietro c'è lo sfruttamento intensivo delle risorse minerarie e "l'affare litio"

Nel restyling in corso dei talebani c'è spazio anche posizioni "progressiste". La smania di farsi riconoscere dalla comunità internazionale come legittimo governo dell'Afghanistan li sta portando a rilasciare una serie di dichiarazioni che sembrano aprire le porte a una "versione 2.0" degli "studenti coranici". In questa direzione va l'intervista esclusiva rilasciata a Newsweek all'interno della quale si sono detti capaci di dare molto al mondo e, tra le altre cose, di impegnarsi a non lanciare più attacchi contro altri Paesi. A parlare con il giornale americano è stato Abdul Qahar Balkhi, membro della Commissione culturale dei talebani, alla ricerca del riconoscimento mondiale dell'Emirato islamico.

Il cambiamento climatico e la sicurezza globale 

"Speriamo non solo di essere riconosciuti dai paesi regionali, - ha detto Balkhi - ma dal mondo intero come legittimo governo rappresentativo del popolo afgano che ha ottenuto il diritto all'autodeterminazione da un'occupazione straniera con il sostegno di un'intera nazione, dopo una lotta prolungata e immensi sacrifici". Questa anelito di legittimazione raggiunge il paradossale se i talebani iniziano addirittura a parlare di cambiamento climatico ponendosi come interlocutori per le sfide che l'intera umanità si troverà ad affrontare nei prossimi decenni.

"Crediamo che il mondo abbia un'opportunità unica di riavvicinamento e di incontro per affrontare le sfide non solo di fronte a noi, ma all'intera umanità - ha aggiunto Balkhi - e queste sfide che vanno dalla sicurezza mondiale al cambiamento climatico richiedono gli sforzi collettivi di tutti, e non può essere raggiunto se escludiamo o ignoriamo un intero popolo che è stato devastato dalle guerre imposte negli ultimi quattro decenni". Parole che suonano come una beffa, soprattutto quelle che riguardano la sicurezza, visto che loro al potere sono arrivati con l'uso della violenza e delle armi. Rispetto ai cambiamenti climatici, però, la storia racconta che i talebani hanno sempre tenuto una posizione ambivalente necessaria a tenere calmi gli animi all'interno dell'Afghanistan.

L'operazione di facciata e "l'affare litio"

Secondo alcuni rapporti di esperti citati da Cbs News, il cambiamento climatico, lo scioglimento del ghiaccio sulle montagne e la siccità, hanno provocato del malcontento nelle zone rurali del Paese tanto da "costringere" i talebani a farsi promotori di iniziative "green" come la piantumazione di alberi. Operazioni di facciata visto che spesso erano stati accusati proprio azioni di disboscamento e di estrazione di minerali. I minerali rappresentano uno degli affari strategici più importanti per i talebani. Controllare le risorse minerarie significa diventare un player fondamentale nei rapporti commerciali con le grandi potenze.

Secondo l'Us Geological Survey, l'Afghanistan potrebbe avere fino a un trilione di dollari di risorse minerarie tra cui il rarissimo litio, minerale su cui gira gran parte dell'industria tecnologica mondiale. Le preoccupazioni dei talebani rispetto al clima risultano ancora più beffarde alla luce di questi interessi di cui lo sfruttamento intensivo minerario rappresenta l'architrave. Non si creeranno alcuno scrupolo a continuare a scavare e a farlo più possibile pur di godere delle ingenti risorse economiche che questo comporterebbe, anche a discapito della natura del proprio Paese e del benessere dei propri abitanti. Nonostante questo, per accreditarsi rispetto alla Comunità internazionale sanno bene quali sono i tasti giusti del nuovo storytelling da battere e lo stanno facendo da esperti comunicatori.

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