Lunedì, 21 Giugno 2021
Politica

Così Draghi ha rotto il centrodestra

Alla fine il velo cade. L'unità del centrodestra evocata per tutte le settimane della crisi a nascondere le divisioni interne, si scioglie al momento decisivo delle consultazioni con il presidente incaricato Mario Draghi.

"Ho sempre detto che non avrei votato un governo tecnico e che non sarei mai andata al governo col Pd, perché oggi di questo stiamo parlando". Giorgia Meloni, leader di Fdi, ospite su Rai Uno di 'Porta a Porta' chiarisce il sentiment con cui domani si siederà alle consultazioni con il premier incaricato Mario Draghi.

"Non so quale sia il programma di Draghi ma io sicuramente la fiducia non la voto"

"Al netto del voto di fiducia che io non darò - ha puntualizzato la leader di Fratelli d'Italia - se portasse provvedimenti che io condivido per il bene dell'Italia, li voto".

Dopo l'endorsement di Silvio Berlusconi e l'aut aut di Salvini il centrodestra si presenterà alle consultazioni dal premier incaricato spaccato. Dall'assemblea dei deputati di Forza Italia l'apertura di Berlusconi a Draghi è stata accolta con sollievo.Tra le prime a dire sì a 'Super Mario', Mara Carfagna che mancava da tempo alle riunioni di gruppo e oggi si è fatta vedere per rimarcare che bisogna appoggiare il governo Draghi senza se e senza ma. Alla fine, riferiscono fonti azzurre,il segnale chiaro sulla linea del partito, tanto atteso è arrivato e il gruppo si è ritrovato compatto attorno al suo leader, tornato a rivendicare l'autonomia di Fi da Lega e Fdi.

Quanto alla Lega al momento prevalere la linea 'aperturista' suggerita da Giancarlo Giorgetti, che oggi non ha esitato a definire Draghi "un fuoriclasse". Fonti parlamentari assicurano che la disponibilità di Matteo Salvini è sincera: "Non andiamo da Draghi per farci dire di no, i riferimenti a flat tax e Quota 100 non sono provocazioni: noi siamo per la flat tax, magari otterremo una rimodulazione delle aliquote e andrebbe bene...". L'unità interna ostentata nel pomeriggio con il caffè preso insieme a Giancarlo Giorgetti, che da tempo sostiene l'opportunità per la Lega di allargare il proprio respiro oltre il sovranismo, sembra dunque non solo di facciata: "Andremo sabato a vedere se ci sono le condizioni, ma ci andiamo davvero senza pregiudizi", assicurano parlamentari leghisti, riferendo che "oggi in segreteria molti dirigenti del territorio hanno rappresentato l'esigenza di non dire no pregiudizialmente al tentativo di Draghi". E l'irritazione di Salvini, più che per il sì di Forza Italia, sarebbe per il "no" pregiudiziale di Fratelli d'Italia: "Per noi viene prima l'interesse del Paese. Se guardassi all'interesse del partito starei fuori ad assistere a quello che succede e a dire 'è colpa di Conte, è colpa di Renzi' ma intanto chiudono aziende e le famiglie vanno in difficoltà. Valuteremo per l'interesse del Paese".

L'aut aut di Salvini: "Draghi dovrà scegliere tra Lega e 5 stelle"

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