Mercoledì, 3 Marzo 2021

Un ministero e una telefonata fanno scoppiare la pace tra Grillo e Draghi?

Il premier incaricato ha promesso il dicastero della transizione energetica nel suo governo. Sarà guidato dal MoVimento 5 Stelle. Ma il voto su Rousseau rimane comunque decisivo. E i ribelli affilano le armi

Il ministero per la transizione ecologica fa scoppiare la pace tra Beppe Grillo e Mario Draghi, anche se il presidente del Consiglio incaricato non parlerà dopo le consultazioni facendo un'apertura nei confronti del MoVimento 5 Stelle come sembrava da alcune voci circolate nel pomeriggio e riprese dai media.

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Un ministero e una telefonata fanno scoppiare la pace tra Grillo e Draghi?

Secondo quanto scrive l'Adnkronos  una telefonata tra il premier incaricato Mario Draghi e il garante del M5S, Beppe Grillo, avrebbe sbloccato l'impasse legato al voto della base pentastellata sulla piattaforma Rousseau. La telefonata ci sarebbe stata in tarda mattinata, attorno all'ora di pranzo, da qui la decisione di accelerare con il voto dei militanti, che dovrebbe partire in serata o al più tardi domattina. E seppure Draghi ha scelto di non dichiarare, la conferma della presenza di un ministero della Transizione ecologica nel governo arriva dall'incontro tra il premier incaricato e le associazioni ambientaliste. L'ufficialità se la intesta la presidente del Wwf, Donatella Bianchi: il dicastero "ci sarà" e le sue "competenze saranno concentrate". Sono le parole che in qualche modo consentono a Grillo di dire che ha incassato una vittoria per il Movimento, consentendo di dare al Recovery plan un respiro ambientalista. Ora la parola spetta alla Rete, e non è escluso - riferiscono all'agenzia di stampa fonti grilline - che il fondatore del M5S torni a far sentire la sua voce con un nuovo video da pubblicare prima del voto. 

Su Twitter Luigi Di Maio dà ormai tutto per fatto:  "Un'ottima notizia. Un'importante innovazione a beneficio dell'Italia proposta da Beppe, che come sempre sa guardare lontano". La votazione su Rousseau dovrebbe comunque avvenire prima dello scioglimento della riserva da parte di Draghi, atteso - secondo fonti ben informate - a partire da venerdì. E, da qui alle prossime ore, spiegano fonti del M5S, nuovi contatti ci potrebbero essere sul tipo di governo, se politico, tecnico o un mix dei due, che ha in mente l'ex governatore della Bce. Con un'appendice: scrive l'agenzia Ansa che nel primo caso il ministero della Transizione ecologica sarebbe richiesto, chiaramente, dal M5S. I rumors su un possibile intervento di Draghi al termine delle consultazioni erano rimbalzati a tal punto che è arrivata una comunicazione ufficiale a chiarire che il premier incaricato non sarebbe intervenuto. I 5 Stelle sono comunque intenzionati ad avviare il voto online, come anticipato dall'Adnkronos, in serata - "90%", dicono fonti di primo piano - o al più tardi domattina, "ma è solo una questione di organizzazione, non una questione politica".

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Ma i gruppi parlamentari pentastellati sono in subbuglio e c'è chi non esclude la rottura. Ne parla apertamente il deputato Pino Cabras, uno dei più ostili all'ipotesi di un esecutivo guidato dall'ex governatore della Bce: "Una scissione - dice - non è da escludere... Non è indifferente dire sì o no a Draghi. Significa dismettere le nostre battaglie storiche". Ieri sera, sulla piattaforma Zoom, si è celebrato il 'V-Day' dei ribelli: una assemblea virtuale nella quale 'portavoce' e attivisti hanno ribadito il loro no al governo Draghi. Sono intervenuti, tra agli altri: Barbara Lezzi, Elio Lannutti, Bianca Laura Granato, Andrea Colletti, Mattia Crucioli e lo stesso Cabras. Un lungo sfogatoio caratterizzato da toni accesi e pesanti accuse ai vertici del Movimento. "Ci viene chiesto di entrare in un'ammucchiata. Prima ci hanno scippato quella leadership che 11 milioni di elettori ci hanno riconosciuto, e adesso i golpisti, quelli che ci hanno sbattuto fuori, ci chiedono di partecipare a un governo con loro", l'affondo della senatrice Granato, secondo la quale è ancora possibile ribaltare il tavolo: "Con i presidenti di Commissione e il 30% dei seggi possiamo bloccare il Parlamento e impedire qualsiasi cosa. Se Draghi si rende conto che con quei numeri contro non può governare, sarà il primo ad arrendersi e a far posto a qualcun altro".

Il timore è che la destra possa ottenere un exploit alle urne, nel 2023: "La Meloni alle prossime elezioni sbanca. Rischiamo di trovarci in una situazione stile Ungheria e Polonia". L'ex presidente Adusbef Lannutti usa parole dure: "Credo che gli interessi di Draghi, della finanza tossica, del neo-liberismo dittatoriale, delle agenzie di rating siano incompatibili con il Movimento 5 Stelle, che fu fondato da Beppe e da un visionario mite che si chiamava Gianroberto Casaleggio, e che forse da lassù ci starà scomunicando. Non solo noi, ma anche Beppe Grillo". E rincara: "Non potrò mettermi seduto dalla stessa parte dell'accoltellatore seriale Renzi e di chi veniva chiamato 'psiconano' da Beppe Grillo" ma "se gli attivisti ci diranno di andare al governo con Berlusconi e con Renzi, io mi adeguerò". Per Cabras, Draghi "è l'uomo che nel 2015 faceva il waterboarding alla Grecia: nel momento in cui avevano bisogno di liquidità, gli ha chiuso i bancomat... E' un curatore fallimentare. Il suo - ha detto Cabras nel corso della riunione - è un gattopardismo tecnocratico che sta cambiando anche la natura dei partiti in Italia". Intanto cresce il pressing della base. Molti militanti della prima ora, delusi dalla svolta di Grillo, riversano la loro rabbia sul Blog delle Stelle con commenti al vetriolo. Un centinaio di attivisti ha preparato un documento, inviato ai parlamentari grillini, per chiedere "una presa di posizione netta" da parte degli eletti "contro la costruzione di un governo in cui, come gruppo parlamentare, non potremo mai essere determinanti": "in ogni caso -si legge nella missiva- non potremmo mai stare al fianco di chi è stato complice della prevalenza della finanza sulla politica, con chi ha realizzato le liberalizzazioni e le privatizzazioni che hanno distrutto il tessuto economico del nostro Paese, impoverendo il popolo e aumentando le diseguaglianze".

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