rotate-mobile
Mercoledì, 28 Settembre 2022
Politica

Migranti, il Viminale: "Lavori socialmente utili per chi chiede lo status di rifugiato"

Non solo nuovi Cie in ogni regione: ecco le novità del ministero dell'Interno sul "pacchetto profughi". La proposta del ministro Minniti verrà presentata mercoledì al Parlamento

Chi chiede asilo politico dovrà lavorare: servizi socialmente utili in cambio dello status di rifugiato. E' il fulcro del nuovo "piano sull'immigrazione" elaborato dal ministro dell'Interno Marco Minniti e anticipato dal Corriere della Sera. La proposta del Viminale verrà presentata mercoledì in Parlamento alla Commissione Affari costituzionali, nell'ambito di un progetto che coinvolge Regioni e Comuni.

COME FUNZIONA - La novità sostanziale è quella che prevede la possibilità che i richiedenti asilo vengano impiegati in lavori socialmente utili, non su base volontaria, ma un obbligo perché la pratica sullo status di rifugiato vada a buon fine. Convenzioni anche con aziende per gli stage. A due mesi dall'arrivo, l'immigrato riceverà un permesso provvisorio, in attesa che la sua identità sia verificata. Così il richiedente asilo finirà in uno Sprar -  Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati - e il sindaco del comune ospitante offrirà opportunità di lavori socialmente utili. L'intento del ministro Minniti è far andare questo sistema a regime in modo che, modificando l'attuale normativa, il lavoro diventi un requisito obbligatorio. C'è da superare, però, l'ipotesi retribuzione, che al momento rappresenta uno scoglio.

Migranti, in Italia 181mila sbarchi nel 2016: è il più alto numero mai registrato

DA CIE A CPR: LE ALTRE NOVITA' - Tra le altre novità del piano immigrazione firmato Minniti ci sono la riduzione a un solo grado di appello nel caso di bocciatura della domanda di asilo; gli accordi con i Paesi di provenienza; aumento del numero dei Comuni che danno accoglienza tramite incentivi (500 euro a migrante già stanziati). Proposta di modifica anche sul reato di clandestinità. I vecchi Cie cambieranno nome in Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Saranno centri più piccoli, fuori dai centri cittadini e vicini a infrastrutture come gli aeroporti, da ottanta-cento posti, uno per regione, escludendo Valle d'Aosta e Molise, per un totale di 1.500-1.600 ospiti. All'interno sarà presente la figura di un garante per verificare il rispetto dei diritti umani e delle procedure.

Muggia come Goro, dilaga la protesta anti migranti

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Migranti, il Viminale: "Lavori socialmente utili per chi chiede lo status di rifugiato"

Today è in caricamento