Domenica, 17 Ottobre 2021
Crisi economica

La "ripresina": l'Italia crescerà al rallentatore

Nell'Economic Outlook dell'Ocse si apprezza l'impegno del governo sul consolidamento dei conti pubblici ma a preoccupare è la crescita del debito, tanto da consigliare "misure di aggiustamento"

Debito pubblico, Pil e diverse turbolenze nell’immediato futuro. Secondo l’Ocse, nel consueto rapporto ‘Economic Outlook’, il debito pubblico italiano sta continuando a salire in rapporto con il Pil. Da qui le inquietudini sul sistema Paese. Sì perché, per stoppare questa logica perversa, il Governo potrebbe essere costretto a nuove misure di aggiustamento. Per l’istituto europeo il miglioramento dei conti italiani sul fronte del deficit “è stato sostanziale nel 2013” ma “con un rapporto debito-Pil ancora in aumento, ci sarà bisogno di una stretta di bilancio intensa almeno quanto programmato nel 2014-15”. Il deficit dell’Italia scenderà dal 3% nel 2013 al 2,8% nel 2014 e al 2% nel 2015. Il debito continuerà invece a crescere, dal 132,7% del Pil nel 2013 e al 133,2% nel 2014, e solo nel 2015 comincerà a calare, al 132,6%.

L’istituto parigino, inoltre, rivede al ribasso, ancora con il segno meno, la stima della crescita nel 2013: la previsione per quest’anno passa da -1,8% a -1,9% (l’unico Paese del G7 ancora in recessione). Migliori le previsioni per il 2014 dove un piccolo rialzo, con segno positivo, che oscillerà tra lo 0,5% a 0,6% (a maggio lo stesso rapporto parlava dello 0,4%). Con una stima dell’1,4% nel 2015. Insomma, per quel che riguarda l’anno in corso, il sistema Paese non si schioderà dal segno meno.

Con un però di peso e preoccupante. L’Ocse, infatti, messa la lente di ingrandimento sulle vicende economiche italiane, ha diffuso dati e stime sul 2014 peggiorative rispetto a quelle di Istat e Governo. L’Istat parla, per l’anno che ha da venire, di una crescita che attesta allo 0,7%. Un dato, per quel che riguarda i dati forniti dal Governo, con cui ha fatto a cozzi il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, che la ripresa sull’ordine dell’1,1%, grazie anche al rimborso dei crediti della Pa e la piena realizzazione di alcune riforme di cui la Stabilità ha posto le basi.  Tre enti, tre dati differenti. Un unico soggetto, la crescita nel 2014: dello 0,7% per l’Istat, del 1,1% per il Governo, dello 0,5 per l’Europa.

DEBITO PUBBLICO E ‘RIPRESINA’ – Il programma di acquisto di bond da parte della Bce, avverte l’Ocse, “ha avuto successo nel ridurre l’impatto di crisi o scivolamenti fiscali, ma tali rischi permarranno fino a quando il debito pubblico non starà chiaramente diminuendo”. L’Italia “sta uscendo dalla recessione, e per la crescita è previsto un aumento durante il 2014”, grazie a una riduzione degli sforzi di riassetto di bilancio, ma per “mettere in pratica le recenti riforme è essenziale per rafforzare la ripresa ancora debole”.

Anche se il dato complessivo del Pil per l’anno 2013 resta negativo, spiega l’organizzazione, nell’ultima parte dell’anno il calo “si è arrestato” e “la fiducia sta ritornando da un po’ di tempo, anche se i dati non mostrano ancora una chiara inversione”. In particolare, prosegue il rapporto, un rilevante apporto positivo arriverà dall'export, che “guadagnerà ulteriore slancio nei prossimi due anni, con l’accelerare della domanda estera”. Resta però “ampia” la quota di capacità produttiva non utilizzata, e di conseguenza la ricchezza delle famiglie “resta limitata, dato che la crisi ha ridotto il numero di ore lavorate”.

LEGGE STABILITA’ E PROGRAMMA PIU’ AMBIZIOSO – Da qui, lo studio tocca direttamente nel cuore della questione. Le misure messe in atto dal governo italiano, continuano gli analisti dell’Osce, e quelle preannunciate “dovrebbero essere sufficienti per far cominciare a scendere il rapporto debito-Pil”, ma “per assicurare un rapido declino potrebbe essere necessario un programma un po’ più ambizioso”.

BANCHE E COSTO DEL CREDITO – Secondo l’Ocse, in Italia, “la ripresa prevista potrebbe essere ostacolata se le condizioni del sistema bancario restringeranno il credito e interromperanno il normale ciclo degli investimenti”. Nel nostro Paese, spiega l’organizzazione con toni da monito, “il prestito bancario ha continuato a contrarsi, in parte a causa della domanda ridotta di credito. Ciononostante, i tassi d’interesse applicati sono significativamente più elevati che in alcuni altri Paesi dell’eurozona, cosa che suggerisce che anche la disponibilità di prestiti sia limitata, riducendo gli investimenti e forse i consumi”.

DISOCCUPAZIONE – Non va meglio sul fronte occupazione. Nell’area euro, la disoccupazione continuerà a crescere anche nel 2014, passando dal 12% al 12,1%. Stessa situazione in Italia, dove la percentuale dei senza lavoro passerà dal 12,1% nel 2013 al 12,4% nel 2014. Il picco dovrebbe arrivare nel secondo trimestre del 2014, seguito da una lenta e progressiva diminuzione. Per quel che riguarda il 2015, il tasso di disoccupazione è stimato al 12,1% in Italia e all’11,8% nell’eurozona.

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