Martedì, 22 Giugno 2021
Politica

Renzi assegna i compiti per le vacanze: "Tante riforme, poi tagliamo le tasse"

Il premier Matteo Renzi scrive ai parlamentari della maggioranza e ringrazia deputati e senatori: "Mai il Parlamento italiano in 70 anni aveva lavorato così intensamente". Ma il calendario per il rientro è già pronto

Non c'è solo soddisfazione nelle parole di Renzi: l'ex sindaco di Firenze, il volto nuovo che rottamava la sinistra, oggi è un premier orgoglioso e felice del lavoro svolto. Le famose riforme, di cui non ha mai smesso di parlare da quando è arrivato a Palazzo Chigi, sembrano sempre più una realtà, nonostante spesso siano state approvate ricorrendo alla fiducia. Ma sappiamo che Matteo è un ragazzo ottimista e che non accetta facilmente le critiche. Ecco perché nella lettera che il premier ha scritto prima della pausa estiva, indirizzata ai parlamentari della maggioranza, i toni sono di giubilo e incitamento per continuare a lavorare così, come si è fatto finora: 

Lo dico senza giri di parole: avete fatto un lavoro straordinario ed è giusto rendervi merito. Mai il Parlamento italiano in 70 anni di storia aveva lavorato così tanto e così intensamente. E nessun Paese europeo ha mai fatto - tutte insieme - così tante riforme

Un vero e proprio elogio del lavoro svolto da lui e dalla sua squadra, tra deputati della maggioranza e chi invece ha dato il sostegno all'esecutivo. Ma il lavoro svolto non basta: per questo Renzi pensa già all'autunno, al "ritorno" e lascia a tutti i compiti per le vacanze.

Ci rivedremo al rientro a Roma, pronti da subito per una legge di Stabilità che proseguirà nel taglio delle tasse". Insomma vacanze meritate ma al ritorno si continua a portare avanti la macchina rottamatrice per "mettere la parola fine alla lunga stagione delle riforme costituzionali in attesa del referendum del 2016 non sarà facile, perché niente è facile in Italia. Ma sarà entusiasmante

Il premier-segretario ha voluto ricordare i traguardi raggiunti anche dal punto di vista economico: "L'Italia sta meglio di un anno fa". E aggiunge: "L'Italia non è più il problema dell'Europa ma contribuisce a risolvere i problemi dell'Europa: la comunicazione sulla flessibilità permette margini di manovra fino a un punto di Pil e la recente vicenda greca ci ha visto come protagonisti di una mediazione cruciale per la Grecia ma forse anche per l'intera area Euro".

Un po' troppo entusiasmo, visto che quella ripresa economica italiana è ancora molto lontana dalle grandi cifre. Così Matteo ricorda i timidi passi avanti fatti in questi ultimi mesi: "Dopo undici trimestri negativi il Pil è tornato a crescere. Il turismo cresce soprattutto al sud, come dimostrano anche i dati di oggi. Gli investimenti diretti esteri nel 2014 crollano in Europa (-17%) e aumentano in Italia (+31%) segno che il nostro Paese è finalmente di nuovo attrattivo". E nonostante soddisfazione e ottimismo anche il premier deve frenare e ammettere che la ripresa ancora non c'è: "I consumi tornano finalmente a crescere, i posti di lavoro aumentano anche se ancora non con l'intensità che vorremmo, i mutui e i movimenti bancari dimostrano che la ripresa non è una chimera. Detta in modo semplice: l'Italia sta meglio di un anno fa. Gli italiani lo devono anche grazie al vostro impegno". 

Non manca, ovviamente, un riferimento agli avversari, da sempre più che presi in considerazione presi in giro. Quei "gufi" di cui spesso parla sul suo Twitter ufficiale, non fermeranno il treno della "sua" Italia riformata: "Il futuro dei nostri figli è nelle nostre mani. Possiamo fare come fanno i nostri oppositori: urlare soltanto, abbaiare alla luna, gridare nei talk show. Oppure rimboccarci le maniche, non cedere al piagnisteo e cambiare ciò che va cambiato, restituendo fiducia, trasmettendo speranza". Un richiamo, seppur vago, a quel 'piagnisteo' che troppo spesso, secondo il premier, accompagna le discussioni sui problemi del Mezzogiorno

La chiusa ovviamente è lasciata a una metafora, tanto amate da Matteo: "Abbiamo molto da fare, ma l'auto si è rimessa in moto e adesso tocca a noi guidarla: con prudenza ma anche con determinazione verso il futuro che la sta già aspettando. Siete voi il cambiamento che l'Italia stava aspettando. Tutti ci dicevano che sarebbe stato impossibile rimettere in piedi questo Paese. Noi stiamo dimostrando che non lo era".
 

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