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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Fantasie

Totoquirinale tra Draghi e Berlusconi: ma l'ago della bilancia è "a sorpresa"

Conte allontana l'ipotesi del premier al Quirinale dopo Mattarella. Salvini resta in attesa. Il Cavaliere non vuole che il suo nome venga bruciato. Mentre gli osservatori rimarcano la differenza tra il 'metodo Cossiga' e il 'metodo Leone', appare evidente che il Gruppo Misto (in cui ci sono pochi parlamentari che possono sperare nella rielezione) potrà far valere il suo peso dalla quarta votazione in poi: ha ben 66 deputati e 47 senatori

Totoquirinale, ci sono novanta giorni (qualcosa in più di tempo) fino all'elezione del nuovo inquilino del Colle. Il quadro è chiaro: se Draghi dovesse apertamente aprire alla possibilità, non avrebbe rivali. Ma se - come probabile - non si esporrà, tutto può succedere e ogni partito ha esigenze differenti allo stato attuale delle cose. E i voti decisivi potrebbero arrivare da chi non te l'aspetti, ovvero dal sempre più vasto Gruppo Misto. Ma procediamo con ordine.

Totoquirinale: la strategia di Lega e M5s

"Il Presidente della Repubblica si decide a febbraio. Abbiamo tre mesi di lavoro per decidere come tagliare 8 miliardi di tasse, non faccio il toto Quirinale con tre mesi d'anticipo anche perchè molto dipenderà da quello che deciderà Mario Draghi. Aspettiamo che Draghi ci dica quali ambizioni ha e poi vedremo" ragiona il segretario della Lega Matteo Salvini, ospite di Quarta Repubblica su ReteQuattro. "Il centrodestra, che è maggioranza nel Paese, avrà il dovere di esprimere un candidato presidente della Repubblica, questo è certo. Non è che può essere solo il Pd a farlo... Ma parlarne ai primi di novembre mi sembra distrarre gli italiani dai problemi".

"Mi è stato chiesto se avessi preclusioni a Draghi al Quirinale - ha detto il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7 - E ho detto di no ma il nostro sostegno a questo governo nasce perché il Paese sia messo in protezione e sia attuato efficacemente il PNRR. Obiettivi che non sono ancora stati raggiunti e la stabilità del governo non può non essere un obiettivo prioritario. Draghi è il punto di equilibrio di un sistema politico. La legislatura deve finire perché l'obiettivo prioritario è la realizzazione del PNRR per il quale ci siamo strenuamente battuti. Che Draghi rimanga a Palazzo Chigi è la via prioritaria", conclude. Conte rivede deputati e senatori M5S, stasera, per l’attesa assemblea congiunta alla quale non è escluso che spunti anche Beppe Grillo. Conte ha cambiato idea, rispetto alla posizione di pochi giorni fa, quando non escludeva l’ipotesi dell’attuale premier come futuro Capo dello Stato? No, spiega il presidente M5S ai suoi secondo Repubblica: "Non ho fatto passi indietro, avevo riconosciuto che esiste quella possibilità, ma ho sempre sottolineato che il governo deve proseguire per due motivi fondamentali. E cioé: mettere in protezione i cittadini e attuare efficacemente il Pnrr, temi che interrogano gli italiani molto prima del Quirinale. È tuttavia su quella salita, verso il Colle più alto, che si dovrà sperimentare l’altro tassello nella costruzione dell’alleanza 5S-Pd". 

Draghi a Palazzo Chigi fino alla primavera 2023, data delle elezioni politiche se si arriverà a fine legislatura, è il miglior antidoto (l'unico) al voto anticipato. La paura dei big 5S, (come tutti tra Montecitorio e Palazzo Madama: Lega compresa) si chiama infatti elezioni anticipate. Un voto anticipato tra 4-5 mesi non è una strada percorribile per il Movimento 5 stelle, che uscirebbe enormemente ridimensionato rispetto a ora da una tornata elettorale nazionale.

Il Gruppo Misto sarà decisivo per eleggere il successore di Mattarella?

C'è un "partito" passato finora molto sottotraccia nelle discussioni sulle elezioni per il Colle, ma che sarà decisivo numeri alla mano. E' il Gruppo Misto. Con 66 deputati e 47 senatori è la quinta forza politica alla Camera e la quarta al Senato. Alla Camera, tanto per dare un'idea, il Misto vale più del doppio di Italia Viva (27 membri) e quasi il doppio di Fratelli d’Italia (37). Ci sono varie componenti, "i gruppi sono friabili come non mai" dice a Repubblica Pino Cabras, animatore dell’Alternativa c’è: "Per quel che ci riguarda faremo il possibile per non creare un blocco pro-Draghi, perché con lui al Colle sarebbe un presidenzialismo mascherato".

Hanno le mani completamente libere, non sono parte di alcuna componente e non hanno affiliazione politica. E non hanno alcuna intenzione di votare Draghi: per quasi tutti loro significherebbe dire addio a Camera e Senato in caso di successive elezioni anticipate. C’è una cosa che "accomuna bene o male tutti quanti i componenti del Misto e a dire il vero non solo - scrive Matteo Pucciarelli su Repubblica - ovvero lo stare ben attenti a non fare una scelta che comporti la fine anticipata della legislatura. Solo una sparuta minoranza infatti ha qualche chance di essere rieletta al prossimo giro. Senza dimenticare infine che a settembre 2022 scatta la pensione da ex parlamentare raggiunti i 65 anni di età".

Quirinale: la differenza tra il 'metodo Cossiga' e il 'metodo Leone'

Secondo Gianfranco Rotondi, vicepresidente del gruppo di Fi alla Camera e attento osservatore delle dinamiche paramentari, "lo scenario sembra chiaro, come quando le nubi concedono uno squarcio nel cielo: l'alternativa secca è tra il 'metodo Cossiga' e il 'metodo Leone'. Il primo fu quello con il quale Ciriaco De Mita impose l'elezione di Francesco Cossiga in prima votazione, all'unanimità. Un metodo applicato anche con Carlo Azeglio Ciampi. Anche ora,se la maggioranza si compatta su un nome con l'assenso dell'opposizione di Giorgia Meloni, l'unica candidatura sul tavolo sarebbe ovviamente quella di Mario Draghi e non vedrei il rischio di un Colle senza regole". "Sarebbe semplicemente un presidente autorevole, una figura quasi regale. E il 'metodo Leone' dove porta? Proviamo a immaginarlo: Draghi resta a Palazzo Chigi, i generali dei partiti non controllano più le truppe. In questo caos magmatico, nelle prime tre votazioni i partiti resterebbero a carte coperte. E poi alla quarta votazione ci sarebbe un ballottaggio tra un candidato di centrodestra e uno di centrosinistra".

"Pensare che lo scontro politico produca un cattivo presidente - aggiunge Rotondi - è un codice retorico di cui dobbiamo liberarci. Il valore della terzietà di un presidente si conquista durante il settennato, non necessariamente all'atto dell'elezione. Chi oggi viene percepito come divisivo può diventare uno straordinario presidente unificatore". E quindi? "Sono stato il primo a pensare a Berlusconi, oggi nel centro destra lo dicono tutti. E io, in questa battaglia, mi fido di Salvini e Meloni. Secondo me loro ci credono davvero: non lo dicono per compiacere Berlusconi". Va rimarcato che dalla quarta votazione in poi 

A destra però Berlusconi avverte Salvini e Meloni sul dopo Mattarella. «Non posso fare giri a vuoto, la mia storia non lo permetterebbe» – avrebbe confidato ai vertici del partito convocati ieri nella sua residenza di villa San Martino ad Arcore secondo un retroscena di Repubblica. Il Cavaliere avrebbe confidato i suoi timori sulla frequenza con la quale viene fatto il suo nome per la presidenza della Repubblica: "Una candidatura che mi onora, ma che non ho chiesto e che non sollecito in alcun modo. È comunque una dimostrazione della nostra centralità". Il messaggio di Berlusconi agli alleati del centrodestra è evidente: non vuole che il suo sia un nome da bruciare ai primi scrutini.

Gianni Letta sullo sfondo

Il Corriere della Sera oggi ventila addirittura un nome che finora non circoleva, ovvero l'ipotesi Gianni Letta al Quirinale. "Parlargli di Quirinale è come mostrare un simbolo diabolico a un esorcista  nota Massimo Franco -  Gianni Letta non dice: 'Vade retro', ma la sua ritrosia proverbiale diventa, se possibile, ancora più vistosa. I maligni sostengono che dipenda dal timore di irritare Silvio Berlusconi, da trent’anni suo 'consigliato' e adesso, a sorpresa, indicato tra i candidati del centrodestra a succedere a Sergio Mattarella [...] Il problema è che l’ex braccio destro di Berlusconi a Palazzo Chigi, non ci pensa proprio [..] il suo trasversalismo soprattutto capitolino è leggendario. E questo potrebbe renderlo un possibile candidato 'di risulta' al Quirinale. Pur non essendo mai stato parlamentare. E pur avendo come connotato soprattutto quello di conoscere la macchina dello Stato come pochi altri; di muoversi tra apparati, ministeri, Vaticano ed editoria con una familiarità sorprendente. Ma sempre dietro le quinte".

Perché potremmo ritrovarci Berlusconi al Quirinale

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