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Lunedì, 27 Maggio 2024
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"Un posto al sole si ispira alla vita vera. E anche un bacio gay ne fa parte": l'intervista al produttore creativo Fabio Sabbioni

Il produttore creativo della società Fremanlte che produce la soap ci ha raccontato il lavoro di squadra che permette alla soap di Rai3 di andare in onda ogni giorno da 26 anni

Stagione 1, 2, 3 e così via: la tendenza televisiva del momento è la serialità. Numeri crescenti misurano il successo di un prodotto da milioni di spettatori, sedotti e abbandonati dalla trama interrotta sul più bello ma comunque fedeli alla promessa di un prosieguo che prima o poi arriverà: "stay tuned".

E proprio nella norma generalizzata che rende vigile l'attesa del pubblico alla data di quel "prossimamente" in sovrimpressione su schermi e pc, è interessante notare la resistenza di una deroga tutta italiana che ogni giorno, dal lunedì al venerdì, dal 21 ottobre 1996 a oggi, manda in onda le vite di personaggi nati, cresciuti e incanutiti insieme al fruitore del servizio pubblico. 

Un posto al sole è il primo esempio di lunga serialità televisiva del nostro paese che ancora regge nel convulso viavai di roba simile ormai storia negli archivi Rai e Mediaset. Vivere, Centovetrine, Incantesimo: ogni tentativo di replica è stato cassato, niente come la soap dal nome evocativo del tepore partenopeo è riuscito a bissare il successo di un format ispirato alla serie australiana Neighbours e poi diventato adulto per conto suo. Di questi tempi la soap di Rai 3 registra una media dell'8% di share e qualcosa come 1,6 milioni di telespettatori che ogni sera si sintonizzano sulle storie parallele alla realtà, giornata dopo giornata. E i problemi dei personaggi sono finti sì, ma nemmeno poi troppo distanti da quelli che i tg, i giornali o l'inquilino del terzo piano racconta al suo vicino di pianerottolo. Il fidanzato che va e viene, la separazione dopo anni di matrimonio, la relazione tra due uomini che si scoprono innamorati. Ma pure le ingerenze della malavita nella quotidianità della gente onesta, la violenza fisica e psicologica perpetrata da uomini spietati, il bullismo reale e virtuale subito da bambini prima e adolescenti poi, il ruolo dei social. L'attualità è parte integrante delle trame di Un posto al sole che, come ci racconta Fabio Sabbioni, produttore creativo della società Fremanlte che produce la soap, tanto ispira la storia dei personaggi, presenze costanti nella serata televisiva di un pubblico da 26 anni a questa parte. 

Violenza sulle donne, bullismo, gogna mediatica sui social: Un posto al sole traspone ogni sera nella finzione scenica gli argomenti di stretta attualità che creano particolare dibattito. Come si sceglie la trama da trattare e come si sviluppa dall'ideazione alla messa in onda?     

"Ci sono varie fasi. Innanzitutto vengono stabilite le vicende di ogni personaggio nell'arco di sei mesi o un anno circa. Si tratta di ipotesi che possono anche cambiare nell'arco del tempo. Il lavoro è svolto da un gruppo di scrittori composto da un head writer e quattro story editor che settimanalmente produce quello che noi chiamiamo preplot, una sorta di scaletta di quanto andrà in onda ogni settimana frutto di un brainstorming collettivo. Si lavora per blocchi, ogni blocco è composto da cinque puntate. A quel punto ogni storyeditor si prende la responsabilità di un blocco, poi affidato a vari storyliner, ognuno dei quali scrive una puntata per scene e imposta la scaletta ma senza dialoghi, limitandosi a indicare quello che i personaggi si diranno. Ogni puntata viene poi assegnata a un dialoghista che adatta tutto in forma di dialoghi e scrive le battute poi riportate su un copione".

Le trame nascono anche da storia di cronaca?

"Anche, sì. Siamo portati a seguire i fatti di cronaca e di costume. Poi però possono esserci anche ispirazioni tratte da trame di altri film". 

In questo periodo si affronta il tema della denuncia di una giovane donna che accusa l'uomo di cui è innamorata di tentata violenza sessuale pur sapendolo innocente, mossa dal desiderio di vendetta per essere stata rifiutata: un punto di vista molto diverso rispetto ai fatti di cronaca che purtroppo puntualmente riempiono le pagine dei giornali. 

"Tutto è nato dalla volontà di trattare il tema della gogna mediatica, dalla considerazione che un po' tutti oggi tendiamo a considerare qualcuno non più innocente fino a prova contraria, ma colpevole fino a prova contraria. La storia della violenza è venuta naturale. Nel trattare il tema in questa lettura ci siamo ovviamente posti il problema di un racconto diverso dal solito, ma alla fine non ci pareva una forzatura e si adattava molto bene al personaggio della ragazza. Ma l'obiettivo era comunque quello di trattare l'argomento dei social che tanto influiscono sulla vita quotidiana, anche in modo negativo". 

Qualche settimana fa è andata in onda la scena di un bacio gay tra due attori. Nulla di nuovo, considerando che già nel 2015 si era vista una scena simile e che il tema dell'omosessualità in Un posto al sole è stato trattato sotto svariati aspetti. Ciò nonostante l'episodio ha suscitato la reazione infastidita di qualcuno. Che idea si è fatto di questa discussione social?

"Secondo me non c'è neppure bisogno di stigmatizzare la polemica più di tanto. Innanzitutto perché il tema dell'omosessualità è stato affrontato già altre volte e poi perché mi pare allucinante che ci sia qualcuno che parli di questo bacio trasmesso impropriamente in "fascia protetta", come se l'omosessualità fosse una cosa da nascondere ai bambini. Anzi, credo proprio che cercare di nascondere renda tutto più morboso, proprio come non dovrebbe essere. Anche un bambino di 4, 5 anni deve sapere che a una persona può piacere una persona del suo stesso sesso, è naturale. Davvero non capisco... Nemmeno avessimo mandato in onda una scena di sesso. Tra l'altro in passato c'è stato anche il personaggio trans interpretato da Vittoria Schisano che, secondo questi punti di vista, pure sarebbe dovuto essere scandaloso, ma non fece scalpore più di tanto. Ci siamo un po' stupiti di tutto questo clamore. Incredibile che oggi ci siano ancora critiche di questo genere". 

E a proposito di social, quanto contano, se contano, le opinioni dei telespettatori su questo o quel personaggio ai fini della sceneggiatura? 

"Li leggiamo, ma non contano più di tanto per le trame. Andando a vedere i numeri che registra Un posto al sole, notiamo che la grossa parte non è il pubblico che usa attivamente i social. Sono commenti che lasciano il tempo che trovano. E io sono tra quelli che sostiene che non bisogna seguire tutto quello che si legge in rete, anche perché si tratta sempre e solo di una parte che non rispecchia l'opinione di tutti". 

Di un gran numero di fedelissimi che quando si fece accenno alla possibilità del cambio orario dalla fascia preserale a quella pomeridiana si mobilitò contro anche con un certo disappunto.

"Quella è stata la prima volta che una questione del genere, su una soap opera, è arrivata addirittura in Parlamento con una interrogazione sul tema... L'ipotesi poi è stata accantonata, ma se fosse accaduto avremmo perso una grande parte di pubblico che inevitabilmente non avrebbe potuto più seguire il programma. A quell'ora avremmo perso i giovani, per esempio. E in effetti quella delle 20.45 circa è una fascia strategicamente importante perché dà assist alla prima serata".

Qualche mese fa è scomparsa Carmen Scivitarro, per oltre vent'anni volto immancabile della soap. Nonostante fosse già fuori dalle trame da qualche tempo, per i telespettatori è stato come perdere "Teresa di Un posto al sole". Come se fosse scomparsa una di famiglia, insomma.

"Emotivamente per noi tutti è stato una perdita importante, per quanto ce l'aspettassimo. Carmen stava male da tempo, ma comunque speravamo tutti che si riprendesse. Come tutte le persone con cui abbiamo lavorato qui era nato un legame ed è stato un grande dolore. Per questo arriverà il momento in cui si affronterà la questione nella trama". 

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