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Sabato, 13 Aprile 2024
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Alfredo Cospito, perché l'anarchico può evitare l'ergastolo

Nonostante le accuse di terrorismo e l'isolamento al 41bis, la condanna richiesta dalla Procura generale di Torino potrebbe essere ridotta

Alfredo Cospito ha 55 anni, è nato a Pescara ed è il leader degli anarchici in Italia. Si trova in carcere dal 2013 per una condanna con sentenza definitiva a oltre dieci anni per aver gambizzato Roberto Adinolfi, amministratore delegato (ad) di Ansaldo nucleare. Inoltre è in attesa di una seconda sentenza per un attentato alla Scuola allievi dei carabinieri a Fossano, provincia di Cuneo. Su questo secondo episodio, i giudici di Torino aspettano la pronuncia della Corte costituzionale, che potrebbe fare la differenza nella decisione fra l'ergastolo o una pena minore. In tutto questo, lo scorso anno il ministero della Giustizia ha deciso di applicare a Cospito il regime di 41 bis, così detto "carcere duro". Il detenuto ha inviato numerosi messaggi ai compagni anarchici, invitandoli "esplicitamente a continuare la lotta contro il dominio, particolarmente con mezzi violenti ritenuti più efficaci" ha spiegato l'allora ministra Marta Cartabia. Questa è la storia di Alfredo Cospito, il primo anarchico italiano in carcere al 41 bis. 

Il terrorismo nero e il retroscena: "So chi vi manda, bastardi"

La nuova stagione di azioni attribuite agli anarchici è cominciata nel 2003. Due ordigni esplosivi hanno dilaniato due cassoni dell'immondizia in una via a Bologna, sotto casa dell'allora presidente della Commissione europea Romano Prodi. Da lì l'azione anarchica in Italia ha avuto una continuità: pacchi bomba, proiettili recapitati a politici e giornalisti, sabotaggi, scritte sui muri per rivendicare atti dimostrativi. Proprio le recenti scritte contro il 41 bis apparse a Torino, dove un ponte ripetitore è stato dato alle fiamme, hanno confermato un modo di agire uguale da sempre. 

"Fui io ad aprire quel pacco bomba degli anarchici"

Ma che cosa ha fatto di così grave Cospito per finire in carcere? È stato condannato a dieci anni e otto mesi di reclusione per aver gambizzato il 7 maggio 2012 Roberto Adinolfi, ad dell'Ansaldo nucleare, azienda italiana che realizza centrali nucleari. Secondo Cospito e Nicola Gai, altro anarchico che ha partecipato al raid, Adinolfi era "uno dei maggiori responsabili del disastro nucleare che verrà". Lo ha detto proprio Gai a processo nel 2013, riferendosi all'incidente nucleare di Fukushima nel 2011. All'udienza, in cui gli anarchici hanno letto un proclama per spiegare i perché della loro azione, Gai ha raccontato come, subito dopo lo sparo, a pochi passi dalla casa del dirigente d'azienda, Adinolfi aveva gridato: "Adesso so chi vi manda, bastardi".

Quell'attentato che poteva uccidere

Negli anni successivi Cospito è stato accusato di aver piazzato due pacchi bomba in una delle uscite della Scuola allievi dei carabinieri a Fossano, in provincia di Cuneo. In questo caso non ci sono stati né morti né feriti. Tuttavia, nell'ordinanza con cui la seconda sezione penale della Corte d'Assise d'Appello di Torino solleva una questione di legittimità costituzionale sul processo (bis) per questo fatto, si legge che Alfredo Cospito ha fatto deflagrare "due dispositivi ad alto potenziale esplosivo" dove c'era mezzo chilo di polvere da sparo. Erano due pentole a pressione. Secondo i giudici erano ordigni "precostituiti per esplodere a mezz'ora di distanza l'uno dall'altro tale da massimizzare gli effetti dell'esplosione". Dunque l'idea di Cospito, insieme alla sua compagna di allora Anna Beniamino (anche lei in carcere), era quella di fare del male. Voleva arrivare al cuore dello Stato italiano, provocando una prima esplosione e poi prevedendone una seconda, in modo da colpire i militari accorsi sul luogo nel frattempo. 

Processi, carcere e la possibilità di schivare l'ergastolo  

Per quell'attentato Cospito è stato condannato in appello a venti anni di carcere e Beniamino a sedici per strage comune. E proprio su questo reato si è giocata tutta una partita giudiziaria perché è ancora in sospeso la definizione del giudizio. Si sta ancora svolgendo l'appello bis per rideterminare la pena. "Bis" perché c'è già stato un processo (quello terminato con venti anni di reclusione appunto). Poi è successo che il procuratore generale si è appellato alla Corte di Cassazione: secondo lui il reato non era strage comune bensì "strage politica", cioè l'articolo 285 del codice penale, il più grave di tutti, che infatti prevede l'ergastolo. Accolto il ricorso, si è tornati al secondo grado, dove la pubblica accusa ha riformulato il capo di imputazione e chiesto l'ergastolo per il 55enne e 27 anni e un mese per Beniamino. 

A questo punto però la difesa dell'anarchico ha chiesto che venisse applicata l'attenuante della "tenuità del fatto". La Corte d'Assise d'Appello di Torino, invece di emettere sentenza, ha chiesto l'intervento della Corte costituzionale. Il dubbio è semplice: è possibile applicare l'attenuante per l'attentato alla Scuola dei carabinieri?

Un passo indietro. Che cos'è l’attenuante per lieve entità (311 del codice penale)? È un principio per il quale "le pene comminate per i delitti preveduti da questo titolo sono diminuite quando per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o circostanze dell'azione, ovvero per la particolare tenuità del danno o del pericolo, il fatto risulti di lieve entità". Ma quindi un attentato si può considerare un fatto di lieve entità? Si devono considerare i risultati e i danni inflitti. Proprio nell'ordinanza con cui si interpella la Corte costituzionale, le toghe torinesi scrivono che, "avuto riguardo alle modalità con cui si è realizzato il reato e alle conseguenze che da questo sono in concreto derivate, da valutarsi in rapporto all’entità della lesione arrecata ai beni/interessi tutelati dalla norma incriminatrice, violata, la condotta di Alfredo Cospito e Anna Beniamino, appare soddisfare i criteri indicati dall’articolo 311 cp". Quindi sembrano esserci i requisiti per la lieve entità. 

Ma non è così semplice. Esiste una legge che vieta l'applicazione delle attenuanti ai recidivi, cioè chi commette lo stesso reato non colposo in un determinato lasso di tempo. Dunque Cospito era recidivo nel primo processo ma è da considerare tale anche nel processo bis? A questo dovranno rispondere i costituzionalisti e sulla base di quella risposta, Alfredo Cospito verrà condannato sì ma non per forza all'ergastolo. 

Alfredo Cospito, leader di chi

Se c'è un aggettivo per descrivere Cospito, è "anarchico". Ma cosa significa essere anarchico e soprattutto cosa significa esserne leader? Quello dell'anarchia è un mondo che si differenzia da altri perché non ha una struttura verticistica, cosa che rende i gruppi eversivi qualcosa di meno palpabile. Il primo comandamento è essere liberi da ogni gerarchia, da ogni ordine, da ogni decisione imposta dall'alto, da ogni sovrastruttura in cui c'è qualcuno che decida per qualcun altro. Li chiamano padroni. Infatti il nemico numero uno è lo Stato.

Gli anarchici si muovono attraverso delle cellule locali formate da poche persone e pronte a entrare in azione su ordini provenienti da siti internet specializzati. Rigorosamente vestiti di nero, si muovono in gruppo a seconda delle esigenze. Tutto attraverso una organizzazione piatta, difficile da mappare da parte degli investigatori. 

Alfredo Cospito è leader del Fai, sigla che sta indicare almeno due gruppi: la Federazione anarchica informale e la Federazione anarchica italiana. Vicino al Fai c'è anche il Fri: Fronte rivoluzionario internazionale. Numeri precisi di quanti siano gli anarchici nel Paese non ci sono e forse è anche difficile distinguere i militanti più irriducibili dai simpatizzanti. Si parla comunque di centinaia di persone. Sono contro ogni forma di controllo; contro l'alta velocità ferroviaria; contro la Tav; contro i Cie, cioè i Centri per l'identificazione e l'espulsione dei migranti; contro il Green pass e contro la fibra ottica. 

La questione del carcere duro (41 bis)

Altra questione non di poca importanza è la condizione in cui Cospito sconta la pena perché è proprio il motivo del suo sciopero della fame di oltre cento giorni. Lui ha fatto sapere di aver intrapreso questa forma di protesta contro il 41 bis e non si fermerà finchè non sarà abolito, non basterà che lo tolgano a lui. Infatti questa forma di carcerazione non è soltanto di chi sconta pene per reati di mafia ma anche per chi ha fatto parte attivamente di un'associazione sovversiva, di chi dunque, con la violenza, punta a ribaltare l'ordine politico e sociale di uno Stato. Dunque terrorismo ed eversione. 

Per Cospito il carcere durerà in totale quattro anni, salvo decisione della Corte di Cassazione, che il prossimo 20 aprile dovrà decidere nel merito del ricorso contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma che ha respinto un reclamo contro il regime di 41 bis. Ma come vive un detenuto al 41 bis? Ecco alcune caratteristiche, sulla base dell'ordinamento penitenziario e successive circolari ministeriali:

  • Isolamento nei confronti degli altri detenuti.
  • L'ora d'aria è limitata.
  • Il detenuto è costantemente sorvegliato da un reparto speciale del corpo di polizia penitenziaria il quale, a sua volta, non entra in contatto con gli altri poliziotti penitenziari.
  • Limitazione dei colloqui con i familiari sia per quantità che per qualità (concesso con divisorio e senza contatto fisico).
  • Nel caso di colloqui con l'avvocato, i colloqui non hanno limitazioni in ordine di numero e durata.
  • Visto di controllo della posta in uscita e in entrata.
  • Limitazione delle somme, dei beni e degli oggetti che possono essere tenuti nelle camere di pernottamento e anche negli oggetti che possono essere ricevuti dall'esterno.
  • Esclusione dalle rappresentanze dei detenuti e degli internati.

Tra gli elementi che hanno pesato sulla decisione di mandare Cospito al carcere duro, c'è l'ordinanza cautelare nei confronti di Alfredo Cospito emessa dalla Procura di Perugia. "Abbiamo contestato la specifica ipotesi di istigazione a delinquere fatta mentre era in carcere'' ha detto proprio il procuratore Raffaele Cantone intervenendo nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul tema delle intercettazioni in commissione Giustizia del Senato.

Il motivo per cui Cospito è al 41 bis, è ancora più chiaro se si tiene conto della logica su cui si fonda la norma, che, nata per colpire i mafiosi in carcere, vuole impedire che i detenuti possano comunque svolgere la loro attività mafiosa o terroristica dalla cella, comunicando in ogni qual modo con l’esterno. E siccome Cospito ha avuto contatti con i suoi anche dal carcere, anche l'anarchico è finito al 41 bis. Il primo anarchico nella storia.  

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