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Venerdì, 19 Aprile 2024
Un asso nella manica

Migranti: la sentenza che cambia tutto

La Cassazione ha confermato la condanna al comandante del rimorchiatore italiano Asso Ventotto che nel 2018 aveva soccorso 101 naufraghi, ma poi li aveva poi riportati in Libia. Potrebbero finire davanti al giudice vari governi italiani (di più schieramenti) che da sette anni a questa parte hanno rinnovato il memorandum con la Libia: ricostruiamo tutta la vicenda

La sentenza cambia tutto, per davvero. Tra le altre cose, apre potenzialmente le porte a una raffica di ricorsi delle Ong, bloccate e multate ogni volta che hanno disobbedito ai guardiacoste libici. Potrebbero addirittura finire davanti ai giudici più governi italiani (di vari schieramenti politici) che dal 2017 hanno rinnovato il memorandum con la Libia. Di cosa stiamo parlando? 

La sentenza definitiva della Cassazione

La Cassazione ha confermato la condanna per il comandante di un rimorchiatore italiano, di servizio presso alcune piattaforme petrolifere, che aveva soccorso nei pressi di una piattaforma 101 migranti, stipati su un gommone, e li aveva riportati in Libia con la collaborazione degli agenti di Tripoli. Il motivo della condanna è esplicitato senza mezzi termini: la Libia è "porto non sicuro" e facilitare la riconsegna dei migranti alle autorità del Paese nordafricano è, quindi, un crimine. Trattasi di sentenza definitiva, che avrà conseguenze sui processi e le indagini in corso, ma che ha anche un significato politico impossibile da non prendere in considerazione.

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I dettagli: nelle motivazioni che respingono il ricorso dell'imputato, la Corte ha confermato la condanna al comandante della nave Asso Ventotto che il 30 luglio 2018 portò a Tripoli 101 naufraghi. Viene confermata la condanna per i reati di "sbarco e abbandono arbitrario di persone", ex art. 1155 codice di navigazione, e "abbandono di minore", ex art. 591 codice penale. E' la prima volta che la Cassazione interviene contro un caso di respingimento illegale fino a un porto nordafricano. 

La prassi di riportare i migranti in Libia ha goduto di un'effettiva impunità ed è stata adottata, a più riprese, dalle autorità italiane per impedire alle persone migranti, in viaggio sulla rotta del Mediterraneo centrale, di raggiungere le coste italiane: la conferma della condanna rafforza il principio in base al quale nessun capitano è esentato dal rispetto del diritto internazionale, e in particolare dalla necessità che i naufraghi siano condotti in un porto sicuro, quale non è la Libia.

Le motivazioni

Nelle motivazioni, nota Sergio Scandura di Radio Radicale, "la Cassazione oltre al respingimento contesta al comandante l'aver disatteso i dettami della convenzione SOLAS, nel non aver considerato lo stato dei naufraghi e anche possibili manifestazioni di richiesta asilo a bordo". La convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare (nota anche semplicemente come SOLAS, che sta per Safety Of Life At Sea) è un accordo internazionale volto a tutelare la sicurezza della navigazione mercantile, con esplicito riferimento alla salvaguardia della vita umana in mare.

Cosa cambia adesso? In teoria, la sentenza diventa automaticamente un asso nella manica per le organizzazioni non governative, che potrebbero farla valere quando il governo Meloni, attraverso il decreto Piantedosi, metterà sotto sequestro le navi di soccorso delle flotte civili perché non coordinate o non "obbedienti" alla cosiddetta guardia costiera libica. Perché scriviamo "cosiddetta"? Chiamare "guardia costiera" chi nemmeno risponde sempre alle chiamate di soccorso è un pericoloso gioco di parole. A rischio ci sono vite umane.

Le 101 persone respinte e abbandonate in Libia, tra cui donne e bambini, vennero poi rinchiuse nel centro di Ain Zara, per essere sottoposte a trattamenti degradanti e violazioni dei propri diritti.

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