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Martedì, 7 Dicembre 2021
L'esame dell'Ema

La pillola anti Covid che dimezza decessi e ricoveri arriva in Europa

In questi giorni l'Ema dovrebbe iniziare la valutazione sull'antivirale orale che potrebbe rappresentare una potenziale svolta nella lotta alla pandemia

L'antivirale molnupiravir (ovvero la cosiddetta pillola antiCovid) potrebbe presto arrivare in Europa. L'Ema, l'Agenzia del farmaco europea, dovrebbe iniziare in questi giorni la valutazione dell'antivrale prodotto da Msd (Merck & co) e Ridgeback Biotherapeutics. La procedura dovrebbe concludersi nel giro di un paio di mesi.

Msd nel frattempo ha già depositato alla Fda, la Food and Drug Administration, la richiesta per l'autorizzazione d'urgenza della pillola contro Covid-19 per gli adulti con un rischio da lieve a moderato di contrarre la malattia grave o di essere ricoverati in ospedale. Per garantire l'accesso al trattamento, già prima di ottenere i risultati dello studio, Msd ha iniziato la produzione di molnupiravir e intende produrre 10 milioni di dosi entro la fine del 2021 e un numero maggiore di dosi sarà prodotto nel 2022.

Cos'è il molnupiravir e come funziona

L'antivirale orale molnupiravir potrebbe essere il primo farmaco sperimentale per il trattamento di Covid. Secondo Msd e Ridgeback Biotherapeutics, si è dimostrato efficace nel ridurre di circa il 50% il rischio di ricovero e morte nei pazienti con Covid in forma lieve e moderata. Il farmaco potrebbe essere inizialmente disponibile solo per le categorie a rischio, ma secondo gli esperti non è escluso che il suo uso possa essere esteso nel tempo per trattare Covid-19 su larga scala. Potrebbe essere assunto a domicilio, senza bisogno di ospedalizzazione del paziente. Inoltre ha dimostrato un'importante efficacia nelle varianti virali Gamma, Delta e Mu.

Per lo studio clinico di fase 3 sono state arruolate solo persone non vaccinate considerate ad alto rischio (cioè anziani o soggetti con patologie). Il molnupiravir è stato somministrato a volontari che avevano mostrato sintomi da non più di cinque giorni.  Il 7,3% dei pazienti che hanno ricevuto molnupiravir sono stati ospedalizzati o sono deceduti entro il 29esimo giorno a fronte di un 14,1% per i pazienti trattati con placebo. Inoltre, fino al 29esimo giorno di somministrazione, nessun decesso è stato riportato nei pazienti che hanno ricevuto la somministrazione di molnupiravir, a fronte di 8 pazienti deceduti trattati con placebo.

Bassetti e la sperimentazione in Itlaia del molnupiravir

All'ospedale San Martino di Genova è stato già reclutato il primo paziente per il trial sul molnupiravir. Il policlinico genovese infatti è uno dei sette centri italiani selezionati dall'azienda farmaceutica per sperimentare il farmaco e l'unico ad arruolare un primo paziente per iniziare i test prima che Merck decidesse di fermarli in seguito ai risultati ottenuti.

Il molnupiravir è "un analogo nucleosidico, ovvero un anti virale di una tipologia che già utilizziamo per il trattamento di Hiv ed epatiti. Questo farmaco si inserisce in un filamento di Rna del virus impedendogli di replicarsi e crescere, o lo fa replicare in maniera sbagliata. Fondamentalmente è un inibitore della replicazione virale, perché si introduce nella spina dorsale del virus e lo blocca. La cosa interessante è che potrebbe essere combinato con altri farmaci in futuro", ha detto a Today il direttore della clinica di malattie infettive del San Martino, Matteo Bassetti. "Lo abbiamo già fatto nella terapia per l’Hiv, una malattia cronica per cui adesso abbiamo terapie efficaci. Associamo diversi farmaci per trattarla. Magari tra qualche tempo arriverà un altro farmaco che risulta efficace nel trattamento del Covid-19, e si potrà scoprire che unendo gli antivirali lo possiamo sconfiggere definitivamente. Pensateci: avremmo una cura che nel giro di 5 giorni può uccidere tutti i virioni (le particelle virali, ndr). La campagna di vaccinazione va avanti spedita, abbiamo quasi l’85% di popolazione vaccinata con almeno una dose, ma sappiamo che alcuni possono ugualmente contagiarsi, e poi ci sono i non vaccinati. Se abbiamo la possibilità di somministrare a questi soggetti una terapia da fare a casa, con una pastiglia, il Covid diventa un virus molto meno pericoloso dell’influenza. Un risultato straordinario, tenendo conto che per l’influenza non abbiamo tante armi così efficaci come per il Covid".

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