Mercoledì, 3 Marzo 2021
Il nuovo caos della sanità regionale

Il vaccino antinfluenzale che dovrebbe esserci ma non si trova

Secondo il ministero della Salute sono state distribuite le 18 milioni di dosi prenotate ma per i medici di famiglia quella quantità è appena sufficiente solo per i malati cronici. E alcune regioni sono in ritardo, Lombardia in primis

Mentre tutti aspettano le certificazioni per il vaccino anti-Covid soppia la polemica per il vaccino antinfluenzale, che dovrebbe esserci ma non si trova. O almeno non in tutte le regioni. 

In Italia infatti l’acquisto dei vaccini avviene da parte dei servizi sanitari regionali che poi redistribuiscono le dosi ai medici di famiglia. Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, già in primavera aveva suggerito di fare programmazione. Tra le Regioni più previdenti nel fare le gare c’è stato il Lazio, che ha acquistato 2 milioni e 400mila dosi per le categorie a rischio. Tra quelle che hanno concluso più tardi (in ottobre) le gare c’è invece la Lombardia e anche se l’assessore al Welfare, Giulio Gallera, ha dichiarato che i 2 milioni e 900mila dosi acquistate sono più del doppio di quelle usate lo scorso anno per le categorie a rischio, si registrano ritardi sulle consegne e quindi sulla somministrazione delle dosi.

Dosi "senza autorizzazioni" e introvabili: il caos vaccini in Lombardia

Secondo una classifica stilata dalla federazione dei medici di base ad essere promosse sono Lazio, Toscana, Emilia–Romagna e Campania, bocciatura senza appello per la Lombardia dove la situazione è critica. Il perché è presto detto: chi non ha fatto provvista di flaconi sconta ora ritardi che potrebbero lasciare i cittadini senza vaccini anti influenzali, complice anche la maggior richiesta per l'estensione della vaccinazione alla fascia 60–64 anni.

I problemi maggiori si registrano nelle farmacie cui dovevano essere riservati l'1,5% delle dosi acquistate dalle Regioni: "250mila dosi, una quota del tutto insufficiente - osserva al quotidiano Avvenire Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi) - il  grande incremento di acquisti delle Regioni ha messo in crisi il mercato privato, quello della popolazione attiva, tra i 18 e i 59 anni, che si rivolge alla farmacia. Lo scorso anno in farmacia sono state acquistati 900mila vaccini, ma c’era da aspettarsi che la domanda sarebbe cresciuta, visti i solleciti a mettersi al riparo da una malattia, l’influenza, che ha sintomi d’esordio simili a quelli del Covid–19. E ora che i cittadini si riversano in farmacia, noi non abbiamo il vaccino".

Scotti (Fimmg): "18 milioni di dosi bastano solo per i malati cronici"

Ieri Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione presso il ministero della Salute, aveva spiegato che le Regioni avevano già avuto le 18 milioni di dosi prenotate, ma secondo il presidente della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg), Silvestro Scotti quei numeri sono insufficienti

"Diciotto milioni di dosi di vaccino anti-influenzale bastano a coprire solo i malati cronici in Italia - dice Scotti all'agenzia AGI - se le hanno avute non si capisce perché da Nord a Sud arrivano le segnalazioni dei medici di famiglia che dicono di non avere dosi a sufficienza".  "Non ci voleva molto a capire che a fronte di una ripresa del Covid ci sarebbe stata una corsa al vaccino. E che molte persone che negli anni precedenti non si sono mai vaccinate vorrebbero farlo ora". A questi, ha aggiunto il presidente di Fimmg, "si sommano i soggetti fragili, i sanitari, i bambini. E se solo i malati cronici, secondo il rapporto dell'Iss sono 16 milioni, come possono 18 milioni di dosi bastare a tutta la popolazione che vorrebbe - o dovrebbe - vaccinarsi?".

"Si è fatto un calcolo non sugli aventi diritto ma sulla popolazione media che si sottopone al vaccino. Poi ci siamo mossi tardi: o meglio, in linea con gli anni scorsi, ma tardi per ordinare sufficienti dosi in una situazione di epidemia e di corsa al vaccino".

Vaccini e non solo: nelle farmacie manca anche l'ossigeno

Ma il problema dei vaccini che non ci sono non è il solo a preoccupare "le prime linee" di intervento della sanità: l'ultimo appello arriva dalla Puglia - ma allarmi erano già arrivati anche da Genova, Roma e Napoli - e riguardano anche la mancanza di ossigeno terapeutico:

"Per effetto della grave emergenza sanitaria per la pandemia da Covid 19 in atto - spiega Luigi d'Ambrosio Lettieri, presidente dell'Ordine interprovinciale dei Farmacisti di Bari e Bat e vice presidente Fofi - le farmacie accusano un'assoluta difficoltà nel rifornimento di ossigeno terapeutico gassoso sia a causa di carenza di contenitori da parte delle aziende fornitrici che per la prolungata permanenza delle bombole di ossigeno al domicilio dei pazienti". 

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