Sabato, 16 Ottobre 2021

Se i medici non possono parlare di Covid in tv, ma i politici sì

I virologi fuori dal tubo catodico, i politici a discettare di virologia. La notizia è che il governo ha accolto un ordine del giorno a firma del deputato del gruppo Misto Giorgio Trizzino, ex M5S, in cui si chiede "un impegno a intervenire affinché tutti i dipendenti delle strutture sanitarie pubbliche o private (virologi, immunologi, infettivologi, igienisti ecc.), e degli organismi ed enti di diretta collaborazione con il ministero della Salute, possano partecipare alle trasmissioni televisive o radiofoniche e rilasciare interviste previa esplicita autorizzazione della propria struttura sanitaria di appartenenza". 

"Questo strombazzamento mediatico costruito spesso per la ricerca della ribalta e della notorietà" accusa il deputato e medico siciliano, "è responsabile di un numero imprecisato di vittime. Credo che non si sia posta la necessaria attenzione al fenomeno e che adesso si debba porre un freno a questa vergogna".

Bene, anzi no. Il ragionamento di Trizzino, per quanto in parte condivisibile, è per altri versi un po' miope. Se è vero che le divisioni tra gli esperti non hanno contributo a chiarire le idee alla gente comune, ben peggio hanno fatto (e stanno facendo) quei politici si improvvisano virologi e clinici pur non avendo mai visto una facoltà di medicina. Non possiamo tacere il caso di Giorgia Meloni che da settimane tesse le virtù delle cure domiciliari dicendo (pur in mancanza di prove) che "abbattono drasticamente la mortalità e l'ospedalizzazione da Covid19". Ma la leader di Fdi non è l'unica esponente di partito ad aver - in questo anno e mezzo di pandemia - espresso opinioni non in linea con quelle della comunità scientifica.

Qualche volta capita anche che gli esperti debbano metterci una pezza. È successo ad esempio a "Dì Martedì" dove l'epidemiologa Stefania Salmaso ha ribattuto all'europarlamentare Francesca Donato sull'ivermectina spiegandole che per dimostrare l'effiacia di un farmaco servono studi randomizzati e prove solide. Al di là delle colpe (presunte) di questo o quel virologo, a pensarci bene la situazione è singolare. Se in Spagna ai politici è stato chiesto di non discutere di argomenti di medicina ma lasciare la parola agli esperti, in Italia il bavaglio potrebbe toccare ai camici bianchi.

I diretti interessati non ci stanno. "Se il Governo dovesse fare questo passo" ha fatto sapere Matteo Bassetti, "saremo l'unico Paese al mondo che limita il pensiero di professori universitari. Quindi non posso neanche scrivere un libro sul virus? O rilasciare un'intervista a un giornale? Rischiamo di scadere profondamente". 

Stefania Salmaso il suo punto di vista l'aveva espresso già tempo fa: "Se gli scienziati non parlano dicono che siamo nella torre eburnea, se vanno in tv dicono quello che pensano... che dobbiamo fare?". 

Fabrizio Pregliasco lancia una proposta alternativa. "A mio avviso dovrebbe esserci piuttosto una carta per tutti coloro che parlano" di Covid in tv, radio, giornali e media in generale "quali giornalisti, opinionisti e non addetti ai lavori" che garantisca"l'eticità di quello che raccontano e la veridicità delle loro affermazioni" citando cioè "da chi e dove le hanno apprese". "Non si può fare una censura", dice ancora, "l'autorizzazione della struttura cosa ci dà in termini di qualità di intervento?". Almeno sul 'no' al bavaglio sono tutti d'accordo. 

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