Venerdì, 18 Giugno 2021
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Alberto Zangrillo: "In Italia ci siamo fatti male da soli, abbiamo contato i morti in modo diverso". Ma è vero?

Per il primario di Terapia Intensiva al San Raffaele il nostro Paese non ha un numero di decessi superiore rispetto ad altri Paesi. Abbiamo provato a confrontare le diverse modalità di conteggio

Alberto Zangrillo, ANSA

La domanda ritorna ormai ciclicamente: perché in Italia si muore così tanto di Covid? Secondo gli ultimi dati di Worldometers, il nostro Paese è al 13° posto al mondo per numero di decessi in rapporto alla popolazione, a poca distanza da Belgio e Brasile. Fanno invece meglio di noi il Regno Unito (17°), la Francia (al 24° posto) e la Germania (al 46°). Il tema della mortalità da Covid in Italia è stato rispolverato oggi da Alberto Zangrillo, primario di Terapia Intensiva al San Raffaele di Milano, che ospite di "L'aria che tira", su La7, ha rilanciato i soliti dubbi sul conteggio dei morti.

Secondo Zangrillo, in Italia "ci siamo fatti del male da soli dipingendo un numero di morti che non è assolutamente superiore a quello di altri Paesi europei, e mi riferisco alla Francia e all'Inghilterra. Semplicemente li hanno contati in modo diverso. Grandissimo rispetto per le tragedie - ha aggiunto il primario -, ma noi abbiamo il dovere di lavorare per coloro che attendono da noi di essere tutelati con tutte le misure, la prima delle quali è l'osservazione e la cura". Molto tempo addietro era stato l'infettivologo del San Martino di Genova Matteo Bassetti ad affermare che, a suo giudizio, l'Italia avrebbe sbagliato a contare i morti per eccesso perché a marzo e aprile del 2020 "chiunque arrivasse in ospedale con un tampone positivo veniva conteggiato come morto Covid".

Come vengono contati i decessi Covid in Italia

Come stanno le cose? E soprattutto: in Italia i morti vengono conteggiati in modo diverso rispetto ad altri Paesi? Proviamo a capirci qualcosa. Come avevamo già spiegato in un altro articolo, l'Istituto superiore di sanità usa 4 parametri per stabilire che il decesso di un paziente sia stato effettivamente causato dall'infezione. E vale a dire:

  1. Presenza di un tampone positivo a Sars-Cov-2
  2. Presenza di un quadro clinico e strumentale suggestivo di COVID-19
  3. Assenza di una chiara causa di morte diversa dal COVID-19
  4. Assenza di periodo di recupero clinico completo tra la malattia e il decesso.

La positività al tampone, chiarisce l'Iss, "non è sufficiente per considerare il decesso come dovuto al COVID-19, ma è necessaria la presenza di tutte le condizioni sopra menzionate, inclusa l'assenza di chiara altra causa di morte". Inoltre "va precisato però che non sono da considerarsi tra le chiare cause di morte diverse da COVID-19 le patologie pre-esistenti che possono aver favorito o predisposto ad un decorso negativo dell'infezione (per esempio cancro, patologie cardiovascolari, renali ed epatiche, demenza, patologie psichiatriche e diabete)".

Il numero di morti da Covid in Francia

E in Francia? Secondo un articolo del novembre scorso di "Le Monde" (ma nel frattempo le modalità di conteggio non sembrano cambiate…) le autorità francesi inseriscono nel bollettino i decessi avvenuti in ospedale e nelle case di riposo, mentre per le persone decedute a casa il discorso è diverso. In questo caso, a fare fede è il certificato di morte della cui analisi si occupa il Centro per l'epidemiologia delle cause mediche di morte (CépiDC), che però - rileva il quotidiano francese - comunica i propri risultati anche con mesi di ritardo. Per questo in effetti non è del tutto improbabile che ci sia una sottostima dei decessi dovuti a Covid-19.

E tuttavia, fa notare Pagella Politica, secondo l'Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) la Francia è uno di quei Paesi che conta tra le morti Covid anche quei pazienti non sottoposti a tampone ma deceduti "probabilmente" a causa del virus. Sotto questo aspetto dunque al di là delle Alpi sono più rigorosi che da noi dal momento che in Italia la presenza del tampone è fondamentale per classificare un decesso come Covid.  

Il conteggio dei morti nel Regno Unito

Ancora diverso il caso del Regno Unito dove a partire da agosto è stato introdotto un nuovo criterio che ha abbassato di 5.377 unità il numero di decessi attribuiti alla pericolosa patologia virale. La retromarcia sui numeri ufficiali - che potrebbe sembrare un'escamotage per minimizzare l'impatto del coronavirus oltremanica - è stata in realtà frutto di un lavoro di armonizzazione del metodo di conteggio delle vittime del Covid tra le varie regioni che compongono il Regno Unito. Mentre Scozia, Galles e Irlanda del Nord contavano come vittime del Covid-19 le sole persone decedute entro i 28 giorni dal test positivo al virus, le autorità sanitarie dell'Inghilterra - la regione più popolosa del Regno Unito - non applicavano tale limite.

A Londra e dintorni venivano invece contate come vittime del coronavirus tutti i pazienti risultati positivi al tampone e morti successivamente, indipendentemente dal lasso di tempo trascorso tra il test e il decesso. L'armonizzazione dei metodi di conteggio ha dunque portato l'attuale numero di vittime da 46.706 a 41.329 in tutto il Paese. Si potrebbe dunque pensare che anche in questo caso l'Uk abbia sottostimato i dati rispetto a quelli del nostro Paese dove il criterio temporale per il tampone non è preso in considerazione. Ma attenzione: con questo metodo di conteggio nel Regno Unito vengono comunque registrati come causati dal Covid-19 i decessi avvenuti oltre 28 giorni dal tampone ma entro i 2 mesi dall'accertamento solo laddove il coronavirus compaia sul certificato di morte. La ragione dietro al riconteggio delle vittime è dunque quella di separare i morti con il Covid dai morti da Covid e dunque escludere le vittime di altre patologie dal computo totale dell'impatto del virus.

I dati sulla mortalità in eccesso

Insomma, la questione è molto complessa ma al momento non si può dare per scontato che rispetto all'Italia Francia e Regno Unito abbiano sottostimato il numero dei morti rispetto al nostro Paese. Né va dimenticato che molti esperti mettono in guardia dal fare affidamento esclusivamente sulle statistiche ufficiali (e qui Zangrillo potrebbe avere qualche ragione). Le cifre dei decessi in eccesso, che confrontano il numero di morti in una data settimana a fronte di una media quinquennale, sono ampiamente considerate dalla comunità scientifica il miglior standard nella misurazione dell'impatto del coronavirus. I conti insomma si potranno fare solo a emergenza finita. Conosciamo però i dati parziali: secondo l'Eurostat dal mese di marzo del 2020 l'eccesso di mortalità in Italia è stato del 20,4%. Abbiamo fatto meglio di Spagna (23,6%) e Polonia (23,2%) ma peggio di Francia (13,2%), Germania (7%), Olanda (14,7%) e Portogallo (13,9%).

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