"Il clima sta cambiando e l'Italia è impreparata": maltempo, è ancora allerta

Grido d'allarme di Legambiente: "Urgenti piano nazionale di adattamento al clima e normativa che fermi il consumo di suolo". Oggi allerta arancione in più regioni

La stradella che conduce alla villa della tragedia a Casteldaccia (Palermo), 4 novembre 2018. ANSA/ RUGGERO FARKAS

"Il clima sta cambiando e l'Italia è ancora impreparata": avverte Legambiente commentando l'emergenza maltempo che ha colpito la penisola, da Nord al sud, dalla devastazione delle montagne in Veneto, alle vittime della tromba d'aria di Terracina, ai 12 morti in Sicilia. Il premier Giuseppe Conte ieri è volato sull'isola. "L'Italia è sempre più fragile e insicura anche a causa dei cambiamenti climatici", sottolinea Legambiente, ricordando che sono "7,5 milioni i cittadini che vivono o lavorano in aree a rischio frane o alluvioni". "Ora - chiede l'associazione - il governo approvi un piano nazionale di adattamento al clima e una normativa per fermare il consumo di suolo".

Perché "dal Veneto alla Sicilia, dalla Liguria al Lazio, compresa l`isola di Ischia, sono tanti i territori colpiti in questi giorni e in queste ore dal maltempo con frane, esondazioni, trombe d'aria e tutto ciò che ne è conseguito: "Il clima sta cambiando, ormai è un dato di fatto, eppure l`Italia continua ad essere impreparata". A fronte di questo scenario l'associazione ambientalista ribadisce "l'urgenza di un piano nazionale di adattamento al clima e una normativa che fermi il consumo di suolo, insieme ad un'intensa attività di prevenzione". Perché "le città non possono essere lasciate da sole a fronteggiare impatti di questa dimensione dovuti in primis ai cambiamenti climatici, che amplificano gli effetti di frane e alluvioni e che stanno causando danni al territorio e alle città mettendo in pericolo la vita e la salute dei cittadini".

Un'altra giornata di maltempo: il bollettino della protezione civile 

In Italia la prevenzione stenta a partire

"In queste ore - dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - il primo pensiero va purtroppo alle vittime e ai dispersi e ribadiamo la piena disponibilità e supporto ai tanti soccorritori impegnati in queste ore sui territori colpiti". "Le diverse emergenze scattate in questi giorni - aggiunge - non possono, però, non richiamare ad una riflessione sul rischio idrogeologico e le conseguenze del cambiamento climatico sempre più evidenti sul nostro territorio, in cui questi fattori spesso sono stati ignorati o sottovalutati e la prevenzione stenta a partire".

Ciò che è stato fatto finora non è sufficiente: "Nonostante siano state messe in campo nuove politiche per la riduzione del rischio sul territorio, con l'obiettivo di recuperare anni di ritardi negli interventi, purtroppo ancora oggi non se ne vedono i risultati. La dimensione dei problemi che vediamo nei territori legati alla fragilità idrogeologica del Paese, ad una pianificazione e ad una espansione urbanistica che spesso non ne tiene conto e a un clima che sta cambiando, è tale da obbligare a un cambio di strategia e di velocità degli interventi".

Serve un Piano nazionale

Ora quindi "si deve passare da un approccio che segue emergenze e disastri a una lettura complessiva del territorio italiano attraverso un Piano nazionale di adattamento e a interventi coerenti e coordinati. Per questo chiediamo al governo di approvare tale piano nazionale, a cui devono seguire piani su scala regionale e territoriale, strumenti trasversali di cui tener conto anche in tutte le altre pianificazioni, in modo da aiutare così anche i Comuni, che devono individuare rischi e interventi prioritari di prevenzione".

"Per mettere in campo tutto questo - continua Zampetti - servono risorse adeguate e continuative. Per questo abbiamo proposto già a partire dalla prossima finanziaria di prevedere un fondo di almeno 200 milioni di euro all'anno, per l'erogazione di finanziamenti da destinare ai Piani Clima da parte dei Comuni, e a progetti di adattamento ai cambiamenti climatici, oltre le risorse necessarie per interventi di manutenzione, riqualificazione e riduzione del rischio, a partire dagli spazi pubblici e di allerta dei cittadini. Ma di tutto questo purtroppo nella nuova proposta di finanziaria non ve ne è traccia".

Legambiente ricorda che tra il 1944 ed il 2012 sono 61,5 i miliardi di euro spesi solo per i danni provocati dagli eventi estremi nel territorio italiano e l'Italia è tra i primi Paesi al mondo per risarcimenti e riparazioni di danni da eventi di dissesto con circa 3.5 miliardi all`anno. Ancora oggi, inoltre, "continua soprattutto in ambiente urbano la sottrazione di suolo libero per processi di crescita edilizia. Anche a causa della mancanza di una normativa nazionale che intervenga in questo settore". Ma "un altro dato è ancora più allarmante e va evidenziato soprattutto alla luce del dibattito sull'ennesimo condono edilizio contenuto nel decreto Genova in discussione in Parlamento in queste settimane", sottolinea Legambiente, avvertendo: "Il consumo di suolo e le nuove edificazioni continuano a riguardare anche le aree considerate a rischio idrogeologico, nonostante i vincoli esistenti".

Un Paese fragile e insicuro: 7,5 milioni di italiani vivono in aree a rischio idrogeologico

Allerta arancione in Veneto, Piemonte, Emilia, Lazio

Il maltempo non si placa il Dipartimento della Protezione civile ha emanato un'allerta arancione per il Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Lazio. E sono previsti ancora temporali e venti forti in Veneto, Friuli Venezia Giulia e regioni meridionali. "La circolazione depressionaria presente sul Mediterraneo, tende a stazionare a ridosso della Sardegna, continuando a far confluire correnti umide ed instabili sull`Italia", ha spiegato il Dipartimento, avvertendo: "Le precipitazioni associate alla depressione, nella giornata di domani, tenderanno ad assumere carattere di persistenza sui parti delle aree alpine e pedemontane, mentre il centro-sud sarà ancora interessato da attività temporalesca".

Dalle prime ore di lunedì 5 novembre, si prevede il persistere di precipitazioni, a prevalente carattere temporalesco, su Calabria e Puglia, specie settori ionici. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento. Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata per la giornata di domani, lunedì 5 novembre, allerta arancione su parte di Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Lazio. È stata inoltre valutata allerta gialla sui settori occidentali del Piemonte, parte di Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio, oltre che sulla Campania, su alcuni bacini di Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia e sull`intero territorio di Calabria, Sicilia e Sardegna.

Verso un lento ritorno alla normalità

 "Ancora siamo in una situazione di maltempo ma stiamo ritornando alla normalità. C'è ancora un'allerta arancione in alcune regioni ma il peggio è passato". Lo ha detto a Rai Radio Anch'io il direttore della Protezione civile Angelo Borrelli."Ora procediamo con il ripristino dei servizi essenziali soprattutto nel Nord Est devastato dal maltempo", ha aggiunto Borrelli che ai 6-7 milioni di italiani che secondo alcune ricerche vivono in zone a rischio dice: "la risposta è conoscere le aree in cui si vive, il livello di esposizone al rischio. Noi stiamo mettendo a punto un sistema di allertamento nazionale, per arrivare ad allertare il cittadino sul proprio cellulare". Quanto alle responsabilità il capo della Protezione civile è netto: "l'abusivismo è una piaga che va debellata. Bisogna procedere con mano pesante per le case abusive in aree esposte a rischio per il non ripetersi di questi episodi".

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Commenti (4)

  • Come sempre! L'Italia, quella nata nel 1861, si è sempre trovata impreparata, non solo per gli eventi climatici ma anche per le guerre, cambi di regime, politiche sociali e tutto il resto. Ogni cambio di regime politico riguarda solo il nome del padrone di turno, il resto.. mancia.

  • Eppure Silvio Berlusconi nel suo primo discorso di insediamento al governo (sostenuto dalla Lega) sostenne che l'effetto serra non esiste con tutto ciò che ne conseguì, chissà oggi cosa direbbe?

    • La storia del pianeta Terra ci insegna che il clima è soggetto a variazioni cicliche costanti, non percepibili dall'uomo nella sua vita normale. Una volta lo si studiava a scuola, oggi siamo condizionati dalle teorie in voga sui cosiddetti Media. sonoosciill

      • appunto una cosa sono le glaciazioni che durano secoli altro i cambiamenti repentini come l'attuale

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