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Sabato, 4 Febbraio 2023
IKEA

"Pessima Ikea", licenziamenti e polemiche: sindacati contro il colosso dei mobili

Botta e risposta tra azienda e sindacati sul caso della mamma licenziata a Corsico. L'azienda: "Lavorava sette giorni al mese". Intanto a Bari scoppia il caso di un dipendente allontanato per le pause troppo lunghe. Ikea: verifiche in corso

Due lavoratori licenziati ingiustamente in una manciata di giorni. È questa almeno la tesi dei sindacati che stanno facendo fuoco e fiamme contro il colosso dei mobili Ikea, reo, a loro dire, di sbarazzarsi dei dipendenti  al mimino segno di insubordinazione. Il primo caso balzato alle cronache è quello di Marica Ricutti, la 39enne licenziata nei giorni scorsi dallo store di via Corsico, a Milano.

La donna, separata, madre di due bambini (di cui uno disabile), avrebbe ricevuto il benservito dall’azienda perché non ha rispettato i turni di lavoro. Due giorni in diciassette anni, secondo la dipendente. Molto diversa la verità dell’azienda che parla di "gravi e pubblici episodi di insubordinazione" da parte della Ricutti che negli ultimi otto mesi "ha lavorato meno di sette giorni al mese".

Lavoratrice Ikea licenziata, la versione del sindacato

Ma andiamo con ordine: a far scoppiare il caso è il sindacato Filcams Cgil che accusa l’azienda di aver licenziato in tronco la 39enne "per non avere rispettato turni che non le consentivano di prendersi cura dei figli di 5 e 10 anni". Una "pessima Ikea", ironizza lo striscione del sindacato. I problemi, come ricostruisce la Filcams, sono iniziati qualche mese fa, in seguito allo spostamento della dipendente dal reparto bistrot al reparto ristorante: lei accetta, ma chiede che possa mantenere gli stessi orari - dalle nove del mattino fino a fine turno - perché ha problemi coi piccoli. L'azienda accetta, ma dopo alcune settimane "decide di modificare unilateralmente i turni", spostando l'ingresso alle 7 del mattino. 

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A quel punto la dipendente  in due occasioni avrebbe deciso di rispettare i vecchi orari e per questo sarebbe stata allontanata. 
Durissimo il commento del sindacato che accusa Ikea di essere "senz’altro brava a dare lezioni di senso civico e fair play a differenza di come si comporta con i propri dipendenti nei punti di vendita".

La replica di Ikea: "Lavorava meno di 7 giorni al mese"

Ma la versione dell’azienda è completamente diversa. In un comunicato stampa pubblicato sul proprio sito, Ikea spiega di essersi "sempre dimostrata disponibile a concordare le migliori soluzioni, per contemperare le necessità della lavoratrice con le esigenze connesse al suo lavoro". 

Ikea, lavoratori sotto l'ambasciata svedese

"Negli ultimi 8 mesi la Sig.ra Ricutti ha lavorato meno di 7 giorni al mese e, per circa la metà dei giorni lavorati, ha usufruito di cambi di turno e spostamenti di orario, concordati con i colleghi e con la direzione del negozio. Nell’ultimo periodo, in più occasioni, la lavoratrice - per sua stessa ammissione - si è autodeterminata l’orario di lavoro senza alcun preavviso né comunicazione di sorta, mettendo in gravi difficoltà i servizi dell’area che coordinava e il lavoro dei colleghi, creando disagi ai clienti e disservizi evidenti e non tollerabili".

Insomma l’azienda non ci sta e rincara: di fronte "alla richiesta di spiegazioni", si legge ancora nella nota, "la Sig.ra Ricutti si è lasciata andare a gravi e pubblici episodi di insubordinazione", comportamenti che "sulla base dei propri valori"  Ikea "ha ritenuto non accettabili". 

Ikea, scoppia un nuovo "caso" a Bari

Neanche il tempo di replicare che scoppia un nuovo bubbone. Questa volta il colosso svedese è chiamato in causa dal sindacato Uiltucs che parla di "ennesimo licenziamento choc" ai danni di un lavoratore dell'Ikea di Bari, monoreddito e padre di due bambini piccoli, licenziato perché "si è trattenuto troppo in pausa". Quanto? "Cinque minuti più del dovuto, non certo per ore", accusa il sindacato che parla di provvedimento "vergognoso" arrivato per altro dopo undici anni "di lavoro impeccabile".

Una vicenda controversa

Contattata da Today.it, Ikea ha fatto sapere di voler svolgere "tutti gli approfondimenti utili a chiarire compiutamente gli sviluppi della vicenda". La replica dell’azienda arriverà forse già in serata, ma il caso si annuncia già controverso. Lo stesso sindacato ammette infatti implicitamente che gli episodi contestati al lavoratore sono più di uno. L'azienda, spiega Giuseppe Zimmari, segretario generale della Uiltucs Puglia, non ha "avanzato tutte le contestazioni, appena avvenivano i presunti ritardi nel rientro in servizio dalla pausa, ma ha atteso di sommarle".

Lavoratori Ikea in protesta, la polizia carica

Zimmari ha comunque annunciato la volontà di voler impugnare il licenziamento a livello legale. "Daremo battaglia dal punto di vista sindacale, non ci fermeremo. Dobbiamo affrontare senza esitazione casi come questo, casi sintomatici che sembrano il tipico esempio del ‘colpirne uno per educarne cento’ che rifiutiamo con forza".

"Clima pesante all'interno di Ikea"

Al di là del fatto in sé il sindacato parla di un "clima molto pesante" all'interno dell'azienda, e in questo senso i "licenziamenti sono la punta di un Iceberg". Tra le questioni all’ordine del giorno "i sempre peggiori rapporti sindacali, decisioni unilaterali e non condivise da parte di Ikea, prepotenze su cambi di mansioni, variazioni di turni e orari, lavori part time con poche ore e conseguenti miseri stipendi, l’assenza da anni di contratto nazionale e non solo".

Dal canto suo Ikea, nella già menzionata replica al caso della mamma licenziata, ricorda che in Italia offre lavoro a più di 6.500 collaboratori diretti, il 90% dei quali "è impiegato con un contratto a tempo indeterminato e, nell’ultimo anno, oltre 100 donne e 100 uomini hanno avuto un avanzamento di carriera".

M5S: "Sul caso Ikea Poletti intervenga a favore della lavoratrice"

Intanto il Movimento 5 Stelle al Senato ha fatto sapere di aver depositato un'interrogazione parlamentare al Ministro del Lavoro sul caso della lavoratrice licenziata a Corsico. Secondo i portavoce M5s Catalfo, Puglia e Marton, firmatari dell'interrogazione, nel codice di comportamento Ikea Italia "non vi è presente la violazione che verrebbe addebitata alla lavoratrice che avrebbe dovuto assentarsi per ben oltre 5 volte in un anno solare per poter essere sanzionata. In considerazione di tutto ciò - concludono i 5 Stelle - abbiamo chiesto al Ministro Poletti quali iniziative intende intraprendere affinché sia preservata la posizione lavorativa della lavoratrice".
 

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