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Lunedì, 27 Maggio 2024
L'intervista

"Il salario minimo non ci salverà dal lavoro povero"

Lavorare per 9 euro lordi all'ora: una soglia che fa discutere anche i sindacati anche perché il salario minimo potrebbe essere - da solo - inefficace

Il salario minimo si candida a diventare uno degli argomenti politici più discussi di questa estate 2023, con una parte della popolazione a favore e un'altra contraria. Questa spaccatura è presente persino all’interno del mondo sindacale, nonostante il presidente di Confindustria Carlo Bonomi non abbia messo alcun veto sulla paga minima oraria per tutti i lavoratori. Nessun problema, visto che il governo sembra intenzionato a rispedire al mittente la proposta di legge dell’opposizione di fissare il salario minimo a 9 euro l’ora. Ma il salario minimo ci salverà davvero dal lavoro povero? Probabilmente no, o almeno non da solo, ha risposto in un’intervista a Today Marco Carlomagno, segretario generale della FLP - Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche, specificando che servono altre misure per ridare dignità al lavoro. Vediamo quali.

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Sei milioni di lavoratori hanno lasciato l’Italia

Con il salario minimo si vanno a tutelare i lavoratori "poveri", sostiene l’opposizione, quelli che attualmente hanno una retribuzione inferiore ai 9 euro, ma anche quelli che non sono coperti da contratti collettivi. A tal proposito vale la pena ricordare il caso scoppiato ad aprile del 2023 di una addetta al servizio di portierato che lavorava in una società di vigilanza di Padova, che percepiva con un contratto nazionale di settore 3,96 euro l’ora. "Un contratto da fame firmato da Cgil e Cis", così lo aveva definito Mauro Zanotto di Adl Cobas. Lo stipendio mensile di questa donna arrivava a 640 euro netti al mese, praticamente meno del reddito di cittadinanza, ma soprattutto sotto la soglia di povertà fissata dall’Istat a 840 euro. Questa lavoratrice faceva parte dei cosiddetti lavoratori poveri, ossia di quelle persone che pur lavorando non riescono a vivere una vita dignitosa a causa di una paga troppo bassa, fenomeno in forte aumento nel nostro Paese e non solo come spesso si pensa circoscritto agli operatori del settore agricolo, colf, badanti e baby sitter.

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"Il salario minimo è importante perché è una questione di dignità del lavoratore", puntualizza Marco Carlomagno, segretario generale della FLP, ricordando che la precarietà, l’incertezza e i salari troppo bassi spingono il Paese alla deriva. Queste "paghe da fame", come le ha definite anche Giuseppe Conte, impoveriscono la nazione perché creano pensioni troppo basse, impediscono la natalità, fanno soffrire i consumi. Dall’8 al 14% dei nostri laureati, ricorda il sindacalista, emigra proprio perché in Italia gli stipendi sono troppo bassi, come nel caso dei 10mila medici che sono andati a lavorare all’estero, molto dei quali in Svizzera. "Bisogna superare le dicotomie sul salario minimo per il bene del  Paese, questo è il compito di una politica seria e responsabile", perché circa "6 milioni di lavoratori hanno lasciato l’Italia per andare altrove. I nostri giovani sono tra i più sottopagati di sempre", ha tuonato il segretario generale della FLP.

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A chi interessa il salario minimo

M5s, Sinistra Italiana, Azione, Pd, Europa Verde e +Europa hanno trovato la quadra sul salario minimo, lanciando una proposta di legge a 9 euro lordi l’ora come soglia minima, subito bocciata dal governo. Ma a chi interessa il salario minimo? In Italia questa legge è attesa da circa tre lavoratori su dieci, il 29,7% per essere precisi. Secondo i dati Inps stiamo parlando di ben 4,6 milioni di persone che non raggiungono nemmeno la soglia dei 9 euro lordi l’ora. Tra i dipendenti privati questa percentuale scende al 26,2%, nell’industria e nel terziario, ma nel settore agricolo sale a oltre il 35%. A 'soffrire' però sono soprattutto i lavoratori domestici, con il 90% circa della categoria che percepisce meno di 9 euro l’ora.

Complessivamente, secondo gli ultimi dati Istat, i salari italiani sono inferiori alla media Ue di 3.700 euro, vale a dire del -12% rispetto al resto d’Europa. La legge sul salario minimo esiste in ben 21 Paesi dell’Unione europea, con soglie che vanno dai 13,37 euro l’ora del Lussemburgo ai 3 euro l'ora di Ungheria e Bulgaria. Nel mezzo ci sono 7 Paesi sopra i 10 euro l’ora: Irlanda (11,30 euro), Germania (12 euro), Belgio (11,87 euro), Paesi Bassi (11,16 euro), Francia (11,27 euro). Sotto questa soglia invece troviamo tra le tante la Spagna (7,82 euro) e la Slovenia (6,92 euro), dove però c’è una quasi assenza di fiscalità, quindi in pratica è un netto.

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Nove euro l’ora sono troppi o troppo pochi?

Conte ha più volte attaccato il governo per la sua presa di posizione contro il salario minimo, dichiarando anche che è comprensibile che la premier Giorgia Meloni non ne capisca l’importanza visto che "guadagna 30 volte tanto". L’ex ministra del lavoro Elsa Fornero, invece, ha dichiarato che 9 euro lordi l’ora sono troppi, ma poi ci ha ripensato dicendo che vanno bene anche 7-8 euro. Ma allora i 9 euro proposti dall’opposizione sono troppi o troppo pochi?

"Bisogna calcolare quale sia il salario minimo garantito per poter vivere", perché anche nel pubblico impiego in tanti rinunciano al 'posto fisso' dopo aver vinto un concorso a causa di una retribuzione troppo bassa. In poche parole "dobbiamo guardare al netto, a quello che va in tasca ai lavoratori", ha chiosato Carlomagno ricordando che con la flat tax i lavoratori autonomi che guadagnano fino a 85mila euro pagano il 15% di tasse, "percentuale che poi in realtà si applica sui coefficienti, e così di fatto quel 15% diventa un 10,68% di media". Di contro un lavoratore dipendente con oltre 75mila euro paga il 43%, e "paga pure l’addizionale regionale che viene data alle regioni per la sanità e quella comunale per gli asili nido, mentre il libero professionista non deve nulla. Perché il lavoratore dipendente che guadagna 10mila euro deve pagare la sanità a chi ha la partita iva e guadagna 85mila euro?", si chiede il sindacalista.

Perché dovremmo introdurre il salario minimo

"Il salario minimo è estremamente importante ma da solo non basta"

Secondo Carlomagno il salario minimo è "estremamente importante" ma da solo non basta. "In Italia si deve iniziare a parlare di una defiscalizzazione seria e non di una riduzione indiscriminata del cuneo fiscale, perché se riduco i contributi poi si va con pensioni misere. Quanto fatto per le partite iva si potrebbe fare anche per determinate produzioni strategiche per l’Italia, come la cura degli anziani visto che siamo il secondo Paese più vecchio al mondo: stabilire una fiscalità più agevolata sui lavoratori".

Per far sì che il lavoratore arrivi a percepire uno stipendio netto dignitoso, degno di un Paese civile, il salario minimo non è sufficiente, serve anche un intervento da parte dello Stato, "perché sappiamo bene che nel privato abbiamo ben 9 categorie che non superano a tempo pieno con 40 ore i 1.000 euro al mese".

E a chi pensa che con l’introduzione del salario minimo possa aumentare il lavoro nero, il sindacalista risponde: "Nel caso delle badanti, ad esempio, ritengo che sia giusto un intervento da parte dello Stato per aiutare le famiglie nella cura degli anziani. Così andrò a eliminare il nero e farò in modo che in futuro la badante, con i contributi versati, possa avere una pensione dignitosa senza pesare sulla collettività".

Marco Carlomagno foto FLP

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