Giovedì, 28 Ottobre 2021
L'intervista a Today

"Così è nato il mio Luna Park": intervista a Isabella Aguilar, creatrice della serie tv Netflix

I retroscena e le curiosità sulla serie italiana del momento

Nel giorno in cui i social di Mark Zuckerberg sono crollati per diverse ore, prima del cosiddetto "down" una richiesta di amicizia è arrivata sul mio profilo Facebook: era Isabella Aguilar, creatrice della serie tv Netflix Luna Park.

Aguilar aveva appena letto la recensione (non del tutto positiva) della serie pubblicata da Today, e voleva farmi sapere che il suo citofono sarà a disposizione per chi volesse sapere come ha in mente di concludere la storia di Luna Park, nel caso in cui (speriamo di no!) Netflix decida di non rinnovare la serie per la seconda stagione.

Ironia e "fair play": con queste rare doti si è presentata la giovane sceneggiatrice romana, che nel curriculum può vantare film come The Place, scritto insieme al regista Paolo Genovese, e serie come Tutto può succedere, Grand Hotel e Baby.

È iniziata così, con la battuta sul citofono, la nostra chiacchierata-intervista, in cui Isabella Aguilar ha rivelato alcuni particolari molto toccanti di sé e della storia che ha portato sugli schermi di Netflix.

Che cosa hai provato quando hai visto Luna Park nella top 10 di Netflix?

"Ero e sono contenta di vederci in top 10, non è scontato perché ci sono tantissimi titoli interessanti in questi giorni su Netflix e perché l'algoritmo non sempre rendeva Luna Park immediatamente accessibile. Quindi, ti dirò, sono rimasta stupita e felice. Speriamo di reggere o, chissà, persino di crescere, grazie al passaparola!"

C'è qualcosa della tua vita in questa storia? Nel senso, per creare i tuoi personaggi ti sei ispirata a qualcuno che hai conosciuto o a vicende che hai vissuto? Te lo chiedo perché mi è sembrato che in qualche modo la serie parlasse di persone vere…

"La serie è dedicata alla mamma di Eleonora Marino, che è cresciuta nel Luneur, il vero lunapark di Roma a cui mi sono ispirata. È stato grazie a un documentario di Eleonora se ho potuto conoscere i veri protagonisti di quel posto in quegli anni e da loro ho senza dubbio tratto ispirazione. Quando facevamo i casting per Miranda, ho chiesto ad Eleonora se sua madre fosse disponibile proprio perché il personaggio era ispirato a lei. Una donna fortissima, fuori dagli schemi, incredibile. Ma lei mi ha detto d'aver perso la mamma poco tempo prima. E allora abbiamo deciso di dedicarle tutta la serie. Anche io mentre scrivevo ho perso mio padre. Luna Park è stato un rifugio, un mondo magico che mi dava conforto, e nell'istrionismo di Tullio c'è molto di mio papà (che grazie a Dio però non è mai stato fascista, eh?). L'episodio speciale, il quarto (il primo di questo tipo nella serialità italiana finora, ci tengo a dirlo) parla molto di me e di una mia dolorosa vicenda personale. Tutto è parte di me e della mia esperienza, in Luna Park, ma trasfigurata e trasposta in un mondo di fantasia."

Davvero emozionante… E invece quanto c'è del cinema che hai amato? Le citazioni felliniane, dalla parola paparazzi al poster di La Dolce Vita, sono evidenti, ma ci ho preso quando ho citato Il Giardino dei Finzi Contini, per quelle scene nel campo da tennis e nel giardino?

"È uno dei miei romanzi preferiti in assoluto e sì, ci hai preso, ho scritto pensando al campo da tennis dei Gabrielli ispirata dalla gabbia dorata del giardino dei Finzi-Contini. Ovviamente il tono della serie è leggero, ma l'immagine di quei ragazzi in tenuta da tennis nel film era una delle foto che avevo messo nella bibbia di serie per far capire a Netflix cosa avevo in mente. Simone dice "chiamatemi paparazzo" pensando a La Dolce Vita perché proprio due anni prima, nel '60, il film era uscito nelle sale trasformando poco a poco nel costume italiano quel nome proprio di un personaggio in un termine che indicava il mestiere in generale. Anche la seduta spiritica dopo la festa di compleanno a Villa Gabrielli è un omaggio a Fellini, come pure la sequenza al Mocambo. Ma c'è anche molto di Poveri ma Belli, un film che ho usato per entrare nell'atmosfera di quegli anni e - letteralmente - per insegnare ai personaggi a parlare la lingua giusta."

Sul tuo profilo Facebook c'è una bellissima foto di te sul set. Tu sei vestita con un abito meraviglioso, e risalta ancor di più il confronto con le persone mascherinate intorno a te. Come è stato girare questa storia che alla fine parla di libertà, di contatto tra persone, in un momento storico di distanziamento sociale, lockdown e strette di mano che non si danno più?

Isabella Aguilar foto backstage set Luna Park serie tv Netflix-2

"Prima di tutto è bene chiarire che ero mascherinata anche io quella sera come ogni santo giorno sul set. La foto è stata scattata in quell'attimo in cui, da comparsa del giorno, tornavo a fare il mio mestiere dietro al monitor. Essere sul set in quei mesi di lockdown l'ho considerato un privilegio, perché eravamo liberi di stare insieme dopo le sei di sera a chiacchierare e a mangiare mentre fuori c'erano buio, silenzio e mestizia. Ma il covid per noi è stato anche uno spauracchio costante. Il set si poteva interrompere in qualsiasi momento, seguivamo dei protocolli rigidissimi e comunque eravamo consapevoli del rischio costante. Ricordo che mi facevano impressione le scene di massa: la serata al Mocambo, a Piazza di Pietra e il pubblico in sala per Musicherò... Non ero più abituata! Spero che sia finita, quella fase. Che non torni più."

La serie è pensata per tre stagioni, ma se Netflix ti dicesse di fare un film per dare un finale alla storia accetteresti? O preferisci che ti venga a suonare a casa insieme a tutti gli italiani che si stanno appassionando a Luna Park?

"Ovviamente sono consapevole che per gli Original italiani di Netflix il rinnovo non è scontato. Dipenderà dalla risposta del pubblico. Ma se rinnovo sarà, posso garantirti che c'è moltissimo altro da raccontare. Un film non basterebbe, non avrebbe senso!"

Prima di salutarci, ti chiedo ancora: quali sono le tue cinque serie tv preferite di sempre?

"The Wire, Breaking Bad, The Affair, The Haunting of Hill House, Friends. Tutti per ragioni diverse, ma tutti per me fondamentali!"

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