Giovedì, 24 Giugno 2021
stasera l'intervista esclusiva

Formigoni a Le Iene: "Il mio vitalizio? Una vittoria del diritto, nessuno deve morire per stenti"

L'ex presidente della Regione Lombardia, condannato per corruzione e attualmente ai domiciliari, ha vinto il ricorso per la restituzione della pensione

Roberto Formigoni

"Come scatarrare sui cittadini onesti", così l'ex ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina ha definito giorni fa la restituzione del vitalizio a Roberto Formigoni, condannato per corruzione a 5 anni e 10 mesi e attualmente ai domiciliari. "A me il nome Azzolina fa venire in mente i banchi a rotelle che ho visto accatastati in molte scuole" ha risposto l'ex presidente della Regione Lombardia in un'intervista esclusiva a Le Iene, in onda questa sera, martedì 1 giugno, in prima serata su Italia 1.

Giulia Innocenzi lo ha intervistato nell'appartamento di Milano in cui sta scontando la pena. "Ho la possibilità di uscire due ore al giorno, per il resto devo stare in casa" spiega, ricordando i 5 mesi trascorsi in carcere: "Avevo una cella che dividevo con altri tre detenuti. Sono stato trattato con grandissimo rispetto, era presente uno di loro condannato per omicidio, mi disse 'noi tutti i giorni laviamo, puliamo. Tu non farai nulla di tutto questo, abbiamo deciso, tu hai fatto tanto bene ai cittadini, vogliamo darti questo segno di riconoscenza'. Non ho potuto fare nulla, addirittura non volevano che apparecchiassi la tavola".

Il vitalizio a Formigoni: essere condannati in via definitiva non basta più per lo stop?

Formigoni ha vinto il ricorso per riottenere il vitalizio - o meglio "pensione", come la definisce più volte nel corso dell'intervista - scatenando una polemica che ancora fatica a placarsi: "Ricevo attorno ai 2000 euro al mese. O quello oppure non ho niente. Tenga conto che mi è stato sequestrato tutto". Prima della condanna ne riceveva due, uno dalla Regione Lombardia e l'altro dal Senato, per un totale di 10 mila euro. "Dal momento della condanna la Corte Dei Conti mi ha sequestrato integralmente il vitalizio di Regione Lombardia" fa sapere Formigoni, che dopo essersi visto togliere anche quello del Senato ha fatto subito ricorso: "La commissione di garanzia mi ha dato pienamente ragione, ha stabilito quindi che la sentenza Grasso non stava né in cielo né in terra - continua - In termini di diritto ha riconosciuto il mio diritto a non morire di stenti". Soldi che gli spettano, spiega ancora: "Avendo lavorato nelle Istituzioni per 34 anni ho maturato la pensione. Voglio vivere con i soldi miei. La legge italiana stabilisce con chiarezza che la pensione non può essere sequestrata, se non nella misura massima del 20% a nessuno, tranne a chi si è macchiato di delitti di mafia, di terrorismo o ha evaso - prosegue Roberto Formigoni - I soldi sono i miei! Non sono dello Stato, i soldi sono la rinuncia a una parte dell'emolumento che io ho fatto per 16 anni, mese per mese".

A proposito dei 47 milioni che deve risarcire dice: "Se mi lasciassero lavorare potrei trovare un lavoro significativo e potrei magari fare quello che devo. Sono stato aiutato in questi mesi dagli amici che mi hanno permesso di sopravvivere". E infine, sempre sul vitalizio che tanto fa discutere: "E' una vittoria del diritto. Il diritto che dice che in Italia nessuno deve morire per stenti".

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