Domenica, 11 Aprile 2021
Regno Unito

Brexit, accordo raggiunto: Johnson e Juncker esultano, ma resta il nodo dell'Irlanda

Londra e Bruxelles raggiungono l'intesa. L'accordo dovrà essere votato sabato dal Parlamento inglese ma a Johnson mancano almeno una quarantina di voti per farlo passare: il partito nordirlandese Dup rimane contrario

Trovato l'accordo per la Brexit. L'Unione europea e il Regno Unito hanno infatti annunciato di aver raggiunto l'intesa. Su Twitter, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha scritto: "Dove c'è una volontà, c'è un accordo. Noi ne abbiamo uno. È un accordo equo e bilanciato per l'Ue e per il Regno unito ed è la testimonianza del nostro impegno nel trovare soluzioni", mentre il primo ministro britannico Boris Johnson ha commentato sempre su Twitter subito dopo: "Abbiamo un nuovo grande accordo". Johnson ha aggiunto: "Ora il Parlamento dovrebbe chiudere la Brexit entro sabato, così potremo passare ad altre priorità come il costo della vista, il sistema sanitario, i crimini violenti e l'ambiente".

Ma, come ricorda Dario Prestigiacomo su EuropaToday, ad oggi, a Johnson mancano i numeri in Parlamento per far passare l'intesa. Una situazione simile a quella già verificatasi quando c'era Theresa May premier: infatti "malmeno una quarantina di voti, e a pesare potrebbero essere anche le defezioni del Dup, il piccolo partito unionista di Belfast che regge la fragile maggioranza di governo. Le ultime resistenze degli unionisti ruotano intorno alla questione dell'Iva".

Appresa la notizia dell'accordo tra Gb e Ue, gli unionisti nordirlandesi del Dup hanno fatto sapere che la loro posizione "non è cambiata", rispetto al loro comunicato diffuso in precedenza in cui avevano confermato l'intenzione di non poter sostenere l'intesa proposta da Boris Johnson. 

Brexit, gli unionisti irlandesi e il nodo dell'Iva

"La Brexit, insomma, è adesso di nuovo appesa alle ragioni interne della politica britannica. Il rischio dietro l'angolo è che dopo l'esultanza di Bruxelles, torni in auge l'ipotesi di un no deal", spiega ancora Dario Prestigiacomo. 

"Stando al famoso backstop, ossia alle misure provvisorie dell'accorso sulla Brexit volte a impedire il ritorno di un confine rigido tra Irlanda e Irlanda del Nord, Belfast resterebbe assoggettata alle stesse regole doganali dell'Unione europea, a differenza del resto del Regno Unito", si legge su EuropaToday.  "Il confine, in questo caso, verrebbe spostato sul mare che separa le due isole. Ma non è tanto una questione geografica, quanto lo svantaggio che una situazione del genere creerebbe alle piccole e medie imprese del Nord Irlanda". Imprese che, per come funziona il sistema di riscossione dell'Iva nell'Ue, dovrebbero in quel caso farsi carico dei maggiori costi nel breve termine. Un esempio: fino ad oggi, ricorda Prestigiacomo, quando un rivenditore nordirlandese importa un bene dal Regno Unito, di fatto, non paga l'Iva (c'è una compensazione immediata tra l'Iva versata al momento dell'acquisto e quella riscossa quando si vende). Stando all'attuale bozza di accordo sulla Brexit, il rivenditore irlandese dovrà invece pagare l'Iva e attendere alcuni mesi per il rimborso. 

Il Dup chiede perciò che le regole Ue sull'Iva non si applichino al loro territorio ma se questo avvenisse "a pagarne il prezzo sarebbe l'altra parte dell'isola, quella che fa capo a Dublino" perché "in base alle leggi europee, infatti, non si può applicare un'Iva inferiore al 15%" e "se l'Irlanda del Nord, come nelle intenzioni del Regno Unito, dovesse abbassare questa soglia, lo stessa poltrona Ikea, per fare un esempio, costerebbe di meno a Belfast che a Dublino. Ecco perché il governo irlandese si oppone a questa eventualità".

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