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Martedì, 25 Gennaio 2022
Politica

Il popolo del Pd si interroga: chi sarà il post Bersani?

Dentro le anime dei democratici c’è chi vorrebbe un segretario prima dell’estate, chi un traghettatore. Cresce l’ipotesi Finocchiaro. Renzi si sfila: "Non faccio problemi"

Ore 16 del 25 febbraio 2013. Un’ora dopo la chiusura delle urne a tutti fu chiara una cosa: il Pd aveva perso. Un tonfo talmente forte da far tremare ancora oggi le fondamenta di Largo Nazareno. In quelle ore tormentate, in un certo senso, è stato scritto il libro che ha portato al collasso. Un’implosione che si è consumata nei giorni più attesi, quelli dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica; prima la ‘potatura’ di Franco Marini, poi i franchi tiratori ad impallinare Romano Prodi. Da qui alle dimissioni di Bersani sono passate una manciata di ore.

L’elezione di Napolitano, il bis, e il governo Letta a braccetto con il Cavaliere, hanno per qualche giorno distolto l’attenzione sulla slavina democratica. Valanga che ha ripreso corpo in queste ultime giornate, quando all’assemblea nazionale dei ‘democrat’ manca un poco più di un soffio. Sì perché il Pd si sta interrogando sul domani: un nuovo segretario, e una linea politica che magari faccia dimenticare agli elettori gli ultimi accadimenti. E’ chiaro che in questa logica la posa del primo mattone, la partita sulla segreteria, diventa cruciale. Tanto da far andare il partito in confusione. Questione di anime interne o, detta meglio, di correnti: quelle che vorrebbero un traghettatore condiviso che prepari il Pd al congresso di ottobre, e magari vegli sulle primarie (sempre se ci saranno); quelle che vogliono far presto, anticipare i tempi, e trovare subito un volto per il dopo Bersani.

BERSANI – La prima ipotesi è suggestiva: Bersani a far la parte del segretario pro-tempore, alla guida di un pulmino con il piede fisso sull’acceleratore. Il tutto per risolvere la pratica entro l’estate. Ipotesi, come detto, suggestiva, ma che si ferma qui, nonostante stia riscuotendo diversi consensi. Il problema sta nei tempi tecnici: c’è da fare le primarie, c’è da fare un congresso, e c’è l’estate di mezzo. A meno che non si modifichi lo statuto, ma anche questo non è uno scherzo. Per questo è molto probabile che tutto, almeno nelle scadenze, resterà così com’è. Lo stesso Bersani, nel pomeriggio, è stato più che esplicito: “Non tocca a me proporre soluzioni né fare relazioni. La mia semplice idea è che tutto sia affidato a una procedura trasparente e democratica che valorizzi il ruolo e la responsabilità di ciascun membro dell’Assemblea. Quel che ho fatto e sto facendo in questi giorni è semplicemente un richiamo al senso di responsabilità che nelle ultime settimane è chiaramente venuto meno”.

Alla fine, a quanto pare, si opterà per un traghettatore, magari da scegliere già in serata nel ‘caminetto’ allargato di partito. Non è un caso che nelle ultime ore sia cominciato a circolare un nome con sempre più insistenza: quello di Anna Finocchiaro. Eletta giusto ieri presidente della commissione degli Affari Costituzionali di Palazzo Madama, sulla senatrice comincia ad esserci un’ampia convergenza. E non pare un caso neppure il passo indietro di Guglielmo Epifani, uno dei nomi associati alla segretaria, arrivato proprio mentre il nome dell’ex magistrato stava salendo in quota. L’idea, infatti, è che dopo lo sfacelo delle ultime settimane, il Pd arrivi all’assemblea con un nome o con una linea condivisa. C’è da dar una visione plastica di una sorta di unione ritrovata.

RENZI – Dibattito serrato da cui, per il momento, pare sfilarsi il sindaco di Firenze. Renzi, che questa mattina ha incontrato proprio Bersani per fare il punto, non ha intenzione di mettere paletti o steccati alla senatrice, sempre che il suo nome riscuota una generale condivisione: “Quale che sia il nome, non sono io che faccio problemi. Io sono per fare politica. E anche in relazione al rapporto che ho con Letta, io non voglio mettermi di traverso ma dare una mano”.

Renzi che si defila dalla partita segreteria, e che non vuol fare il dopo Delrio al vertice dell’Anci, come ha ufficializzato in giornata. Pronto a lavorare per il partito, semmai da fuori; o meglio in quella posizione da dentro-fuori, la stessa che fin qui l’ha sempre premiato. Puntando deciso alla guida del prossimo esecutivo. Come? Magari mettendo qualcuno dei suoi a due millimetri dal segretario; così, tanto per dar mano a chi spinge, come il governatore della Toscana Enrico Rossi, o l’uomo nuovo del Pd, Fabrizio Barca, alla separazione della figura del segretario da quella del candidato premier. Per questo c’è bisogno di mutare lo statuto; tradotto servono voti e consenso interno. Magari Renzi, che vuol guadagnare il giro buono per varcare la soglia di Palazzo Chigi, lavorerà per questo.

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