Lunedì, 10 Maggio 2021

Referendum, Renzi si dimette: "Il no ha vinto, andiamo via senza rimorsi"

"Ho perso, la poltrona che salta è la mia". Matteo Renzi annuncia le proprie dimissioni dopo i primi risultati del referendum costituzionale

Matteo Renzi parla da palazzo Chigi dopo poco più di un'ora dalla chiusura dei seggi per il referendum costituzionale. I primi risultati danno il no in netto vantaggio e il premier annuncia le dimissioni. 

"Mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta e dico agli amici del sì che ho perso io, non voi. Chi lotta per un'idea non può perdere. C'è rabbia, delusione, amarezza e tristezza. Però vorrei che foste fieri di voi stessi", ha detto il premier ai sostenitori del sì. 

"Io ho perso. Nella politica italiana non perde mai nessuno. Dopo ogni elezioni resta tutto com'è. Io sono diverso. Lo dico a voce alta, anche se con il nodo in gola. Non sono riuscito a portarvi alla vittoria". 

"Credo nella democrazia e per questo quando uno perde non fa finta di nulla", dice Renzi. "Andiamo via senza rimorsi", ha aggiunto. "La poltrona che salta è la mia. Domani pomeriggio riunirò il Consiglio dei ministri, ringrazierò i miei colleghi e salirò al Quirinale per consegnare le mie dimissioni. Tutto il Paese sa di poter contare su una guida autorevole e salda come quella del presidente Mattarella". 

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 Nel frattempo che la "crisi al buio" - come la definì in ipotesi qualche giorno fa - trovi una soluzione, il governo "sarà al lavoro per completare l'iter di una buona legge di Stabilità e assicurare massimo impegno ai territori colpiti dal terremoto".

Ma di sicuro, "come è evidente e scontato, l'esperienza del mio governo finisce qui". E senza mostrare rammarico per la scelta del referendum, anzi: "Sono fiero e orgoglioso dell'opportunità che il Parlamento, su suggerimento del governo, ha dato agli italiani". E nel giorno della sconfitta, Renzi non rinuncia al suo ottimismo: "Si è persa una battaglia", dice rivolto agli elettori e ai militanti del Sì, ma "arriverà un giorno in cui tornerete a festeggiare una vittoria". Certo, "c'è rabbia, delusione, amarezza, tristezza, ma dovete essere fieri: fare politica contro qualcuno è facile, fare politica per qualcosa è più difficile ma più bello".

E questa frase preannuncia la sfida che Renzi lancia al fronte del No, a quella che aveva definito "accozzaglia": "Ai leader del No le mie congratulazioni e gli auguri di buon lavoro, nell'interesse dell'Italia e degli italiani". Perché la vittoria al referendum "consegna ai leader del No oneri e onori, a cominciare dalla proposta di legge elettorale: tocca a chi ha vinto avanzare proposte serie e credibili".

L'uscita di scena dalla sala dei Galeoni di palazzo Chigi è abbracciato alla moglie Agnese, che ringrazia "per la fatica di questi mille giorni". E "grazie ai miei figli e anche a tutti voi", ha detto rivolto ai giornalisti. "Sono stati mille giorni che sono volati, per me è il momento di rimettermi in cammino", ha concluso. E quali saranno i passi successivi, è ancora tutto da vedere. La direzione del Pd si riunirà martedì, per valutare le "iniziative politiche" conseguenti alla sconfitta. Intanto, dalla segreteria Pd smentiscono nettamente la possibilità che Renzi possa dimettersi dalla carica di largo del Nazareno: "Assolutamente no". Ma con una dimensione della sconfitta così netta, bisognerà capire anche quale sarà la tenuta dei gruppi parlamentari Pd, e anche - sulla base della legge elettorale che si profilerà all'orizzonte - se puntare o meno al voto a marzo, con un governo di scopo per il quale continuano a circolare i nomi di Grasso e Padoan.

Intanto Renzi rilancia la sfida al fronte del No, "l'onere di proposte credibili". Assistendo alle divisioni che già emergono, con i Cinque Stelle che chiedono elezioni subito con l'Italicum, insieme a Lega, Fdi e un pezzo di Fi, con Berlusconi che nei giorni scorsi aveva invece più volte invocato un tavolo per la legge elettorale, con la sinistra per il No che chiede anch'essa di riscrivere la legge elettorale.

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