Martedì, 27 Luglio 2021
Immigrazione

"Stop agli accordi con la Libia sui migranti": cosa chiede la società civile

Associazioni e alcuni partiti si danno appuntamento davanti a Montecitorio oggi per denunciare le presunte responsabilità delle autorità italiane nelle continue stragi di persone migranti nel Mediterraneo centrale e nel ciclo di violenze, sfruttamento e violazioni dei diritti umani a cui sono sistematicamente sottoposti migranti e rifugiati in Libia. Una realtà che l'Onu ha certificato parlando di "orrori inimmaginabili"

Più di cento associazioni hanno aderito alla mobilitazione: scenderanno in piazza, insieme a cittadini e cittadine, in occasione della votazione in Parlamento per il rinnovo delle missioni internazionali, compresa quella in Libia, fissata per il 15 luglio.

Appuntamento oggi 14 luglio, con un appuntamento fissato per le 17.00 in piazza Montecitorio a Roma, per denunciare le presunte responsabilità delle autorità italiane nelle continue stragi di persone migranti nel Mediterraneo centrale e nel ciclo di violenze, sfruttamento e violazioni dei diritti umani a cui sono sistematicamente sottoposti migranti e rifugiati in Libia. Una realtà, quella dei campi libici, che l'Onu ha certificato parlando di "orrori inimmaginabili". La discussione in Aula riguarda la proroga delle missioni internazionali, che contiene gli stanziamenti per l’aumento del sostegno italiano alla Guardia costiera libica, passato da 10 milioni nel 2020 a 10,5 nel 2021, per un totale di 32,6 milioni destinati al blocco dei flussi migratori dal 2017. Sono ben 5 le voci delle varie missioni militari all’estero che porteranno nei fatti, secondo le associazioni, a sostenere anche le pratiche di respingimento, detenzione, violenza e torture messe in atto da governo e milizie libiche.

Cosa chiede la società civile

Chiare e non nuove le richieste della società civile: stop al rinnovo della missione in Libia e alla prosecuzione della cooperazione con le autorità libiche senza garanzie concrete sulla protezione dei diritti umani di migranti e rifugiate; no al sostegno e alla collaborazione con la "Guardia costiera libica" finalizzato al respingimento forzato in Libia, si alla costruzione di un piano che preveda l'evacuazione immediata delle persone rinchiuse nei centri di detenzione libici e all’estensione dei canali di ingresso regolari per persone migranti e rifugiate; si al ripristino di un sistema istituzionale di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale e al riconoscimento del ruolo essenziale svolto dalle ONG per la salvaguardia della vita in mare.

A promuovere l’iniziativa le principali reti della società civile italiana: AOI - Associazione Ong Italiane, Campagna Io Accolgo, CINI - Coordinamento Italiano ONG  internazionali, Forum per cambiare l’ordine delle cose, Forum Antirazzista di Palermo, LasciateCIEntrare, Libera,  Piattaforma delle ONG del soccorso in mare, Sbilanciamoci!, Società della cura, Tavolo Asilo e Immigrazione. Nelle piazze saranno presenti i volontari e gli attivisti di tantissimi gruppi e associazioni, tra cui Amnesty International, ARCI, Comitato Diritto al Soccorso, Cospe, Emergency, Gruppo Abele, Medici Senza Frontiere, MEDU, Mediterranea Saving Humans, Movimento nonviolento, Open Arms, Oxfam, Sea-Watch, ResQ, SOS Mediterranee, Un Ponte per.

Magi: "E' ora di rivedere la strategia avviata nel febbraio 2017 con il Memorandum Italia-Libia"

"A 48 ore dal voto del Parlamento chiediamo a tutti i colleghi parlamentari di far vivere la centralità del Parlamento e di non approvare la prosecuzione della missione bilaterale di assistenza alle autorità libiche per il controllo dei confini marittimi e anche le analoghe azioni nella missione Mare Sicuro", così il deputato di Più Europa Riccardo Magi nel corso della conferenza stampa da lui organizzata ieri alla Camera dei Deputati alla quale hanno preso parte Giorgia Linardi di Sea Watch, Valentina Brinis di Open Arms, Filippo Miraglia di Arci e Paolo Pezzati di Oxfam e numero parlamentari di diversi gruppi. "Il nostro Paese non può e non deve continuare ad essere mandante di respingimenti e violenze atroci ai danni di chi cerca di scappare dalla LIbia. E' ora di rivedere la strategia avviata nel febbraio 2017 con il Memorandum Italia-Libia, proseguita con l’auto-proclamazione della zona SAR libica, con il Decreto motovedette e con queste missioni che forniscono supporto ad azioni che comportano la violazione sistematica dei diritti umani di migliaia di persone. "A distanza di quattro anni il Centro Libico di Coordinamento delle operazioni di Ricerca e Salvataggio non è stato realizzato, come ormai anche la Commissione Europea riconosce chiaramente. Quindi ci chiediamo: chi coordina gli interventi della Guardia Costiera libica come quello del 1 luglio scorso ripreso dalla telecamera di Seabird di Sea Watch, in cui la motovedetta libica fornita dall’Italia insegue, sperona e spara sull’imbarcazione carica di migranti? E’ una domanda retorica: il ministro Guerini ha già ammesso che fino a luglio 2020 la Marina Militare Italiana presente nel porto di Tripoli ha lavorato almeno come ‘ponte-radio’ con i libici, Frontex anche fa la sua parte e gli ufficiali della guardia costiera libica, ricevono sui propri cellulari le foto delle imbarcazioni di migranti. Il Governo italiano deve fare chiarezza su questo”, conclude Magi.

Alla vigilia del voto sul rifinanziamento delle missioni internazionali e sotto la pressione di forti proteste della base dem, della sinistra e delle ong, il Pd chiede, il segretario Enrico Letta in prima fila, che il dossier Tripoli diventi una questione europea. In concreto significherebbe affidare all'Ue entro sei mesi addestramento e supporto della guardia costiera libica. In questo modo Letta tenta di rispondere alle continue domande di intervento che arrivano dalle Organizzazioni non governative, dalle associazioni e pure dallo stesso partito. Durante una riunione avvenuta la scorsa settimana molti dem hanno dichiarato di non volersi più assumere la paternità di un accordo molto discusso.

Ci sono dentro al Pd infatti esponenti di rilievo nettamente contrari al rinnovo degli accordi. "Nessuno può dire di non sapere quello che avviene nei cosiddetti campi di detenzione per migranti in Libia, perché le continue violazioni dei diritti umani sono documentate e denunciate da Onu e Consiglio d'Europa. Torture, violenze sessuali, sequestri, trattamenti inumani, detenzione arbitraria. Basta ipocrisie. Il sostegno alla cosiddetta guardia costiera libica finisce per favorire l'attuale sistema dei campi di detenzione, perchè i respingimenti verso i campi sono operati dalla guardia costiera libica" spiega il senatore Francesco Verducci, della Direzione nazionale Pd. "C'è un video di pochi giorni fa, nel quale la motovedetta libica Ras Jadir, donata dall'Italia, viene ripresa mentre spara dei colpi su un barcone carico di persone tentando di speronarlo. L'Italia non può essere corresponsabile di questa vergogna. Nell'ultimo anno la situazione è peggiorata. 'Medici senza frontiere' ha sospeso le attività in alcuni centri di detenzione a Tripoli, denunciando l'aumento ulteriore di maltrattamenti, abusi e violenze, in specie contro le donne. L'Italia non può avallare tutto questo. Va detto 'No' al rifinanziamento della cosiddetta guardia costiera libica".

Secondo Laura Boldrini, "è importante che l'Italia sia presente in Libia, soprattutto in questa fase di pacificazione e democratizzazione, ma non possiamo non vedere il nesso causale tra il nostro ruolo e quello che fa la Guardia costiera libica. Con il Memorandum del 2017 abbiamo dato il ruolo di controllo dei flussi migratori alla Guardia costiera libica. Nel 2018 le abbiamo fornito i mezzi navali. Allora - chiede la deputata - senza quel ruolo e senza quei mezzi, potrebbe la Guardia costiera libica arrivare perfino a sparare sui migranti e riportarli in quei terribili centri di detenzione? No non potrebbe. Mi auguro- conclude- che dall'Ue parta un'iniziativa per una missione di monitoraggio e soccorso soprattutto oggi che gran parte delle ONG sono bloccate nei porti. E' inaccettabile che i naufragi possano diventare uno strumento di controllo dei flussi migratori".

Che cosa prevede l’accordo Italia-Libia

L'accordo fu stipulato il 2 febbraio 2017 tra il governo Gentiloni e quello di Tripoli guidato da Al Serraj. Il Memorandum d’Intesa - questo il nome con cui è conosciuto - porta la firma anche dell’allora ministro dell’Interno Marco Minniti e ha lo scopo di limitare l’arrivo di migranti dall’Africa sulle coste italiane. Per fare ciò, l’Italia si è impegnata a stanziare fondi per l’addestramento e i mezzi in dotazione alla Guardia costiera libica. Gli otto articoli di cui si compone il patto prevedono tra l'altro il finanziamento italiano a quelli che vengono definiti "centri di accoglienza" libici, ma in realtà sono strutture detentive in quanto in Libia l'immigrazione illegale è punita con la reclusione. L'Italia fornisce anche assistenza sanitaria, medicinali e formazione al personale libico che opera nei centri.

Gli sbarchi in Italia sono aumentati rispetto ai minimi del 2019, e dopo la prima ondata della pandemia questo aumento ha conosciuto un’ulteriore accelerazione. Siamo passati dai circa 11.000 sbarchi l’anno della metà del 2019 a circa 45.000 persone sbarcate nel corso degli ultimi 12 mesi. 

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