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Domenica, 21 Aprile 2024
Il caso

Il digiuno intermittente fa male alla salute? Anche Bassetti lancia una stoccata a una nota immunologa

Una nuova ricerca ipotizza un legame tra le diete che prescrivono di saltare periodicamente uno o più pasti e un maggiore rischio di morire di malattie cardiache. Risultati che però, per ora, sono tutti da confermare

Il mondo delle diete è fatto di mode, più o meno efficaci. Tra le tendenze degli ultimi anni, una delle più diffuse, e discusse, è certamente il digiuno intermittente: la dieta che prevede di perdere peso limitando il numero di pasti che si fanno nell’arco di una giornata. Ne esistono molte versioni differenti, ma il succo è che digiunando per una parte della giornata, o a giorni alterni, si dovrebbe riuscire a perdere peso e a ridurre gli effetti di malattie metaboliche, cardiovascolari e oncologiche, meglio, e più facilmente, di quanto accada con le diete ipocaloriche tradizionali. I dati a favore non mancano, ma neanche le perplessità di parte della comunità scientifica. E una nuova ricerca che sta facendo parlare molto in questi giorni va proprio in questa direzione: il digiuno intermittente – suggerisce lo studio realizzato da un team di ricercatori cinesi e americani – sembrerebbe infatti collegato ad un maggiore rischio di morte per malattie cardiache. 

Lo studio

La ricerca in questione è stata presentata nelle scorse settimane nel corso di un congresso dell’American Heart Association, ma per ora non è stata pubblicata su una rivista scientifica. E non avendo ancora superato la revisione tra pari prevista in questi casi, va presa per quello che è: un risultato preliminare, che andrà vagliato ulteriormente dalla comunità scientifica per poter essere considerato affidabile.

Fatta questa premessa, possiamo guardare meglio cosa dice la ricerca. I suoi autori hanno utilizzato i dati raccolti dal National Health and Nutrion Examination Survey, un censimento di lungo corso che raccoglie informazioni sulla dieta e la salute di decine di migliaia di cittadini americani. Analizzando quelli di 20mila persone intervistate tra il 2003 e il 2018, gli autori della ricerca hanno valutato il rischio di morire a causa di infarto e malattie cardiache per chi si affida al digiuno intermittente, definito in questo caso come il consumo di pasti nell’arco di sole 8 ore all’interno della giornata, confrontandolo con quello di chi spalma i suoi pasti in 12 o 16 ore del giorno. Per i primi, la percentuale di decessi per cause cardiache è stata del 7,5%, mentre negli altri due gruppi del 3,6%. In questi termini, quindi, il digiuno intermittente sembrerebbe aumentare del 91% il rischio di morire a causa di un problema cardiaco. 

I dubbi

Molti esperti hanno accolto la nuova ricerca con diffidenza. Per prima cosa, lo dicevamo, si tratta di risultati che non sono stati ancora verificati dalla comunità scientifica, ed è quindi impossibile stabilire se tutto sia stato svolto in modo corretto. Tenendo conto ad esempio dei tanti fattori che possono influenzare il rischio cardiovascolare (come obesità, sedentarietà, fumo di sigarette, età, e via discorrendo). Così come quelli che possono influenzare la dieta: è possibile ad esempio che chi consumava pasti nell’arco di sole 8 ore lo facesse a causa di un lavoro frenetico, per mancanza di appetito legata a problemi di salute o all’assunzione di farmaci, o perché magari aveva scelto il digiuno intermittente proprio per rimediare agli effetti di qualche altra patologia, tutte variabili che potrebbero modificare drasticamente l’interpretazione dei risultati della ricerca. 

Al netto di queste considerazione, va detto che anche in passato alcuni studi avevano già trovato un legame tra digiuno intermittente e rischi per la salute. Come una ricerca di cui vi avevamo parlato lo scorso anno, realizzata dai ricercatori dell’Università del Tennessee, dell’Università dell’Iowa e dell’Università di Wuhan, da cui emergeva un maggiore rischio di morte prematura nelle persone che saltano almeno un pasto nell’arco della giornata. Di segno simile anche alcune ricerche svolte su pazienti con scompenso cardiaco e diabete, per i quali concentrare i pasti in una finestra temporale ridotta nell’arco della giornata sembra collegato a peggiori esiti di salute, e una maggiore mortalità. 

Che fare quindi?

Tirare le somme, in questo caso, non è facile. Storicamente le ricerche sul digiuno intermittente sono state complicate da molti fattori, uno su tutto la varietà di approcci che esistono: diete che prevedono di consumare i pasti solo in una porzione limitata della giornata, altre che consigliano di digiunare (o limitare drasticamente le calorie) solo uno o più giorni della settimana, altre come la (relativamente) celebre dieta mima digiuno, che prescrivono un preciso piano alimentare ipocalorico da seguire una settimana al mese. 

Negli ultimi anni comunque sono stati effettuati diversi studi clinici randomizzati (i più affidabili sul piano scientifico) sugli effetti del digiuno intermittente, e i risultati puntano tutti in direzione di un beneficio in termini di perdita di peso e miglioramento di diversi fattori di rischio cardiovascolare (come pressione e colesterolo). Le ricerche che indicano potenziali rischi, invece, per ora sono tutte di tipo osservazionale, un tipo di studio che può mostrare correlazioni tra due fenomeni ma non permette di trarre conclusioni in termini di causalità: non è sufficiente vedere più morti per cause cardiache tra le persone che praticano il digiuno intermittente, come dicevamo, per stabilire che sia la causa (e non magari una conseguenza) del problema. In che modo digiunare per parte della giornata potrebbe fare male alla salute, inoltre, non è chiaro. E senza questa “plausibilità biologica” non si dovrebbero trarre conclusioni forti dalle ricerche. Se volete provare il digiuno intermittente, quindi, non è il caso di farsi spaventare eccessivamente. Ricordando che nel dubbio, come sempre, la cosa migliore è chiedere comunque il parere del proprio medico. 

Bassetti contro Viola

La ricerca non è sfuggita al direttore di Malattie infettive del San Matteo di Genova Matteo Bassetti che ha colto l'occasione per lanciare una stoccata alla biologa e docente all'Università di Padova Antonella Viola con cui aveva avuto anche uno screzio legato al consumo di alcol. 

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