Giovedì, 25 Febbraio 2021

Natale senza mercatini, ma tutti in fila al centro commerciale: figli e figliastri del Dpcm

L'Unoe rivendica almeno qualche apertura domenicale in piena sicurezza per garantire il lavoro di centinaia di artigiani e piccoli espositori in tutta Italia. Nel frattempo i colossi dell'abbigliamento inaugurano e danno vita all'ennesimo paradosso. Un commerciante romano a Today: "Siamo in grado di rispettare tutte le norme"

Mercatini natalizi

I colossi dell'abbigliamento aprono, con tanto di inaugurazione e lunghe file all'ingresso - come è accaduto venerdì scorso a Roma per Primark, all'interno di un nuovo mega centro commerciale - mentre artigiani e piccoli espositori attendono col fiato sospeso il prossimo Dpcm da cui dipende il loro futuro. I mercatini di Natale sono in stand by e non è detto che quest'anno si apra il sipario sui banchi di addobbi e prodotti tipici

La protesta

Il 3 dicembre è arrivato e il nuovo Dpcm dovrà sciogliere parecchi nodi, soprattutto sul Natale. L'Unoe (Unione Nazionale Organizzatori Eventi) sposa la protesta degli espositori e rivendica almeno qualche apertura domenicale in piena sicurezza, chiedendo che venga considerata la perdita di questo valore e di questa atmosfera all'aperto che arricchisce le città italiane e soprattutto i piccoli borghi delle Regioni Gialle. "Ogni anno in Italia ci sono fiere meravigliose sul Natale, cardini del nostro artigianato - afferma il presidente Unoe Alessandro Pollak - Non può esserci disparità di trattamento e auspichiamo anche singole giornate di apertura a norma, in sicurezza, all'aperto, con mercatini a tema che diano spazio a persone che sono impegnate per tutto l'anno nella produzione di oggetti e food esclusivo natalizio, come possono essere presepi romani e napoletani, addobbi natalizi fatti a mano, panettoni, torroni, pan pepato, sapori e pandori artigianali". Il paragone con i centri commerciali è inevitabile: "C'è tutto un mondo che vive di aria e passeggiate all'aperto che non rientra, pur nel rispetto delle regole, in queste nuove aperture che inspiegabilmente sono invece concesse al chiuso dei centri commerciali". 

Figli e figliastri

L'applicazione delle norme fa acqua da più di qualche parte, prosegue Pollak: "La nostra protesta non riguarda la non accettazione delle regole, ma la sua applicazione a tutte le categorie: se i mercatini e le fiere natalizie sono vietati, allora che lo siano anche quelli all'interno dei centri commerciali". I mercatini natalizi tradizionali, in Italia, hanno un volume di affari di circa 2 miliardi di euro - secondo una stima Unoe - del tutto perduto in questo frangente, e con esso tradizioni secolari, tutela dei piccolissimi imprenditori e della visibilità che una volta l'anno possono avere. 

"Natale è tutto per il nostro lavoro"

Massimo Maniccia è un artigiano e commerciante romano, ma non ha un negozio. I mercatini sono il suo spazio espositivo e fonte di guadagno. Vent'anni a Piazza Navona, adesso a Piazza Mazzini, è completamente fermo, come spiega a Today: "Vendo addobbi natalizi, sia commerciali che artigianali. Non sto lavorando. Sto provando a vendere qualcosa su Instagram, ma non ho neanche una pagina commerciale perché non è il mio settore e non ho un sito. Provo a riconvertirmi così, per fare qualcosa e non restare proprio fermo. Siamo sui social e proviamo a lavorare con il passaparola". Dipende tutto dal nuovo Dpcm, ma potrebbe arrivare la beffa: "Vediamo se ci faranno aprire, ma soprattutto se potremo lavorare il sabato e la domenica - continua - Per noi lavorare solo nei giorni feriali equivale quasi a non lavorare. Noi siamo aperti anche il giorno di Natale, il 26, sono proprio quelle le giornate in cui le persone visitano i mercatini". Insomma, il rischio potrebbe essere quello di venire considerati alla stregua dei negozi su strada e dei centri commerciali, chiusi il sabato e la domenica. La differenza, invece, è sostanziale: "Noi non siamo aperti tutto l'anno. Lavoriamo solo durante le festività e il periodo natalizio. 

"I mercatini di Natale sono sicuri"

Maniccia, così come tanti suoi colleghi, non ha dubbi. I mercatini di Natale, oltre a essere tra i luoghi più sicuri, sono anche in grado di rispettare tutte le norme anti-contagio: "I mercatini sono sicuri perché sono all'aperto. In un ambiente chiuso come un centro commerciale, l'affollamento porta il diffondersi del virus, ma all'aperto è una situazione più sicura. Poi naturalmente si possono far rispettare tutte le altre norme, come gli ingressi contingentati e il distanziamento. Ci sono i percorsi di entrata e di uscita, segnalati, siamo pronti a fare tutto quello che ci chiedono. All'ingresso si può mettere il contatore delle persone, come c'è già in altri luoghi pubblici o nei mercati. Tot persone escono e tot persone entrano". Esattamente come accade in diversi centri storici o altri luoghi pubblici: "Che cambia se a Via del Corso c'è un gazebo? Allora bisognerebbe chiudere tutte le strade e tornare al lockdown totale. Insieme all'Unoe stiamo cercando di smuovere qualcosa, ma non abbiamo ancora ottenuto nessuna risposta". Repetita iuvant, tutto dipende dal nuovo decreto, anche se - restando nel campo della migliore delle ipotesi - ci sarebbero comunque dei ritardi che pesano agli incassi: "Se ci danno l'ok, in 48 ore si può allestire un mercatino, ma se siamo comunque in ritardo - spiega l'artigiano a Today - Dobbiamo aspettare anche i permessi per l'occupazione di suolo pubblico. Siamo a ridosso dell'8 dicembre, che è il clou per me, vendendo addobbi natalizi. Sicuramente è una partenza con un handicap, senza considerare che vista la situazione economica generale sarebbe comunque diverso rispetto agli altri anni, perché non si può chiedere alla gente di spendere come prima". 

Manifestazioni all'aperto VS inaugurazioni al chiuso. 0-1, per ora. Palla al centro.

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