Venerdì, 14 Maggio 2021
Il monito

La rabbia dei medici: "Ospedali pieni e piazze stracolme, non abbiamo più parole"

La lettera aperta del presidente dell'Ordine dei medici di Firenze: "La tutela della salute è uno dei pilastri della nostra Costituzione, ma quel principio sembra essere confinato solo nei reparti ospedalieri"

Quasi tutta Italia riapre da oggi, come stabilito dall'ultimo decreto legge del governo. Dal 26 aprile ci sono meno restrizioni nelle regioni in zona gialla, ma rimane in vigore il coprifuoco dalle 22 alle 5. Non tutti sono d'accordo con le riaperture graduali decise dall'esecutivo Draghi. Dopo gli assembramenti visti nel weekend alla vigilia della ripartenza in molte città italiane, il presidente dell'Ordine dei medici di Firenze, Pietro Dattolo, prende carta e penna e scrive una lettera aperta per raccontare la situazione degli ospedali, ancora sotto pressione per l'emergenza covid.

Il racconto del medico: "Ospedali pieni e piazze stracolme di ragazzi"

"È chiaro che ora le priorità sono cambiate o non si spiegherebbero le folle per le strade - scrive il dottor Dattolo -. La tutela della salute è uno dei pilastri della nostra Costituzione, ma quel principio sembra essere confinato solo nei reparti ospedalieri. Diteci cosa rispondere alle famiglie che ci chiamano, agli anziani rimasti soli che guardano fuori dalla finestra. Noi le parole le abbiamo finite".

Il presidente dell'Ordine dei medici di Firenze racconta con partecipazione il divario tra il dentro e il fuori dell'ospedale: "Diteci voi cosa dobbiamo fare. Qualcuno ci indichi la strada, perché come medici abbiamo sempre lavorato per curare una società che non vuole ammalarsi, che si rivolge ai professionisti perché ha paura di soffrire, di perdere i propri cari".

"È quasi notte - racconta il medico - ma le tapparelle della finestra rimangono a mezza altezza. Stiamo cercando di salvare una donna di 50 anni, ha avuto una crisi. Non riesce più a respirare. Le infiliamo il tubo lungo la trachea per farle arrivare l'ossigeno. Dopo ore la visiera è appannata per il sudore, ma non possiamo sbagliare nessuna manovra. Ha il petto scoperto, le rimettiamo gli elettrodi. Osserviamo le luci verdi dell'elettrocardiogramma. Il covid e la polmonite le stanno togliendo la vita. Passa mezz'ora e ci chiama sua figlia da casa, vuole sapere come sta".

Dattolo ammette che "non possiamo mentire, ma non abbiamo una risposta, lei continua a chiedere. Rimane in attesa ed è un lungo silenzio che fa male al cuore. Nel corridoio ci sono poche luci accese, si sentono le sirene di un'ambulanza mentre si sta fermando davanti al pronto soccorso. Ci guardiamo attorno, le stanze sono tutte piene. Dovrà restare in attesa".

L'emergenza non è finita. "C'è un'altra crisi cardiaca nella camera 3 - conclude il medico - due infermieri avvolti nella plastica blu corrono a dare una mano. In fondo al corridoio qualcuno ha acceso il televisore. Vediamo le piazze stracolme di ragazzi e manifestanti, mascherine abbassate, bottiglie in mano, resse. Grandi risate. Arriva un'altra ambulanza. Questa volta si è liberato un posto letto, un decesso nella stanza 11. Si ricomincia".

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