Martedì, 20 Aprile 2021
Cosa succede da mercoledì

Le scuole riaprono, ma la Dad uscita dalla porta può rientrare dalla finestra

Il decreto legge approvato in Cdm reintroduce le lezioni in presenza fino alla prima media, ma contiene una deroga che permette a sindaci e governatori di richiudere tutto "in casi di eccezionale e straordinaria necessità". E i distinguo tra le Regioni sono già iniziati

Foto di repertorio

Che cosa succede davvero da mercoledì con le scuole? Con il decreto legge n.44 del 1° aprile 2021 il governo ha disposto che le lezioni dovranno tornare in presenza anche nelle regioni rosse fino alla prima media. "Dal 7 aprile al  30  aprile  2021 - si legge infatti nel testo del provvedimento -,  è  assicurato  in  presenza sull'intero territorio nazionale lo svolgimento dei servizi educativi per l'infanzia (…) e dell'attività scolastica e didattica della scuola dell'infanzia, della scuola  primaria e del primo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado".

Nel decreto viene poi spiegato che "la disposizione di cui al primo periodo non può essere derogata  da  provvedimenti dei Presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano e dei Sindaci". Una misura quest’ultima chiesta a gran voce da tanti genitori e associazioni favorevoli alla riapertura degli istituti scolastici. Ma le cose stanno davvero così? La risposta è contenuta nello stesso decreto che nel capoverso successivo stabilisce una deroga che di fatto cambia le carte in tavola. "La predetta deroga - si legge ancora nel provvedimento approvato in Cdm - è consentita solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione  scolastica". E ancora.  "I provvedimenti  di  deroga  sono  motivatamente  adottati  sentite  le competenti  autorità sanitarie e nel rispetto dei principi diadeguatezza  e   proporzionalità,  anche con riferimento alla possibilità di limitarne l'applicazione a specifiche aree del territorio".

scuole 2-2

In poche parole se la situazione sanitaria dovesse precipitare sindaci e governatori potranno comunque disporre la chiusura delle aule e il ritorno alla didattica a distanza. Sotto questo punto di vista dunque il cambio di passo non c’è stato dal momento che alle autorità locali viene comunque garantita la possibilità di chiudere le classi. In realtà sta già accadendo. Il sindaco di Caltanissetta, Roberto Gambino, ha annunciato nel tardo pomeriggio di Pasquetta una nuova ordinanza che chiude la didattica in presenza di tutte le scuole di ogni ordine e grado nel comune di Caltanissetta, dal 7 al 14 aprile. "Ho applicato la facoltà di deroga concessa dal dl Draghi in quanto risulta chiaro ed evidente l'alto numero di contagi in città, la variante inglese è all'80% e ci sono focolai all'interno delle scuole" ha affermato il primo cittadino. 

I governatori dal canto loro non stanno a guardare. In Puglia ad esempio il presidente Michele Emiliano ha diramato un’ordinanza che consente alle famiglie di lasciare i bambini a casa per  "tutelare la loro salute".

"Con decorrenza dal 7 aprile e sino al 30 aprile - si legge nell'articolo 1 dell'ordinanza -  l’attività didattica delle scuole di ogni ordine e grado si svolge in applicazione dell’articolo 2 del decreto-legge 1 aprile 2021 n.44 (Disposizioni urgenti per le attività scolastiche e didattiche  delle scuole di ogni ordine e grado).  In applicazione della possibilità di deroga prevista nella seconda parte del comma 1 dell’articolo 2 del decreto-legge 1 aprile 2021 n.44, le istituzioni scolastiche della scuola primaria, della secondaria di primo grado, di secondo grado e CPIA devono garantire la didattica digitale integrata a tutti gli alunni le cui famiglie richiedano espressamente di adottarla, in luogo dell’attività in presenza". 

I rischi del rientro a scuola

Il decreto approvato dal Cdm prevede la riapertura delle classi su tutto il territorio nazionale solo fino alla prima media. Per gli alunni più grandi le cose cambiano. In zona rossa a partire dalla seconda media e quindi anche alle superiori c'è infatti solo la didattica a distanza; nella zona arancione la seconda e la terza media sono in presenza, mentre per le superiori va garantita la presenza minima al 50% e quella massima è fissata al 75%.

Resta però alto il timore per una crescita dei contagi. Una delle ultime  - in ordine di tempo – opinioni critiche, o quantomeno decisamente preoccupate, in merito ai rischi dell'apertura delle scuole in un quadro ancora molto complesso come quello attuale, è quella di Massimo Galli. "La variante inglese si trasmette con grande efficienza tra bambini e adolescenti e questo vuole dire che la scuola rimane un serbatoio importante. Abbiamo una guardia abbassata in questo momento",  ha detto il direttore della clinica di Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, secondo cui "si tengono aperte delle falle e ritardiamo il processo di limitazione dell'infezione"  ma "non si possono subire errori senza fare nulla". 

Giorgio Gilestro, professore associato di neurobiologia all'Imperial College di Londra, ha confrontato la situazione nel Regno Unito, dove il governo ha riaperto le scuole lo scorso 8 marzo dopo 11 settimane di chiusura tenendo però chiuse le altre attività. "Aprendo solo le scuole e tenendo chiuso il resto, i modelli avevano previsto un aumento di R tra il 10% e il 50%. R Uk era allora intorno allo 0.6 quindi temevano una risalita sopra l'1 (cosa che forse sta succedendo in Scozia)" ma la scuola è stata riaperta con "test a tappeto" sia per gli studenti dagli 11 anni in su sia per tutto il personale scolastico e "in condizioni di contagio sotto controllo", con "circa 30-40 per 100k per settimana". Nel Regno Unito i casi a scuola sono risaliti, fa notare Gilestro, a fronte però di una campagna vaccinale che ha già portato oltre 30 milioni di adulti a ricevere la prima dose di vaccino e anche se nel Paese alcune restrizioni sono state allentate le regole antiCovid restano ancora in vigore e il governo non esclude un nuovo lockdown qualora la situazione peggiori.

È sicuro riaprire le scuole prima di tutto il resto?

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