Domenica, 28 Febbraio 2021
Zone colorate e stato d'emergenza

Nuovo Dpcm, la frenata delle Regioni: cosa può succedere dal 16 gennaio

Nuovo incontro tra esecutivo ed enti locali giovedì mattina. Tutti i dubbi sulle nuove restrizioni da parte degli enti locali. Fontana ha preannunciato di fatto la zona rossa. Speranza: "Riconfermare norma massimo 2 ospiti a casa". Unica certezza: tutte le attività che rimarranno chiuse "saranno ristorate". Tutte le ipotesi sul tavolo

Il nuovo Dpcm non vedrà la luce per almeno altri tre giorni. L'esecutivo è al lavoro in vista delle nuove misure per il contenimento del contagio. È durata più di due ore la riunione tra il governo e le regioni con al centro le nuove misure restrittive che entreranno nel nuovo Dpcm in vigore dal 16 gennaio. All'incontro, convocato dal ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia, ha partecipato anche il ministro della Salute Roberto Speranza e i rappresentanti di Anci e Upi. Tra i governatori erano presenti Fontana, Bonaccini, Toti, De Luca, Marsilio, Toma e Spirlì. Molti governatori sarebbero contrari all'ipotesi dell'Iss di entrare in zona rossa con 250 contagiati ogni 100mila abitanti. "Non credo che questa norma passerà", ha anticipato il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.  Dovrebbe essere confermato il divieto di circolazione fra regioni e varrà anche per le regioni che si trovano in zona gialla. Sì alla possibilità di visite a domicilio introdotta durante il periodo delle feste. L'ipotesi "zona bianca" è presa in seria considerazione: il segno di "una possibile fase diversa in tempi medi" secondo il ministro Speranza. Solo un'indiscrezione quella riguardante la "zona arancione nazionale" proposta da alcuni governatori.

Dpcm: nuovo incontro Governo-Regioni giovedì 14 gennaio

Una nuova riunione tra governo ed enti locali è stata convocata per giovedi' mattina, 14 gennaio, alle 10.  Al centro dell'attenzione - a quanto si apprende - oggi ci sono state le preoccupazioni legate alle nuove restrizioni previste e alle relative conseguenze sul piano economico e occupazionale, fra cui la possibilità di introdurre nuovi divieti per i bar sull'asporto dopo le 18 del pomeriggio.

In sintesi, la richiesta che proviene dalla Conferenza delle Regioni, dalla Anci, l'Associaione nazionale dei Comuni, e dall'Upi, l'Unione delle Province italiane, è di agire con la massima cautela e dopo una seria riflessione anche sui risvolti economici. Unica certezza. Tutte le attività che rimarranno chiuse "saranno ristorate". E' quanto ha garantito, secondo quanto si apprende, il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia alle Regioni nel corso della riunione di oggi. Il ministro ha ribadito la validità del sistema a fasce - "ci ha salvato due volte da un nuovo lockdown" - e ha riconvocato le Regioni per una nuova riunione giovedì, dopo che il ministro della Salute Roberto Speranza avrà illustrato le misure in Parlamento.

Intervenire sugli indici di rischio per facilitare gli ingressi in zona arancione delle Regioni a rischio alto: è quanto avrebbe proposto, secondo quanto si apprende, il ministro della Salute Roberto Speranza nel corso della riunione tra governo e Regioni, ribadendo che sarà mantenuto il modello delle fasce e che sarà confermato nel nuovo Dpcm l'abbassamento della soglia dell'Rt: con 1 si va in arancione e con 1,25 direttamente in zona rossa.

 Il divieto di circolazione fra regioni sarà mantenuto e varrà anche per le regioni che si trovano in zona gialla. E' quanto ha illustrato il governo nell'incontro di oggi con le regioni. Confermata anche la possibilità di visite a domicilio introdotta durante il periodo delle feste.

Nuovo Dpcm, Speranza: "Riconfermare norma massimo 2 ospiti a casa"

Si va verso misure rigide, nel solco di quelle dei mesi scorsi. Il divieto di ospitare a casa piu' di due parenti o amici "si e' dimostrata una norma ragionevole che ha funzionato nel periodo natalizio. Credo che avrebbe senso confermarla" ha detto su Rai Radio2 Speranza, intervenuto nel programma di Tommaso Labate e Massimo Cervelli, 'Non e' un paese per giovani'. "Domani sara' il Parlamento ad esprimersi ed entro giovedi'-venerdi' avremo un testo definitivo. La situazione epidemiologica non e' da sottovalutare, l'epidemia è ancora molto forte".

Zaia: "Incidenza vale solo se tutte regioni fanno numero simile di tamponi"

"Con il Governo abbiamo discusso, ma siamo ancora nella fase del 'riscaldamento a bordo campo' per il nuovo Dpcm" ha fatto sapere il presidente del Veneto Luca Zaia. "Abbiamo parlato - ha aggiunto - sui temi delle classificazioni, da tutti i colleghi si è chiesto che la strategia sia di una voce univoca sulle misure. L'Iss decide la colorazione dell'area, ma non è possibile che un attimo dopo vi sia dibattito su tutto. C'è chi vuole il lockdown, chi la zona gialla, chi le scuole aperte, chi le vuole chiuse, ma ci vuole un punto di sintesi scientifico".

I governatori, aggiunge Zaia, "hanno chiesto che i dati siano uniformi". "Il ministro, e anche noi - ha aggiunto - abbiamo concordato sul fatto che l'incidenza dei positivi è un fatto scientifico, ma funziona se tutte le Regioni fanno tamponi nella stessa percentuale sulla popolazione. Non si può paragonare chi come noi ne fa 60 mila al giorno con chi ne fa 400. E' difficile allineare dati così. Forse qualcuno si è spinto avanti con le dichiarazioni, ora farà marcia indietro". Si cerca una sintesi, una voce univoca. Impresa molto difficile.

Lombardia in zona rossa da sabato 16 gennaio: molto più di un'ipotesi

Oggi il presidente della Lombardia Attilio Fontana ha preannunciato di fatto la zona rossa a causa del nuovo repentino innalzamento della curva dei contagi. Dal Veneto al Friuli-Venzia Giulia, dall'Emilia-Romagna alle Marche, sono più di una manciata le regioni che rischiano lo stesso destino. Impossibile però avere certezze oggi: il governo non ha comunicato quali criteri e i dati di che periodo (solo 7 o fino a 14 giorni precedenti) saranno usati per decidere la collocazione in zona rossa dei territori. La proroga dello stato d'emergenza fino al 30 aprile è stata spiegata ieri dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella riunione con i capigruppo di maggioranza.

Bozza nuovo Dpcm 14-15 gennaio: le nuove restrizioni

"Senza le misure natalizie avremmo avuto altri numeri, la situazione europea e' complessa. E' necessario conservare il modello per fasce, con abbassamento soglie per entrare in una zona: RT 1 per arancione, 1.25 per la zona rossa, ma pensiamo di intervenire anche sugli indici di rischio anche per facilitare gli ingressi in arancione delle Regioni a rischio alto". Lo ha detto, a quanto apprendono le agenzie di stampa, il ministro della Salute, Roberto Speranza durante il vertice con le Regioni.

Queste, secondo Speranza le misure contenute nella bozza in attesa di approvazione: Massimo due persone a casa, in tutte le zone; Divieto asporto dopo le 18 nei bar; stop alla mobilita' tra regioni, anche gialle; zona bianca nelle regioni con soglie molto basse "per dare un segnale che il Paese sta facendo un lavoro che gli consentira' di entrare in una fase diversa in un tempo medio". Nella bozza, infine, non e' presente il weekend arancione.

Che cosa attendersi quindi dal nuovo Dpcm?

Che cosa attendersi dal nuovo Dpcm? Probabili iuna stretta su bar e ristoranti, regole più rigide per le zone gialle e soglie più basse perché scattino le zone arancioni e rosse. A quel che si apprende, l'esecutivo sta provando a ragionare a medio termine, quindi con misure valide fino a 100 giorni: è per questo che l’obiettivo del governo sarebbe di prorogare lo stato di emergenza al 30 aprile, con eventuali proroghe di tre mesi per volta. Gli esperti lo scorso 8 gennaio hanno messo nero su bianco  "dopo alcune settimane di diminuzione, nuovamente un aumento dell’incidenza a livello nazione negli ultimi 14 giorni". 

Secondo varie anticipazioni, le principali misure che potrebbero essere contenute nel prossimo Dpcm 14-15 gennaio in vigore dal 16 gennaio 2021 sarebbero le seguenti:

  • divieto di spostamenti tra regioni anche in zona gialla, ormai stabilmente rafforzata;
  • visite consentite nel proprio comune a parenti e amici limitata a due persone non conviventi a partire dalla zona gialla: possibile deroga per i piccoli comuni sotto i 5 mila abitanti per gli spostamenti entro 30 chilometri, ma non verso i capoluoghi di provincia;
  • coprifuoco tutti i giorni dalle 22 alle 5;
  • divieto di asporto per bar e ristoranti dopo le 18: da quell'ora solo consegna a domicilio; qualcuno l'ha definita senza troppa fantasia "stretta anti-movida". Il divieto dell'asporto dai bar a partire dalle 18 avrebbe lo scopo di evitare aperitivi improvvisati in strada.
  • fine settimana con chiusura dei centri commerciali;
  • verrà introdotta forse la zona bianca in cui l'unica restrizione consisterebbe nel portare la mascherina e mantenere le distanze (con i numeri attuali difficilmente sarà raggiungibile però da qualsiasi regione prima di febbraio-marzo. Lo status di zona bianca, infatti, si ottiene con un Rt sotto 0,5).

Nuovo Dpcm, la proposta delle regioni: zona arancione in tutta Italia

Toti dice no alla stretta della movida. "Ho detto al Governo di essere contrario al divieto di asporto take away per ristoranti e bar dopo le 18" dice Giovanni Toti via Fb al termine della prima riunione con il Governo per definire le nuove norme e restrizioni per l'emergenza covid che entreranno in vigore venerdì prossimo. "Queste attività, pur potendo continuare con le consegne a domicilio, rischiano di essere penalizzate ancora di più, dopo aver già subito pesanti restrizioni. Bene invece l'introduzione di una zona bianca, come avevamo proposto già oltre un mese fa, cioè una zona dove, virus permettendo, si possa cominciare un lento ritorno alla normalità".

"Le modifiche che il governo propone per restringere i criteri e rendere piu' 'facile' l'accesso alla zona arancione o rossa, prevedendo l'arrivo di una terza ondata gia' molto presente in gran parte dell'Europa, hanno un senso se si basano su criteri oggettivi e misurabili, e come tali comprensibili e intellegibili anche ai cittadini comuni". È la sintesi secondo l'Agi di quanto il presidente della Regione Marco Marsilio ha detto oggi nel corso dell'incontro tra Governo, Regioni, Province e Comuni sul tema. Si tratterà a lungo per trovare una sintesi.

In linea di massima i presidenti delle regioni sarebbero tutti d'accordo con l'impianto del nuovo Dpc. Alcuni avrebbero chiesto una improbabile zona arancione nazionale, di fatto impraticabile e poco utile viste le differenze tra le varie aree del territorio. Le tre regioni che hanno chiesto la zona arancione in tutta Italia sono Lombardia, Campania e Friuli-Venezia Giulia. 

Nuovo Dpcm: Roberto Speranza alle Camere il 13 gennaio 

Il nuovo Dpcm verrà illustrato alle Camere dal ministro della Salute Roberto Speranza il 13 gennaio.

Brutte notizie per gli sportivi: bisognerà attendere. Le palestre dovrebbero rimanere chiuse a gennaio anche se in programma c'è un incontro tra il ministro Vincenzo Spadafora e il Cts del 12 gennaio per stabilire eventuali deroghe per le lezioni individuali. Ma non c'è ottimismo su questo punto. Anche la stagione sciistica rischia di essere compromessa o quasi: il 18 gennaio non riapriranno con ogni probabilità gli impianti.

Il 56% degli italiani risiede in regioni classificate in zona gialla per questa settimana, in attesa che scattino nuove e più restrittive misure annunciate che portano, tra l'altro, alla sospensione di tutte le attività di ristorazione al tavolo e, quindi, anche la somministrazione diretta di pasti e bevande da parte degli agriturismi. Lo fa presente Coldiretti, in riferimento al vertice tra governo e regioni sul nuovo dpcm che entrerà in vigore dal 16 gennaio. La nuova maxi area nazionale arancione, ricorda la Coldiretti, blocca di fatto 140 mila bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi con un drammatico effetto sul settore che ha già perso il 48% del fatturato nel corso del 2020. Nelle zone critiche è consentita la sola consegna a domicilio e l'asporto che tuttavia non sono sufficienti a dare sostenibilità e spesso a giustificare le aperture.

Oms: "Non torneremo alla normalità rapidamente"

I programmi di vaccinazione non forniranno l'immunità di gregge dalla pandemia di Covid-19. Lo ha ribadito oggi un alto funzionario dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), citando l'accesso limitato per i Paesi poveri, problemi di fiducia della comunità e potenziali mutazioni del virus. "Non torneremo alla normalità rapidamente. Sappiamo che dobbiamo ottenere l'immunità di gregge e ne abbiamo bisogno nella maggior parte dei Paesi, ma non la vedremo nel 2021", ha affermato il dottor Dale Fisher, presidente della rete di allerta e risposta alle epidemie dell'Oms alla conferenza Reuters Next. "Potrebbero esserci alcuni Paesi che potrebbero raggiungerlo, ma anche in questo caso ciò non creerà una situazione di normalità, soprattutto in termini di controlli alle frontiere", ha sottolineato Fisher. L'ultimo citato è lo scenario migliore.

D'altra parte lo ha ribadito anche il nostro ministro della Salute quest'oggi nel corso della riunione con le Regioni, secondo quanto riportano le agenzie di stampa: "Il vaccino è una speranza ma le misure sono ancora necessarie ad evitare un aumento incontrollato dei contagi. Nessuno - ha aggiunto - sottovaluti la serietà della situazione". Il governo non pare intenzionato a farlo, vista la severità delle misure che si profilano all'orizzonte nel nuovo Dpcm.

"Ma il problema è l'asporto dei bar e dei ristoranti dopo le 18?

"Io credo che il governo farebbe bene ad iniziare la settimana controllando il territorio invece di massacrare un settore che invece è già di suo massacrato. È il caso di dire 'basta', la misura è colma. Se il governo vuole vedere centinaia di migliaia di persone che vengono in piazza a protestare verso modalità che sono incomprensibili, allora questo è il modo giusto. Non ne possiamo veramente più. Nessuno ci coinvolge e la mattina ci vediamo le notizie sui giornali". Così Roberto Calugi, direttore generale di Fipe Confcommercio, l'organizzazione di categoria di bar, ristoranti e locali d'intrattenimento, commenta con Adnkronos/Labitalia l'ipotesi allo studio del governo dello stop all'asporto dopo le 18 per i pubblici esercizi.

"Ma il problema - sottolinea Calugi - è l'asporto dei bar e dei ristoranti dopo le 18? Mi viene da ridere... La questione è che se ci sono dei bar e dei ristoranti, come anche dei supermercati che sbagliano e non applicano le regole, chiudeteli. Ma non potete massacrare un'intera categoria in questo modo. C'è gente che si è tolta la vita, tanti non reggono più a livello psicologico, non si può scherzare sulla pelle delle persone in questa maniera", rimarca amaro Calugi.

Secondo il direttore di Fipe la situazione degli esercenti è sempre più nera, anche dal punto di vista psicologico. "Noi diciamo - sottolinea - che il governo deve pensare a controllare il territorio. Chi sbaglia paga ma non si può giocare sulla pelle delle persone, con annunci di questo genere che gettano centinaia di migliaia di persone nello sconforto. Senza minimamente ascoltare le associazioni di categoria. Siamo stufi di informazioni apprese dagli organi di stampa, non si a che titolo, e calate dall'alto", conclude

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