Domenica, 7 Marzo 2021
Dopo le proteste

"I ristoranti aperti anche di sera fino alle 22"

Il governatore Attilio Fontana e l'assessore lombardo allo Sviluppo economico, Guido Guidesi, hanno inviato una lettera formale al governo. Una richiesta analoga arriva dall'Emilia Romagna

Una richiesta chiara e forte al governo: permettere a bar e ristoranti di lavorare, dopo mesi di difficoltà e chiusure. Regione Lombardia, con una lettera indirizzata al governo e firmata dal presidente Attilio Fontana e dall'assessore allo Sviluppo economico, Guido Guidesi, ha chiesto ufficialmente al governo di aprire i locali fino alle 22, orario in cui scatta il coprifuoco. Dopo le richieste informali dei giorni scorsi, il Pirellone ha quindi deciso di mettere nero su bianco la proposta che permetterebbe a bar e ristoranti in zona gialla di effettuare il servizio al tavolo fino a sera. 

Per i vertici della regione è "importante che tale decisione venga presa al di là della crisi politica in atto" e ciò in relazione "alla situazione di estrema emergenza in cui versa un'intera categoria", si legge nel documento recapitato a Roma. "Nello specifico, "alla luce dei dati dell'andamento epidemiologico, della campagna vaccinale ormai entrata nel vivo, nonché della necessità di scongiurare la crisi del settore dei pubblici esercizi, il presidente e l'assessore chiedono formalmente di estendere il periodo di attività fino alle ore 22".

Per questo, Fontana e Guidesi hanno chiesto al governo di "intraprendere ogni utile azione affinché sia concesso al mondo della ristorazione questa ulteriore facoltà, nel rispetto, ovviamente, delle misure di contrasto e contenimento dell'epidemia". Martedì prossimo lo stesso Fontana, stando a quanto appreso, incontrerà una delegazione di titolari di bar e ristoranti che più volte nei giorni scorsi hanno protestato sotto il palazzo della regione portando con loro bare e manifesti funebri per un settore che "sta morendo".

Una richiesta analoga a quella della Lombardia è arrivata dall'Emilia Romagna, dove il gruppo regionale della Lega ha chiesto al presidente Stefano Bonaccini di portare all'ordine del giorno del prossimo governo l'apertura di bar e ristoranti fino alle ore 22. "Si tratta di una proposta di buon senso che consentirebbe di dare finalmente ossigeno a due fra le categorie che più hanno pagato il conto salatissimo presentato dalla pandemia". Così il consigliere regionale della Lega, Stefano Bargi. Il leghista cita "i risultati dell'indagine nazionale condotta da Tni Italia, Tutela nazionale imprese - ristoratori Toscana, che rappresenta 40mila aziende in Italia", secondo la quale il bilancio dei primi quattro giorni di zona gialla per Calabria, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto è agghiacciante, con crolli del fatturato dell'80%. "I dati parlano chiaro - conclude Bargi -. Consentire a ristoranti e bar di lavorare solo a pranzo non serve a nulla, poiché gli incassi veri gli imprenditori li fanno solo con le cene".

I ristoranti aperti la sera in zona gialla (ma dal 5 marzo)?

Secondo quanto anticipato dal Corriere della Sera, il Comitato tecnico scientifico avrebbe concesso il via libera all'apertura serale dei ristoranti in zona gialla e a pranzo in zona arancione a partire dal 5 marzo, sia pur con alcune restrizioni (mascherine obbligatorie quando si sta in piedi, distanziamento di un metro tra i tavoli, quattro commensali al massimo al tavolo se non si tratta di conviventi). Niente buffet e carte da gioco e giornali vietati nei bar. Ora la decisione dovrà essere politica e per questo si attende l'ok da parte del governo. L'ipotesi è stata smentita dal Cts.

I ristoranti aperti di sera fino alle 22 in zona gialla? Smentito l'ok del Cts

Le proteste dei ristoratori

L'ultima protesta è andata in scena mercoledì scorso, quando ristoratori, baristi, proprietari di locali e titolari di palestre sono partiti dalla Brianza alla volta di Milano, con gli annunci funebri sulle auto in corteo, per far sentire ancora la propria voce e chiedere di poter tornare a lavorare. Duecento adesioni all'incirca con una trentina di auto in corteo che hanno viaggiato tra le corsie, accompagnate dalle forze dell'ordine a chiudere la serie. Il 21 gennaio scorso, invece, i titolari di bar e ristoranti avevano sfilato sotto il Pirellone con bare e manifesti a rappresentare la morte dei loro locali. "Ormai siamo morti viventi - avevano spiegato -. Lo prendiamo in quel posto indipendentemente dal fatto che siamo zona rossa, arancione o gialla. Avevamo investito soldi per mettere i nostri locali in sicurezza perché ci era stato detto che era necessario, invece ora siamo chiusi da mesi e le nostre attività stanno agonizzando. Ancora qualche mese e saremo morti del tutto".

Le regole su ristoranti e bar nelle regioni in zona gialla

Oggi il report numero 38 dell'Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute sull'emergenza coronavirus nelle regioni italiane sarà la base per le decisioni della Cabina di regia "Benessere Italia" sulla zona rossa, arancione e gialla e dell'ordinanza, oppure sulla "liberazione" senza rinnovi delle restrizioni maggiori, del ministero della Salute. Al momento, secondo le misure restrittive introdotte dal decreto-legge 14 gennaio 2021, n. 2, e dal Dpcm del 14 gennaio 2021, nelle regioni in zona gialla è possibile consumare cibi e bevande all’interno dei bar, dei ristoranti e delle altre attività di ristorazione, dalle 5.00 alle 18.00. Negli stessi orari è consentita senza restrizioni la vendita con asporto di cibi e bevande.

La vendita con asporto è possibile anche dalle 18.00 alle 22.00, ma è vietata in tali orari ai soggetti che svolgono come attività prevalente quella di bar senza cucina (e altri esercizi simili - codice ATECO 56.3) o commercio al dettaglio di bevande (codice ATECO 47.25). La consegna a domicilio è consentita senza limiti di orario, ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti. Nelle aree o negli orari in cui è sospeso il consumo di cibi e bevande all’interno dei locali, l'ingresso e la permanenza negli stessi da parte dei clienti sono consentiti esclusivamente per il tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio. Non sono comunque consentiti gli assembramenti né il consumo in prossimità dei locali.

Il ristorante pieno a cena contro il Dpcm: urla (e insulti) dai clienti senza mascherina

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