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Lunedì, 24 Giugno 2024
Il paradosso

Un paese di ereditieri: perché il patrimonio lasciato da Berlusconi è (quasi) esentasse

I figli, la compagna, gli amici e i familiari di Silvio Berlusconi pagheranno per l'eredità aliquote molto basse, grazie a uno dei grandi cavalli di battaglia politici della destra italiana

È sicuramente il testamento più famoso d'Italia. Dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, l'interesse per il patrimonio di uno degli uomini più ricchi d'Italia è diventato il tema del momento. Un'affaire che ha travalicato il perimetro familiare e politico per imporsi come il frammento di una vera e propria "Dynasty" italiana con colpi di scena, polemiche e immancabili voci di corridoio.

Cosa c'è nel testamento di Silvio Berlusconi

E se in molti sono rimasti stupiti dal lascito di 100 milioni di euro a Marta Fascina, o di 30 a Marcello dell'Utri, amico e compagno di partito e di affari, a molti è sfuggito un aspetto fondamentale. I figli, la compagna e gli amici del leader di Forza Italia dovranno pagare sui soldi e i beni dell'eredità una tassazione molto esigua per una serie di riforme che hanno eroso le aliquote e le hanno rese tra le più basse d'Europa.

La lunga battaglia della destra sulle eredità 

L'imposta sulle successioni e sulle donazioni venne ridotta sensibilmente nel 2000 dal Governo Amato. Fino ad allora era stata costituita da scaglioni molto simili a quelli Irpef che crescevano con l'aumento dell'importo e arrivavano fino al 33% nel caso di grandi patrimoni e di donazioni verso terzi (è il caso di Marcello dell'Utri e Marta Fascina).

Nel 2001 è lo stesso Governo Berlusconi ad abolire ogni tipo di imposta sulle successioni: l'Italia diventava così un vero e proprio paradiso fiscale per le eredità.

Così i più ricchi pagano già meno tasse

Del resto la misura era da sempre uno dei punti chiave dei programmi di Forza Italia con i suoi esponenti che descrivevano questo tipo di imposta come "un'aggressione ai patrimoni degli italiani". Erano gli anni del "meno tasse per tutti" e la legge venne abrogata nei primi 100 giorni di governo: una vera e propria priorità. La narrazione era quella classica del ventennio berlusconiano: la libertà contro lo spettro del "comunismo" e a poco valevano le evidenze che questo tipo di imposte fossero in vigore anche in Paesi a storica tradizione liberale, come gli Stati Uniti, ad esempio.

Berlusconi_post

Lo stesso Berlusconi riaffermava nel 2018: "E' discutibile che uno Stato possa intervenire sulla creazione di ricchezza, ma il fatto che lo Stato voglia portarti via la metà di quel che un padre e una madre hanno messo via, con sacrifici, per i figli, lo considero immorale e inaccettabile". L'evidenza è che la tassa di successione è sempre stata  "immorale" per la destra italiana e i suoi leader continuano ancora ad avversarla ferocemente.

In Italia fu ristabilita, dopo l'abolizione del 2001, dal governo Prodi. Era il 2006 e le aliquote furono fissate a percentuali molto basse. Le stesse di cui oggi hanno usufruito i figli e gli eredi dell'ex leader di Forza Italia.

Quante tasse pagheranno gli eredi di Berlusconi?

Andiamo per ordine. Per la legge italiana i discendenti diretti pagano sulle imposte di successione un'imposta del 4%, i parenti fino al quarto grado del 6%, gli altri beneficiari (senza vincolo di parentela) dell'8%. Il primo caso è quello dei figli dell'ex premier, il secondo quello del fratello Paolo, il terzo quello dell'ex compagna Marta Fascina o di Marcello dell'Utri.

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Ma non è tutto: i figli di Berlusconi non pagheranno nulla sul 62,1% di Fininvest ereditato dal padre. In Italia infatti le imposte di successione non si pagano se i figli si impegnano a portare avanti l'attività economica dei genitori. Il che è anche una delle ragioni per le quali né Marina, né Piersilvio, sono disposti a mollare (al momento) l'azienda di famiglia. 

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Il paradosso è che Marcello Dell'Utri e Marta Fascina pagheranno rispettivamente qualcosa come 2,4 milioni di euro e 8 milioni di euro di tasse. Come evidenziato dal quotidiano Domani dal patrimonio di Silvio Berluconi, lo stato italiano acquisirà fiscalmente qualcosa come 100 milioni di euro, l'equivalente da quanto ereditato dall'ex compagna. Il tutto per una fiscalità risibile su questo tipo di transazioni: negli Stati Uniti l'aliquota media sarebbe stata invece del 40%. 

L'Italia è da anni un paradiso per le imposte di successione

La premessa è che in Italia, per patrimoni inferiori a un milione di euro, i discendenti diretti (vale a dire i figli), non pagano al momento alcuna imposta di successione. Tradotto nel nostro caso: per i figli di Berlusconi, almeno un milione di euro a testa sarà sostanzialmente esentasse. Per importi superiori scatta il 4% che rimane, comunque, una delle aliquote più basse del mondo. Una percentuale che ci allinea con Paesi dove questo tipo di imposta non esiste affatto come Singapore, Macao, ma anche Canada, Nuova Zelanda o Portogallo. Nella maggior parte dei paesi del mondo occidentale le imposte di successione sono invece un importante leva di distribuzione della ricchezza e sono ampiamente progressive: non si paga nulla al di sotto di una determinata soglia di patrimonio, mentre le aliquote crescono vertiginosamente al salire del lascito testamentario.

Negli Stati Uniti variano dallo 0% per i piccoli patrimoni fino al 40% per quelli più grandi. Discorso analogo per Spagna (0-34%) o Regno Unito (0-40%). In Francia, ad esempio, fino a 8mila euro di eredità si paga il 5%, sopra al milione e ottocentomila euro ereditati, la percentuale sale al 45%. La ratio è quella della redistribuzione dei patrimoni dei più ricchi e della progressività fiscale: l'aliquota cresce in funzione dell'imposta da pagare. In Italia sui patrimoni ereditati è invece in vigore una sorta di Flat Tax molto vantaggiosa per i più ricchi e molto meno per chi ha di meno. 

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E tra gli ultimi appelli a innalzare questo tipo di tassazione per sostenere la crescita c'è quello dell'Ocse (L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo europeo) che nel post-pandemia aveva individuato in queste imposte uno dei possibili asset per sostenere la ripresa economica.  Per l'organizzazione di base a Parigi le imposte su eredità e successioni, che al momento ammontano appena allo 0.5% delle entrate fiscali nei 36 paesi più industrializzati, potrebbero costituire un argine contro la crescente disuguaglianza economica. Del resto,secondo Oxfam, il 5% dei nostri connazionali più ricchi detiene circa il 41% della ricchezza italiana. Percentuali molto simili si incontrano in tutti i paesi mondiali e la polarizzazione tra ricchi e poveri continua a crescere. 

Ma il discorso dell'Ocse è anche generazionale. L'evidenza è che i cosidetti "boomer" hanno accumulato nel corso della loro vita una ricchezza che le generazioni successive possono solo contemplare. Redistribuire parte di queste risorse alla collettività, puntando ad esempio sulla diminuzione delle tasse sul lavoro o il rinforzamento del Welfare, potrebbe costituire un volano per la crescita e il benessere sociale. Il punto è però che, almeno in Italia, queste tasse sono da anni terreno di scontro ideologico feroce. E che oltre alla battaglia legislativa esiste anche una battaglia culturale che la destra sembra aver vinto da molto tempo.

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