Domenica, 28 Febbraio 2021

Coronavirus, aumentano i contagi ma c'è una buona notizia

L'impennata di nuovi casi giornalieri registrata nell'ultima settimana è preoccupante, ma nello stesso lasso di tempo sono diminuiti i pazienti ricoverati in terapia intensiva. Inoltre, in confronto a marzo, il tasso di occupazione è migliorato in tutte le regioni 

Foto di repertorio

Nell'ultima settimana i nuovi casi di coronavirus in Italia sono tornati a crescere in maniera esponenziale, con il Governo che è dovuto correre ai ripari, introducendo nuovamente alcune misure restrittive. Nel mese di settembre i contagi giornalieri erano stati sempre al di sotto dei duemila, ma con l'inizio di ottobre l'impennata è stata più rapida: oltre 2.500 nuovi casi nei primi giorni del mese, fino agli ultimi due bollettini, decisamente più alti. Mercoledì 7 ottobre i contagi sono stati 3678, mentre ieri hanno superato quota quattromila (4458 per le precisione). 

Coronavirus, aumentano i contagi ma migliorano le terapie intensive

In uno scenario del genere, in cui i contagi continuano ad aumentare di giorno in giorno, c'è però anche una buona notizia, che non dovrebbe passare in sordina. Nell'ultima settimana è sceso il numero dei pazienti in terapia intensiva, con il rapporto con i ricoverati totali che si attesta in media al 6,55% rispetto all'8,17% della scorsa settimana. È il dato incoraggiante contenuto nell'ultimo  rapporto dell'Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari (Altems) dell'Università Cattolica, campus di Roma. 

Ricoverati in terapia intensiva: i dati dalle regioni

La Toscana rappresenta la regione che attualmente registra il rapporto più elevato (19%), mentre Friuli Venezia Giulia e Marche si attestano al 17%. Seguono Sardegna con il 13% e Lombardia all'11%, mentre più distanziato è il Lazio con il 5%. Dal report settimanale - curato da economisti ed aziendalisti sanitari, medici di sanità pubblica, ingegneri informatici, psicologi e statistici - risulta inoltre che il tasso di saturazione medio delle terapie intensive (ovvero la quota parte dei posti letto mediamente occupati in un determinato periodo sul totale di quelli a disposizione, ndr) sull'intera penisola è del 6,6%. Quest'ultimo risulta aumentato rispetto al monitoraggio della settimana precedente, maggiormente in Valle d'Aosta (+5,6%), Umbria (+3,9%) e Campania (+3,1%). Al contrario, è possibile apprezzare un decremento del numero di ricoverati in terapia intensiva in Molise (-2,3%), Molise (-1,2%) e Veneto (-0,7%).

Terapie intensive, il confronto con marzo

Inoltre - da un confronto dei livelli di occupazione dei posti letto di terapia intensiva alla data del 20 marzo, quando l'Italia viveva il picco dell'epidemia - risulta (alla data del 6 ottobre) un valore "ben lontano dai livelli di marzo nella maggior parte delle regioni, probabilmente grazie anche all'incremento dei posti letto".

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Il report cita ad esempio la Lombardia e le Marche: entrambe durante la fase più critica dell'emergenza viaggiavano con tassi di occupazione superiori al 100% mentre ad oggi si attestano rispettivamente al 3 e al 2%. Infatti, il valore medio italiano a marzo era del 52% mentre oggi si ferma al 4%. Tuttavia - evidenzia Altems - è interessante notare che Campania (12% vs 9%), Lazio (8% vs 6%) e Sardegna (11% vs 8%) sono le uniche Regioni che registrano tassi odierni di saturazioni molto vicini a quelli, seppur modesti, raggiunti durante il picco della fase emergenziale.

"Il tasso di saturazione dei posti letto di terapia intensiva continua a crescere, seppur con percentuali molto basse", sottolinea Americo Cicchetti, professore ordinario di Organizzazione aziendale presso la facoltà di Economia dell'università Cattolica del Sacro Cuore. "Per il momento non dobbiamo preoccuparci - avverte - perché nella maggior parte delle Regioni, il tasso di saturazione è ben lontano dai livelli di marzo 2020".

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